Attualità – 22 gennaio 2024
Stiamo bruciando e stiamo affogando - La montagna nell’antropocene
Antropocene è il nome dell’epoca geologica che stiamo vivendo. La definizione si deve al premio Nobel Paul Crutzen e sta ad indicare questo: il tempo in cui “l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana, con particolare riferimento all’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera”. Oggi, qui, viviamo nel cuore dell’antropocene.
Infatti, zone montane come la nostra sono hot-spot climatici, ovvero aree in cui i cambiamenti climatici sono amplificati, dove gli eventi climatici estremi raggiungono intensità e pericolosità sempre più preoccupanti e inaudite. Il nostro territorio risponde più velocemente ai cambiamenti climatici e anche per questo, se altrove si continua a fingere che la crisi climatica non esista, se non peggio a negarla, almeno da qui cerchiamo di impegnare tanto la politica quanto tutta la società civile ad affrontarla.
Anzitutto dobbiamo smettere di chiamare “cambiamento climatico” qualcosa che in realtà è molto più grande. Va chiamato con il suo nome: crisi climatica. Non un fatto tra i fatti, circoscritto ad un ambito della realtà ambientale o ad una determinata area geografica. La crisi climatica è un fatto sociale globale, che si rivela nell’aumento degli eventi estremi in tutto il mondo, nelle crisi economiche e migratorie.
I dati esposti da Carlo Barbante, nel corso di un convegno sul clima svoltosi a Feltre lo scorso venerdì, sono drammatici. La temperatura del Pianeta sta aumentando sempre più: +1.2 gradi nell’ultimo secolo, in maniera non uniforme lungo il globo. Artico, Antartico e Mediterraneo triplicano il passo rispetto alla media di una pianeta in allarmante surriscaldamento. La nostra casa brucia. Non c’è dubbio alcuno che l’aumento delle temperature sia dovuto all’effetto antropico, quindi alle emissioni di gas serra di cui maggiori colpevoli sono i combustibili fossili. L’accelerazione che stiamo dando al surriscaldamento globale è esiziale. Ancora, in cifre, la concentrazione di gas nell’atmosfera e la temperatura media globale si avvicinano ai valori di 60 milioni di anni fa. Un problema enorme: stiamo accelerando un processo che su scala naturale impiegherebbe milioni di anni.
Analizzando i grafici delle temperature degli ultimi 2mila anni, si nota subito un’impennata, (la cosiddetta “mazza da hockey”), ovvero il cambiamento climatico repentino degli ultimi 100-150 anni. I modelli climatici provano che la causa di tutto ciò è l’uomo. Essi riescono a riprodurre e prevedere le temperature del pianeta, istruiti con dati legati alla radiazione solare, polveri e concentrazione di gas serra in atmosfera. Il livello di anidride carbonica nell’atmosfera è la più alta negli ultimi 2 milioni di anni. Ricostruendo la percentuale di gas nelle calotte di ghiaccio artico si possono ricostruire le temperature e la concentrazione di gas serra di migliaia di anni fa. Da questi dati emerge che negli ultimi 200 anni l’anidride carbonica è fuori controllo e ci sta portando allo sbilanciamento d’ogni equilibrio.
Ripetiamo: le evidenze scientifiche dei modelli dimostrano indiscutibilmente che è colpa dell’uomo.
Di nuovo: la nostra casa sta bruciando.
L’aumento della temperatura porta allo scioglimento dei ghiacciai. La Groenlandia sta perdendo massa a una velocità spaventosa. I dati messi a tema da Barbante sono drammaticamente autoevidenti: lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia getta nell’Atlantico settentrionale 280 miliardi di tonnellate di acqua all’anno, facendo salire di 1mm il livello del mare. Per tradurre un numero così grande e comprendere la fusione della Groenlandia, basti pensare che è come se 420 piscine olimpioniche venissero riempite ogni minuto e rovesciate negli oceani. Il livello del medio mare è in continua crescita: nel 1900 si registra +2mm all’anno; la decade che va dal 1993 al 2002 + 2.3; dal 2003 al 2012 + 3.3; dal 2013 al 2022 quasi +5. Un valore non lineare ed in importante aumento. Stiamo andando sott’acqua.
La nostra casa brucia e noi andiamo sott’acqua, mentre conseguentemente gli eventi estremi aumentano sempre più (per i dati sugli eventi estremi del 2023 nella sola Italia rimandiamo a: https://ilpanfilofeltre.it/il-clima-da-bollino-rosso-in-italia-nel-2023-il-bilancio-di-legambiente/). A questi eventi estremi dobbiamo abituarci, tanto più noi che viviamo in un hot-spot climatico.
Che fare? La ricetta rimane la stessa, cambia solo una cosa: abbiamo sempre meno tempo per cambiare le cose. Si tratta di una sfida epocale che i paesi più ricchi devono condurre in maniera decisa, e soprattutto tramite una transizione equa. Bisogna diminuire le emissioni di gas serra, arrivare nel 2055 alla neutralità carbonica, dimezzando ad ogni decade e le emissioni di gas serra. È ancora fattibile, perché gli strumenti ci sono: l’elettrificazione in tutti i settori, le rinnovabili, l’affrancamento dai combustibili fossili, una concezione diversa di mobilità.
Qui gli eventi climatici estremi sono più devastanti e frequenti che altrove. Qui stiamo bruciando e stiamo annegando. Altro che “green ma senza stress”.
