Valle del Vanoi, 2023
Attualità – 2 ottobre 2023
Van-Jont. Storia di una incredibile ricorrenza
Tutti sanno cosa è successo il 9 ottobre 1963. Una grande frana si staccò dal monte Toc precipitando, ad una velocità di oltre 100 km orari, nell’invaso artificiale creato con la diga del Vajont. L’enorme massa franosa, calata nel lago, provocò onde gigantesche, alte circa 250 metri. L’esito finale è tristemente arcinoto: quasi 2000 morti e centinaia di dispersi.
Se nel bellunese la tragedia del Vajont è, come detto, piuttosto conosciuta, non si può dire altrettanto in altre parti d’Italia. Fuori dai confini territoriali, infatti, la vicenda viene spesso storpiata. Quante volte abbiamo sentito parlare – evidentemente a sproposito – di crollo della diga, tanto per fare un esempio. Eppure, stiamo parlando della seconda tra le tragedie in Italia per numero di vittime e soprattutto di un avvenimento che nel 2008, 45 anni dopo l’evento, venne indicato, in sede ONU, come caso esemplare di disastro evitabile; il peggiore del genere verificatosi in Europa e uno dei più gravi al mondo.
Ma cosa vuol dire oggi, a sessant’anni di distanza, ricordare il Vajont? La risposta a questa domanda è senz’altro complessa. Ben vengano gli eventi a teatro con Paolini, per carità. Benissimo le visite istituzionali, prima fra tutte quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ottimi i libri, le analisi nuove, i romanzi ecc. Un po’ meno bene, forse, cose un po’ più improvvisate, fatte giusto perché si devono fare e in contesti anche discutibili: cornici-installazioni che inquadrano la diga da distante, quasi fosse un’area selfie; minuti di silenzio prima delle partite con tanto di sorrisoni per immortalare il momento in vista, l’indomani, di una fotonotizia in un quotidiano locale o in una pagina instagram.
Ma siamo sicuri, oggi, di non commettere gli stessi errori di sessant’anni fa?
Per rispondere al quesito, la vicenda della “diga del Vanoi” ci viene in soccorso.Stiamo parlando del “Progetto Vanoi”, la cui assonanza semantica con il ‘Progetto Vajont” è, già di per sé, abbastanza inquietante.
Tutto (ri)nasce nel 2022, in piena emergenza siccità1. La Regione Veneto decide di accelerare un progetto che era già stato indicato tra quelli da finanziare, nel 2020, con il piano Recovery2. Il 2 agosto 2022, in piena crisi idrica, il Consiglio Regionale del Veneto ha infatti approvato all’unanimità una mozione in cui si chiedeva alla Giunta di sostenere la realizzazione di una diga alta 116 metri e del relativo invaso (33 milioni di metri cubi d’acqua) nella valle del Vanoi Il progetto consentirebbe, secondo gli estensori del documento, di risolvere tutto il problema siccità lungo l’asta del Brenta. Ma dove dovrebbe sorgere di preciso questa diga? Parliamo appunto della Valle del torrente Vanoi, affluente del Cismon, fiume che a sua volta confluisce nel Brenta. Una valle selvaggia, sostanzialmente disabitata e quindi – nella logica dei proponenti – perfetta per farci un bell’invaso. Una spalla della diga, e una piccola parte del lago, sorgerebbe in Provincia di Belluno, in territorio del Comune di Lamon; l’altra spalla e la gran parte del lago artificiale sarebbe invece in Provincia di Trento, nei comuni di Cinte Tesino e Canal San Bovo.
A prima vista, il documento è rassicurante. Lo citiamo testualmente: Lo studio di fattibilità, messo a disposizione anche dell’Autorità di bacino, si è sviluppato con documentate relazioni: idrologica, idraulica, geologica ed idrogeologica, con relativa cartografia. Dall’indagine è emersa la fattibilità di un serbatoio di invaso pari a circa 33 milioni di metri cubi. In particolare la sezione in cui collocare l’opera è stata valutata come idonea e sufficientemente stabile dal punto di vista geologico3.
Dunque nessun problema. La diga, per la Regione del Veneto, si può fare. Lo studio di fattibilità valuta la zona idonea dal punto di vista idrogeologico. Al massimo si lamenterà qualche ambientalista, sorgeranno comunque i soliti comitatini del no – avrà pensato qualcuno – ma se il risultato finale garantisce un sufficiente approvvigionamento idrico a scopi agricoli della piana del Brenta, la diga s’ha da fare.
Il consorzio di Bonifica del Brenta, con pieno mandato della Regione Veneto, è quindi andato avanti. A fine del 2022, lo stesso Consorzio aveva già appaltato la progettazione definitivo-escutiva dell’opera, dopo aver ricevuto un cospicuo finanziamento, circa 1,5 milioni di euro, dal Ministero delle Politiche Agricole4.
arte la grancassa! I comuni dell’asta del Brenta approvano in massa un ordine del giorno fotocopia a quello approvato in Consiglio Regionale. Il 4 maggio 2023 Zaia stesso dichiara di aver trasmesso l’elenco di opere di urgente realizzazione per il contrasto della scarsità idrica al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT). In questo elenco le opere individuate sono sei e quella che prevede la realizzazione della Diga del Vanoi è inserita al primo posto con una richiesta di finanziamento di 150.000.000,00 €5.
Tutto, dunque, procede a gonfie vele fino a quando qualcuno non decide di rimettersi a praticare un’antica usanza, ormai desueta: mettersi a leggere le carte. Così facendo ci si accorge di una cosa: il famoso studio idrogeologico citato nel documento approvato in Regione – secondo il quale va tutto bene – non è esattamente aggiornatissimo, tanto che è scritto ancora a macchina. La data ci rimanda al 1985. Emerge poi in questo momento (maggio-giugno 2023) un altro protagonista della vicenda: la Provincia di Trento. I Trentini dicono infatti di apprendere solo dalla stampa della volontà del Consorzio (e della Regione del Veneto) di costruire una diga in territorio prevalentemente trentino. “Non c’avete nemmeno chiesto il permesso”, dicono, in sostanza dalla Provincia Autonoma di Trento.
Il vicepresidente trentino Mario Tonina scrive ai suoi omologhi veneti Bottacin e Caner, specificando che l’ente che rappresenta ha da anni manifestato la sua contrarietà al “Progetto Vanoi” e specifica che l’area in cui insisterebbe l’invaso avrebbe un grado di pericolosità massima. Si “scopre” infatti che tutta la valle del Vanoi è catalogata in area P4 (il più alto grado di rischio possibile) dal punto di vista idrogeologico6.
Per capirlo, in ogni caso, non serve avere chissà che preparazione; basta un po’ di memoria. Nel 2010 una enorme frana si staccò dalla parete dal monte Totoga. Crollò parte del versante della Cortella facendo scomparire almeno un centinaio di metri dell’ex strada provinciale, oggi interdetta al traffico. Se ci fosse stato l’invaso del Vanoi, questa frana ci sarebbe finita tutta dentro. Non serve aggiungere altro; tutti i lettori avranno capito che “riferimenti a fatti realmente accaduti sono puramente casuali”.
Ma nonostante la contrarietà della Provincia di Trento il progetto prosegue; Consorzio di Bonifica del Brenta e Regione del Veneto non hanno infatti nessuna intenzione di fermarsi. Ad oggi si stanno spendendo ingenti risorse per progettare una diga alta 116 metri con un invaso di 33 milioni di metri cubi in un’area certificata come zona di massimo rischio idrogeologico. Qualcuno sostiene che l’obiettivo vero sia arrivare – con la scusa di dover spendere i soldi in fretta e magari sull’onda di una prossima probabile emergenza siccità – alla nomina di un commissario straordinario per la realizzazione dell’opera, in modo da bypassare una serie di intrugli burocratici. Siamo o non siamo, in fondo, il popolo del fare?
Dopo la denuncia del PD Belluno Dolomiti, l’assessore regionale alla Protezione Civile Gianpaolo Bottaccin, pur incalzato dai media locali, ha preferito non commentare la notizia. Il Gazzettino ha riferito che dalla Presidenza della Regione del Veneto avrebbero detto che queste sono cose che devono vedere i tecnici.
Al Convegno dei geologi di qualche giorno fa, svoltosi a Longarone in occasione del sessantesimo del Vajont, nessuno pare abbia pronunciato la parola Vanoi.
Il gioco degli interessi, tuttavia, è molto chiaro e non si tende nemmeno a nasconderlo. Nello studio di fattibilità – lo stesso a cui si riferisce la delibera della Regione del Veneto – lo si dice senza girarci attorno. Viva l’onestà!
La valutazione della fattibilità ambientale del bacino del Vanoi richiama due dimensioni, quella propria dell’opera e del contesto in cui si inserisce, e quella del bacino nel quale farà sentire i suoi effetti. A testimoniare questa duplice dimensione è la stessa committenza dello studio e il crescente impegno del Consorzio Brenta nella realizzazione dell’opera.
La valutazione di tali dimensioni porta alle seguenti conclusioni:
I comuni montani che vedranno insistere nel proprio territorio la diga, ne riceveranno gli effetti negativi connessi alla modificazione dell’ambiente naturale e all’incremento delle misure di sicurezza a fronte di possibili incidenti;
Scendendo a valle lungo l’asta del Brenta saranno crescenti i benefici connessi all’effetto antipiena e a una maggiore disponibilità idrica nel periodo estivo7.
Letto questo passaggio, riformuliamo la domanda proposta qualche riga più sopra: “siamo davvero sicuri di non ripetere gli stessi errori? Siamo davvero sicuri di non continuare a sottomettere l’interesse pubblico per ‘interessi altri’ con le stesse dinamiche di sessant’anni fa?
Il 9 ottobre 2023 si celebrerà dunque una ricorrenza – intesa appunto come cerimonia – relativa alla tragedia del Vajont. Ma forse è proprio il termine “ricorrenza” che ci aiuta a capire, concludendo, quale dovrebbe essere o non essere il senso di un anniversario. Ricorrenza non ha infatti soltanto il significato di ‘cerimonia’. Per la Treccani la parola significa “ritorno periodico di un avvenimento (o di un fenomeno) a determinati intervalli di tempo”.
Ebbene le dinamiche che stanno portando all’avanzamento del progetto Vanoi sono a tutti gli effetti ricorrenti. Da qui al 9 ottobre quindi, il territorio sarà interessato da due ricorrenze. Quella del Vajont, e quella del Van-Jont. Quest’ultima però non durerà solo un giorno, ma segnerà il futuro come ha già contraddistinto il passato. Una ricorrenza incredibile che dura da più di sessant’anni.
Alessandro Del Bianco
Autore
Frana della Cortella, 2010. Sinistra ortografica del torrente Vanoi. Foto di G. Orsingher
Piccoli smottamenti sulla destra del torrente Vanoi, foto agosto 2023
Riferimenti
1) Altri tentativi di costruire la Diga del Vanoi furono fatti nel 1922-1959-1985-1998. Si sono tutti arenati per irrisolvibili problemi geologici della zona in questione.
2) Con deliberazione n. 1529 del 17 novembre 2020 la Giunta Regionale del Veneto ha approvato il Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza, con il relativo parco progetti (Allegato A della delibera) da utilizzare in fase di interlocuzione con il Governo e le Regioni ai fini del finanziamento con le risorse del Next Generation EU (“Recovery Fund”) Dispositivo per la ripresa e la resilienza.Tra le varie opere elencate nell’allegato vi è il progetto denominato: “ Difesa idraulica e tesaurizzazione idrica tramite il nuovo serbatoio del Vanoi nel bacino del fiume Brenta”
3) Delibera del Consiglio Regionale Veneto n° 116 del 2 agosto 2022.
4) Il 21/07/2022 il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha comunicato, con specifico Decreto Ministeriale, che per la realizzazione dell’iniziativa progettuale “Serbatoio del Vanoi – Realizzazione di un invaso sul torrente Vanoi e Tutela dell’irrigazione nel Comprensorio di Bonifica Brenta”, proposta dal Consorzio di Bonifica Brenta, veniva concesso un contributo di € 1.491.994,69; il residuo importo di € 497.585,30 restava a carico del Consorzio di Bonifica del Brenta. Con determinazione n.23/2022 del 26.09.2022 il Consorzio di Bonifica Brenta procedeva con l’indizione della gara d’appalto della progettazione dell’opera con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ponendo a base di gara la somma di 1.700.000,00 €. Successivamente, con determinazione n.29/2023 lo stesso Consorzio aggiudicava ed affidava la progettazione del “Serbatoio del Vanoi” al costituendo Raggruppamento di Proffessionisti tra la società Lombardi Ingegneria srl (Milano), la società Technital (Verona) e la società Lombardi SA Ingegneri Consulenti (Lugano, Svizzera) per un importo di 912.600, 00 € con un ribasso del 22%.
5) Comunicato stampa n.784 del 04.05.2023 pubblicato sul sito della Regione del Veneto e poi diffuso su tutti media nazionali.
6) “Si aggiunge anche l’evidenza della pericolosità dell’area dove è prevista la costruzione del serbatoio, connotata perlopiù da pericolosità massima (P4) della carta di sintesi della pericolosità provinciale (approvata con deliberazione della Giunta provinciale n.1317 del 4 settembre 2020) dovuta a potenziali crolli ed alla particolare situazione lito geomorfologica dei versanti oltre che naturalmente dalla massima pericolosità fluviale/torrentizia.” Lettera del vicepresidente Tonina agli assessori Caner e Bottacin.
7) Studio di fattibilità del Progetto Vanoi. Relazione 06. Pag. 79.
