Attualità – 8 ottobre 2023
Il clima da bollino rosso in Italia nel 2023 - Il bilancio di Legambiente
Per provare a fare qualcosa nel 2024 per aiutare il nostro pianeta, cerchiamo anzitutto di capire cos’è successo nel 2023.
A fine dicembre è arrivato il consueto bilancio sul clima in Italia, realizzato dall’Osservatorio Città Clima Legambiente insieme al Gruppo Unipol. Il quadro complessivamente stilato raffigura un anno decisamente da bollino rosso, accelerato dalla crisi climatica.
Il dato che immediatamente salta all’occhio è che nel 2023 in Italia si sono verificati 378 eventi metereologici estremi, invero il 22% in più rispetto all’anno precedente. Sono state raggiunte temperature eccezionalmente alte, tant’è vero che lo zero termico sulle Alpi ha raggiunto quota 5.328 metri, con i ghiacciai in progressivo arretramento. A ciò vanno aggiunte frane, alluvioni, mareggiate e grandinate. Alluvioni e temperature record sono stati i due fenomeni più rilevanti, tra cui spiccano drammaticamente le due alluvioni ravvicinate in Emilia-Romagna, con un bilancio di 18 vittime. Ma non si dimentichi che negli stessi giorni anche le province di Pesaro-Urbino e Ancona venivano (nuovamente) sconvolte dall’alluvione, come anche che in estate grandinate e violente raffiche di vento hanno colpito il Veneto ed il Friuli. Specificamente, il 19 luglio 52 grandinate hanno distrutto intere produzioni di grano, vigneti frutta ed ortaggi, oltre ad aver fatto registrare 110 feriti. Ancora il vento, stavolta in Lombardia, il 24 e 25 luglio ha raggiunto i 100 km/h determinando danni per oltre 41 milioni di euro, frane e la morte di due persone. In autunno, ancora in Lombardia, il Seveso è esondato a Milano il 31 ottobre, mentre a novembre è toccato alla Toscana fare i conti con l’alluvione. In provincia di Prato, Firenze e Pistoia le vittime sono state 5 e i danni hanno sfiorato i 2 miliardi di euro.
L’area più colpita del Paese è il Nord (210 eventi metereologici estremi), seguito dal centro con 98 ed il sud con 70. Le regioni più colpite sono state Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana; le provincie che hanno vissuto i drammi più importanti sono state Ravenna, Roma e Milano, mentre tra le città, oltre che ancora Roma e Milano, Fiumicino, Palermo e Prato.
Secondo il report, tra i disastri estremi, alluvioni ed esondazioni sono aumentate del 170% rispetto allo scorso anno e le temperature record nelle aree urbane rilevano un aumento del 150% sempre rispetto al ’22. Aumentano anche frane da piogge (+64%), mareggiate (+44%), danni da grandine ed allagamenti (rispettivamente +34,5% e +12,4%). Nel dettaglio, Legambiente segnala: 118 casi di allagamenti da piogge intense; 82 eventi in cui trombe d’aria e raffiche di vento hanno causato danni ingenti; 39 casi di danni da grandinate; 35 esondazioni fluviali che determinato danni importanti; 26 danni da mareggiate; 21 danni da siccità prolungata; 20 casi di temperature estreme in città; 18 casi di frane causate da piogge intense; 16 eventi con danni alle infrastrutture e 3 eventi con impatti sul patrimonio storico.
La Lombardia è la regione italiana che ha sofferto maggiormente gli eventi estremi, contandone ben 62 eventi che hanno provocato danni. Nel solo mese di luglio la Lombardia è stata colpita da ben 28 eventi, con due vittime. Segue l’Emilia-Romagna, sconvolta dall’alluvione, con 59, Toscana con 44, Lazio 30, Piemonte 27 ed il nostro Veneto con 24. L provincia più colpita è Roma (25) seguita da Ravenna e Milano.
È appena trascorso un Natale caldo, senza neve sui monti, anche qui a Feltre. Abbiamo tutti sotto gli occhi o ben in mente molte piste da sci: una striscia bianca di neve artificiale, in mezzo al verde o al marrone del bosco. Il 2023 è stato l’anno, o meglio l’ennesimo anno, di temperature record, come rilevato dal servizio europeo sul cambiamento climatico di Copernicus (C3s). A novembre, la temperatura media globale si attesta a 14,22 gradi centigradi, superiore di 0,32°C al record precedente del novembre 2020. Quanto all’Italia nel 2023 si sono registrate temperature record nelle città dell’Emilia-Romagna, della Toscana e del Lazio nonché, ovviamente di Sardegna e Sicilia. Ciò che va sottolineato è che l’aumento delle temperature, sino a raggiungere la soglia del record, non riguarda solamente l’estate, bensì anche l’autunno, come testimonia la stazione metereologica di Firenze Peretola che il 1° ottobre ha registrato ben 33 gradi, oltre 10 gradi sopra la media del periodo.
Numeri importanti, autoevidenti e che vanno riportati per esteso, per comprendere il cambiamento climatico che non può più essere in alcun modo negato.
Che fare?
Di fronte alla tragedia climatica, secondo Legambiente l’Italia «è in grave ritardo nella lotta alla crisi climatica, rincorre le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione che permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse spese per riparare i danni. Subito l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e lo stanziamento delle risorse per attuarlo, assenti nella legge di bilancio in via di approvazione».
L’Italia, infatti, è ancora senza un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti climatici. Proprio l’Italia, proprio il Paese con questi dati sul clima e gli eventi estremi. Quasi un paradosso, se non fosse invece un tragico ritardo. Continuiamo a rincorrere le emergenze senza invece prevenirle, o almeno fare in modo di limitare i danni. Insomma, senza una chiara strategia. Per legambiente, 3 sono i pilastri fondamentali: un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici da approvare senza più ulteriori ritardi, stanziando adeguate risorse economiche di attuazione; una legge contro il consumo di suolo (oltre 11 anni fa l’inizio del primo iter legislativo, ma ancora non è stata promulgata legge alcuna) e per la rigenerazione urbana; superare la logica dell’emergenza agendo invece sulla prevenzione. La prevenzione, sempre secondo il bilancio dell’associazione ambientalista, permetterebbe di risparmiare il 75% delle risorse spese per riparare i danni, a riprova, ancora una volta, che non affrontare il tema dell’emergenza climatica provoca costi finanziari ancora e sempre più ingenti. Ad esempio, solo per i danni delle alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana, sono stati sborsati 11 miliardi di euro. Se non bastasse, una ricerca commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, ben evidenziata nel rapporto di Legambiente, ha rilevato che solo nell’ultimo anno circa 5 milioni di italiani hanno subito danni alla propria abitazione causati da calamità naturali e/o maltempo.
Il nostro Paese è tra i più esposti d’Europa al cambiamento climatico, ai danni del maltempo e degli eventi metereologici estremi. Ed è tra i più fragili, non solo per le caratteristiche naturali, ma anche perché continuiamo a rincorre gli eventi, senza far nulla per prevenirli o prevenirne i danni.
“L’urgenza di intervenire è ormai sotto gli occhi di tutti,
Connessa alla lotta alla crisi climatica, la sfida per il nostro Paese è anzitutto la mitigazione del rischio idrogeologico. Come ottenerla? Secondo Legambiente «integrando la restituzione dello spazio ai fiumi, agendo su delocalizzazioni, desigillatura di suoli impermeabilizzati, rinaturazione delle aree alluvionali, azzerando il consumo di suolo e non concedendo nuove licenze per edificazioni in aree prossime ai corsi d’acqua».
L’urgenza di intervenire è sotto gli occhi di tutti. Auguriamoci che sia l’anno buono per farlo.
