Il pallone cinese sul Montana
28 maggio 1987. Mosca, Ponte Bol’šoj Moskvoreckij, collegamento tra la Piazza Rossa ed il quartiere Zamosvkoreč’e. Sono passati pochi minuti dalle 19.00, ma la folla segue ormai da ore quell’aereo monomotore Cessna 172 sbucato non si sa da quale ovest, forse dalla DDR, si direbbe dalla bandiera che si intravede sulla coda. I russi con il naso all’insù, ma accoglienti: pane e sale in mano. Il Cremlino no, le cupole sembrano oscurare di rabbia l’imbrunire. L’aereo prende il ponte, rulla fino alla Cattedrale di San Basilio per concludere l’atterraggio davanti al Cremlino. Dalla cabina esce Mathias Rust, tedesco, pilota amatoriale. Pilota per passione, era partito da Helsinki. Per l’URSS e le sue forze armate, il secondo esercito al mondo, si tratta di una derisione in mondovisione: da occidente si può eludere la sicurezza dell’Orso ed atterrare sul suo giardino di casa. Conseguenze: repulisti generale nell’Armata Rossa. Anni dopo, per il KGB quell’episodio non fu il gesto folle e goliardico di un attivista, bensì un’operazione orchestrata dalla CIA per minare la credibilità dello Stato Sovietico e i vertici delle sue forze armate.
Secondo alcuni analisti, questo episodio potrebbe essere analogo a quanto successo pochi giorni fa sopra i cieli del Montana, dove un pallone aerostatico cinese ha sorvolato la base militare di Malmstrom, in cui sono peraltro stoccati missili balistici intercontinentali a capacità nucleare Minuteman III. La Cina di Xi avrebbe voluto far fare una figuraccia in mondovisione agli Stati Uniti ed al più forte esercito del mondo. Se fosse così, missione riuscita. Ma oggi sarebbe davvero nell’interesse di Pechino provocare gli americani?
Ciò che si può dire con ragionevole certezza è almeno questo: per spiare e sorvegliare il nemico, alla Cina non serve di certo un pallone aerostatico visibile ad occhio nudo. Anzitutto perché un satellite nelle orbite basse può raccogliere le medesime informazioni, ma anche perché già dispone di strumenti di sorveglianza più efficaci, ancorché più visibili. Tradotto, Huawei e TikTok.
Le scuse e le spiegazioni arrivate da Pechino sono quelle del febbraio 2022, quando sopra Taiwan volò un altro pallone aerostatico. Stesso episodio, stesse scuse: il pallone stava raccogliendo dati meteorologici ed è finito fuori rotta. Il fatto che Pechino non abbia fatto uno sforzo di fantasia per trovare giustificazioni migliori è indicativo di come voglia richiamare proprio quell’episodio taiwanese, in vista del viaggio del segretario di Stato statunitense Antony Blinken nella capitale cinese, fissato per la prossima settimana.
Il valore più significativo del pallone cinese si può individuare proprio qui, nelle reazioni delle controparti. Dagli Stati Uniti, Blinken ha subito annunciato la posticipazione del suo viaggio, confermando le intenzioni americane di presentarsi ai tavoli negoziali in posizione di forza. In questo senso, il dipartimento del Tesoro americano aveva sanzionato il Changsha Tianyi Space Science and Technology Research Institute per aver fornito immagini satellitari dell’Ucraina ai mercenari russi della Wagner. Oppure, ancora, le dichiarazioni del generale Minihan, per il quale la Cina potrebbe attaccare Taiwan entro il 2025. Infine, Kevin McCarthy, presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti, ha accusato la Cina “ignorare spudoratamente la sovranità degli Stati Uniti” e di aver compiuto deliberatamente una “azione destabilizzante”.
Insomma, in vista dell’incontro tra le diplomazie, sale la tensione e la vicenda del pallone offre agli States il pretesto migliore per presentarsi e fare la voce grossa.
D’altra parte, per la Cina, appena uscita dalla tanto folle quanto autolesionista politica zero-Covid, si tratta di un vertice fondamentale. Ora più che mai a Pechino serve ammorbidire la contesa con Washington. Nel 2022 infatti il Dragone è cresciuto del 5,5% in meno di quanto preventivato da Xi, per cui è necessario ravvivare commerci e soft power all’estero.
Per quest’ordine di considerazioni, quanto accaduto nel Montana non può che tornare ora appannaggio degli USA, sebbene l’ipotesi della provocazione irridente cinese non può essere messa da parte. Come spesso accade in questi frangenti, è più semplice valutare gli esiti e le strumentalizzazioni rispetto ai moventi.
Rispetto all’attività di spionaggio e controllo dei due grandi imperi rivali è bene fare una precisazione, per evitare di stupirsi per non-notizie, in particolar modo quando ci riguardano direttamente. Pochi mesi fa, in Italia abbiamo fatto finta di scoprire la presenza di stazioni di polizia cinese. Un gran clamore, com’è normale che sia, ma una cosa nota. Analogamente abbiamo fatto con l’episodio dei medici militari russi in piena pandemia. Inutile citare poi la presenza degli alleati americani ed atlantici, con più di 120 basi nel nostro territorio, tra cui spicca la vicina little America ad Aviano. Così come vi sono anche installazioni americane di dimensioni ridotte, meno note, le cosiddette lily pad, le “foglie di ninfea” del Pentagono: dei punti di depositi e ristori, che non sono indicati o visibili ma che possono essere attivati in qualsiasi momento.
Ciò detto per non farsi trascinare nella spettacolarizzazione sensazionalistica di non-notizie shock, che tolte dal contesto delle relazioni internazionali e della particolarità del dialogo tra potenze, pur se condotto ormai sul filo rosso della provocazione continua, fanno un gran rumore…per nulla?
