Attualità – 22 gennaio 2024
Salute oltre la città - Sulla sanità di montagna
È sempre più difficile vivere in montagna. Tra i tanti motivi vi è lo stato di salute della sanità di montagna, l’accesso alle cure ed ai servizi. Molti scappano di qui anche per questo e così la provincia ed i territori interni si svuotano sempre più. Ad aggravare la situazione il saldo demografico negativo. Interessante, inoltre, che la curva demografica della provincia di Belluno anticipi precisamente di 10 anni la curva demografica della regione Veneto e nazionale. Tradotto: l’inverno demografico in provincia di Belluno è iniziato almeno 10 anni prima che in Italia. Siamo sempre meno, ed aggiungiamoci infine anche l’analisi dei dati di mortalità. Il Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto rileva un eccesso di mortalità globale per la provincia di Belluno e ancor più alta nelle “terre alte”; il tasso di suicidi nell’ULSS 1 è del 50% superiore alla media regionale.
Per questo valgono poco le narrazioni entusiastiche della nostra Provincia e della nostra sanità di montagna, e questi dati devono farci riflettere ed agire. A Feltre, un’occasione per farlo, c’è stata.
Lo scorso venerdì si è tenuto l’interessante convegno “Salute oltre la città. Soluzioni innovative per la sanità di montagna”, che ha fatto molto scalpore sui giornali, essendo intervenuta a riguardo anche l’assessore regionale Lanzarin. Molti i temi trattati e ancor più gli spunti di riflessione, commento e dibattito. Per questo abbiamo pensato ad una serie di articoli, a cadenza settimanale o bisettimanale, che ne riprendano i temi o le problematiche rilevate dagli esperti.
Iniziamo da questa settimana, riportando alcuni punti chiave presenti nel comunicato ufficiale dell’ULSS 1 Dolomiti in relazione al convegno. Partiamo da qui.
Il comunicato inizia mettendo in evidenza i problemi in quanto alle disuguaglianze nell’accesso ai servizi, autentica croce della sanità montana. Si legge:
«In quarantacinque anni di SSN, l’Italia nella sanità ha raggiunto risultati giudicati eccellenti a livello internazionale, ma la sua evoluzione nasconde luci e ombre.
In particolare, seppure il principio di equità nel nostro SSN costituisca presupposto ineludibile per la coesione sociale e spinga a contrastare le conseguenze che le disuguaglianze sociali hanno sulla salute, permangono differenze significative nella salute e nell’accesso ai servizi».
Nel convegno, il concetto di equità viene declinato secondo tre livelli, «di impegno progressivamente crescente: 1. Eguaglianza delle risorse; 2. Eguaglianza nell’acceso ai servizi/prestazioni.; 3. Eguaglianza nei risultati di salute». Il secondo punto per le aree montane come la nostra sembra il punto dirimente:
«Quando parliamo di “aree interne”, parliamo di territori del nostro paese caratterizzate da un’importante distanza dai servizi essenziali, in particolare l’offerta scolastica i servizi sanitari e il collegamento alle reti ferroviarie e stradali principali.
Sono comuni piccoli, che però costituiscono i 3/5 dei comuni italiani, dove abita poco meno di un quarto della popolazione nazionale.
Sono territori nei quali si declina il tema della sostenibilità e che, in particolare, sfidano l’equilibrio fra sostenibilità del sistema sanitario e garanzia dell’equità di accesso ai servizi.
Questi territori, lontani dai grandi hub ospedalieri, richiedono la capacità, da parte delle Regioni e delle Aziende Sanitarie, di garantire risposte alle comunità che ci vivono».
Per quanto riguarda le aree montane, 25 anni fa il Ministero della Salute ne riconosceva la specificità, con la “Carta di Feltre”. In questo senso, prosegue il comunicato, «invitava le regioni a sviluppare l’assistenza territoriale, a sperimentare nuove forme di integrazione fra ospedale e territorio e a prevedere parametri differenziali per le aziende sanitarie che operano in montagna, sia nella programmazione dei servizi, sia nelle dotazioni finanziarie». Sono passati 25 anni dalla Carta di Feltre, e ora? Quant’è stato fatto? Cosa fare per garantire la possibilità di continuare a vivere e lavorare in montagna? Il comunicato risponde facendo leva sulla necessità di nuovi modelli innovativi ed in grado di elevare veramente le diverse realtà che operano nel territorio, ovvero (i corsivi sono nostri):
«In questo senso la Medicina Generale dovrà assumere nuovi compiti e nuove responsabilità, acquisendola reale capacità di essere gestore della cronicità e della non autosufficienza, rendendosi capace, da un lato di coordinare l’attività infermieristica domiciliare, dall’altro di interagire, in modo strutturato, con tutta la rete dei servizi presenti nel territorio, come i Centri Servizio, che devono superare la logica della mera “custodia” e le farmacie, che devono evolvere verso una vera “farmacia dei servizi”, capace di integrarsi con la Medicina Generale anche nella gestione della cronicità e della non autosufficienza, vera “epidemia” nei nostri territori.
Un ruolo fondamentale, in questo percorso, è rivestito dall’”e-health”, nella forme della telemedicina, del teleconsulto, della teleassistenza ed, in prospettiva, dell’intelligenza artificiale, che consentiranno di annullare le distanze, portando anche nella aree più estreme know-how e risposte assistenziali. Questo percorso richiede importanti investimenti, in termini strutturali, per la necessità di superare il “digital divide”.
L’altro grande tema che va affrontato, perché oltremodo sentito dalle comunità, è quello della gestione dell’emergenza/urgenza, anche in relazione a un potenziamento stagionale dei servizi in relazione ai flussi turistici o ai grandi eventi».
Ci riserviamo di commentare e analizzare questi assunti in un secondo momento.
Il comunicato conclude sulla necessità di mettere mano ad un problema che probabilmente i nostri boschi e le nostre montagne stanno ascoltando da secoli, senza aver ancora visto nulla: «la viabilità ed i collegamenti con i centri maggiori». Insomma, i problemi ci sono e sono tanti. Alcuni durano da secoli, per altri forse lo sviluppo della tecnologia potrebbe dare una grossa mano.
Intanto, l’importanza di questo convegno può riassumersi così: non raccontiamoci che va tutto bene ma lavoriamo a soluzioni innovative. E, come conclude il comunicato in lettere maiuscole:
NON SI CHIUDE ALCUN OSPEDALE
Andrà così?
