Il Panfilo nel mondo – 28 febbraio 2025
Una voce dall’Ucraina
Sono passati ormai tre anni dal quel 24 febbraio 2022, quando la brutale invasione dell’Ucraina da parte della Russia (checché ne dica Trump) ci ha fatto ripiombare in un mondo che pensavamo di aver lasciato alle nostre spalle for good.
In occasione di questo triste anniversario, il Panfilo ha deciso di intervistare un ragazzo italiano che dal 2022 si trova in Ucraina a combattere a fianco dell’esercito di Kyiv. Una scelta forte, ma anche dolorosa. Una scelta che però non lo vede solo; sono infatti migliaia gli stranieri coinvolti in questo conflitto da entrambe le parti. Alcuni veri e propri mercenari con un passato militare nella propria nazione, altri, invece, hanno compiuto questa scelta mossi unicamente da ideali.
Sicily, questo il suo call-sign, ha 27 anni e, come potete immaginare, viene dalla Sicilia. In questo momento, dopo un addestramento iniziale, si è specializzato come operatori di droni.
Abbiamo deciso di fargli dieci domande abbastanza sintetiche date le non semplici condizioni in cui si è svolta questa breve intervista.
PANFILO: In che momento hai deciso di partire? C’è stato un momento o un avvenimento particolare che ti ha portato a questa scelta?
SICILY: Ho deciso di partire il primo giorno in cui Zelensky ha chiesto a noi stranieri di venire qui a dare una mano; ero già stato in Siria e sapevo sparare. La motivazione, quella importante, è che nei primi giorni ricordo un servizio al TG dove veniva intervistata una madre che aveva partorito nel bunker durante un bombardamento a Kyiv, mi ha segnato nella mente.
P: quale è stato l’aspetto della tua vita precedente più difficile da lasciare indietro?
S: Ti direi la famiglia. Sono sempre stato una persona di famiglia, che poi in fondo era semplicemente mia madre e mia nonna, dal lato di mio padre poco e niente. Ho perso tutti, perché sono tutti pro-russi e mi hanno voltato le spalle.
P: Una volta che sei arrivato in Ucraina, come sei stato accolto dalle persone e successivamente dai tuoi compagni?
S: Sono arrivato pieno di energie ed emozioni, ricordo ancora il primo giorno in legione, ero nel settimo plutone di addestramento. Ricordo tutte le risate e i momenti di merda passati insieme. Sono stato accolto bene; il gruppo 7 è ancora tutto vivo, forse perché siamo degli idioti, forse perché abbiamo imparato tutti qualcosa l’uno dall’altro.
P: In Italia la vediamo al telegiornale o seduti sul divano mentre guardiamo qualche programma di approfondimento…com’è veramente la guerra?
S: La guerra? Non è assolutamente come la vedete voi dal divano di caso. Il 99% delle news che escono sono sui bombardamenti sulle città, e quindi più che guerra, sono i danni che la guerra fa ai civili. La guerra per noi soldati non te la so, in verità, descrivere. Tanto rumore, tanta paura e tanti momenti che poi ti lasciano pensare “com’è che sono ancora vivo?”. Molta gente pensa che saltiamo e corriamo come nei videogiochi. Te la descriverei così: tanto addestramento e poca fortuna.
P: C’è qualche esperienza particolarmente tragica? Esistono dei momenti più leggeri?
S: L’esperienza più brutta di sicuro è stata ad Avdiivka, quando mi sono preso un 152mm (calibro di pezzo di artiglieria) a cinque metri da me. L’onda d’urto mi schiaccio il nervo, e io da idiota non mi feci curare. Dopo cinque mesi, sembravo un fenicottero, perché la gamba non si muoveva più.
Potrei raccontare anche di un’altra esperienza, non brutta, però molto triste: la mia prima volta al Memoriale al Maidan. Quando sono arrivato alla parte della legione e ho visto le facce dei miei ragazzi, lì il cuore mi è diventato piccolo piccolo e mi sono venuti in mente tutti quei momenti stupidi che abbiamo passato insieme.
Come momenti belli? Non ne ho. Forse il cantare gli ABBA nel bunker prima di fare gli assalti, oppure Bakhmut 2023, quando ancora si poteva correre fuori.
P: Hai incontrato altri italiani?
S: Conosco Yuri e Polo. Ho incontrato Yuri quando lavorava da me nel secondo Battaglione di Fanteria. Yuri è un ottimo soldato e mi ha anche passato un po’ di cibo italiano dopo un anno che non ne vedevo.
P: Cosa vorresti rispondere a chi parla in continuazione di nazisti in Ucraina?
S: Che prima di guardare a casa degli altri, guardino a casa loro com’è la situazione.
P: Cosa vogliono i soldati al fronte?
S: Vogliono tornare a casa, li comprendo, molti di loro non tornano indietro da 3 anni, vorrebbero solo delle vacanze e la possibilità di un training specializzato.
Nessuno però vuole la resa.
P: C’è qualcosa che noi, qua in Italia, non capiamo del conflitto?
S: Non capite la motivazione per la quale siamo qui a combattere. In Italia ci chiedete di arrenderci alla Russia. Se l’Ucraina cade, in 5-10 anni i russi arriveranno in Italia, e in quel caso ci saranno 1000 morti civili a ogni metro quadro. Io sono qui perché non voglio che i miei fratelli più piccoli fra 5/10 anni debbano andare in guerra.
P: Quali sono le tue speranze?
S: Non ho più speranze.
