Un anno di guerra. Il racconto di Irina
A un anno dallo scoppio della guerra, chiediamo anche ai russi come è cambiata la loro vita, cosa ne pensano e come auspicano possa risolversi la crisi. Siamo a Belluno con Irina, russa, nata prima della caduta del muro di Berlino.
Dov’eri il 24 febbraio 2022?
Ero qui in Italia.
Come hai preso la notizia?
Come tutti: di sorpresa. Incredula. Per quanto riguarda me, ero molto preoccupata di non poter tornare in Russia dalla mia famiglia. A causa della pandemia non li vedevo da troppo tempo, e non volevo aspettare ancora.
Cos’hai pensato in quel momento e nei giorni successivi?
All’inizio non ci credevo, mi sembrava troppo strano. A chi conviene una guerra in Ucraina? La guerra è sempre una tragedia. E poi stentavo a crederci. Ad esempio, i giorni prima dell’inizio della guerra, rispetto alle notizie sull’ammassamento di truppe al confine, i miei amici mi chiedevano cosa ne pensassi e se stesse per scoppiare qualcosa. Io rispondevo: ma no, figuriamoci. E invece…
E poi?
Dal 24 ho pensato come fare con la mia famiglia e con il lavoro, perché come sapete tutto si è complicato: sanzioni, swift, il rublo… Riflettevo al telefono con mio papà, lontano, ed eravamo sicuri: “dai, durerà una settimana, poco più…sarà una cosa breve”. E invece è passato un anno.
Hai citato le sanzioni alla Russia, cosa ne pensi?
Che stanno male i più poveri e non i più ricchi. Come qui in Europa le ripercussioni delle sanzioni, delle crisi energetica ed economica, non le pagano mai i potenti. Eppure, sono i potenti a decidere di farsi la guerra.
Questa guerra era inevitabile?
No. Ma da anni continuava ad esserci uno scontro, anche se qui se ne parlava poco. Si immaginava si sarebbe aggravato, ma non fino a questo punto.
Eppure, non molti anni fa si pensava che Russia e mondo occidentale potessero finalmente dialogare serenamente, collaborare e convivere in armonia…
Già. Avreste dovuto vedere che belle erano le strade di Mosca durante i mondiali di calcio del 2018. Si abbracciavano tutti, di ogni nazionalità.
Come vedi il futuro, credi si possa arrivare ad una risoluzione del conflitto?
Ora il conflitto si è esteso troppo. È diventato il solito gioco tra potenti, tra Russia, Nato, finanche Cina, etc… e ne fanno le spese i più poveri. Come ogni guerra della storia. Ci sono troppi interessi in gioco e sembra che non si possa più tornare indietro, più passa il tempo più aumentano le provocazioni, le minacce, la guerra economica. Fa molta paura anche che si possano scontrare direttamente USA e Russia, perché sappiamo come finirebbe.
Ti sei mai sentita giudicata o discriminata in quanto russa qui in Italia, dopo il 24 febbraio?
No, mai. L’Italia con me è stata sempre gentile e accogliente, sia prima sia dopo il conflitto.
In che cosa speri?
Io vorrei che tornassero a chiedermi di Esenin, Puskin, Gogol, Bulgakov, di letteratura e cultura russa. Invece ormai parliamo solo di guerra, come ora qui. Speriamo che finisca presto, ma non sono ottimista.
E allora torneremo a chiederti di Puskin, Gogol, Bulgakov, sperando sia finita la guerra.
Va bene.
