UN ANNO DI GUERRA: IL RACCONTO DI ANDREJ

Andrej, nome di fantasia, russo e italiano.

Dov’eri lo scorso 24 febbraio?

In Italia. La sera prima ero a prendere una birra con amici e ovviamente non si parlava d’altro che della possibilità di un’invasione. Ma mi faceva sorridere l’idea di un attacco imminente su larga scala, impossibile. Pensavo al massimo qualche rappresaglia o a un’occupazione del Donbass. 

 

Come hai appreso la notizia?

La mattina dopo, a letto, leggo dal telefono dell’invasione e vedo una foto di Putin con una faccia terribile. Ricordo di aver avuto paura ed un brivido lungo la schiena. Ho chiamato mia mamma, russa, che non lo sapeva ancora. Si è messa a piangere. Non me l’aspettavo. Ho pensato al resto della mia famiglia in Russia e alle incognite del futuro.

 

Che hai fatto?

Ho chiamato mio fratello, che al momento era in Italia. Era sconvolto e arrabbiato. Poi si è arrabbiato anche con me perché mi ha visto agitato. Secondo me questa reazione così strana è stata dettata dal fatto che tra noi lui era quello che più di tutti ne era toccato: il suo lavoro, la sua famiglia erano in Russia. Quindi aveva bisogno di ragionare e capire come fare.

 

Hai citato l’espressione raggelante di Putin. Cosa hai pensato in quel momento del presidente russo?

Ero arrabbiato, ma anche deluso da Putin. Per quanto sapessi già che Putin fosse autoritario, a lui ho sempre riconosciuto di aver portato la Russia ad un buon tenore di vita, ad una prosperità economica che prima non c’era. A Mosca e San Pietroburgo si stava meglio, e questo merito lo davamo a Putin. Lo stesso che alla fine però ha spazzato via tutto.

 

Come ci si sente ad essere russi in Italia, oggi?

Mi sento russo e non l’ho mai messo in discussione. Sono orgoglioso di esserlo. Dopo il 24 febbraio percepisco un certo senso di prudenza nel dire di essere russo, ma non negherò mai di esserlo. Anche davanti a ucraini, perché è parte della mia identità.

 

Che rapporto hai con gli ucraini?

Nella Russia dove ho vissuto io, l’Ucraina era un paese amico. Sono molto frequenti a San Pietroburgo e Mosca le famiglie miste. Siamo popoli fratelli, c’è sempre stato un grande senso di comunione. Poi per varie dinamiche interne ed esterne si è creata questa conflittualità, ma tra le persone, con gli ucraini che conosco, c’è sempre stato il sentire comune di appartenere alla stessa etnia.

 

Cos’hai perso in quest’anno di guerra?

Non posso dire di aver perso qualcosa quando ci sono milioni che hanno perso tutto e migliaia la vita. Così come le madri russe hanno perso figli mandati al fronte. Per rispondere alla tua domanda e dirti cosa ho perso, dico la possibilità di andare in Russia e trovare i miei famigliari e il posto dove per qualche tempo sono cresciuto. E se tornerò, che cosa troverò? Ma la cosa più importante che ho perso è la tranquillità della mia famiglia. 

 

Cosa pensi di questa guerra e della sua possibile risoluzione?

Questa guerra è frutto anche dell’accondiscendenza della comunità internazionale nei confronti della Russia negli ultimi anni (vedi Crimea). La guerra è sbagliata. In Russia tanti dicono che è giusta, ma invece è un errore che la Russia pagherà a caro prezzo. Una guerra che verrà portata avanti allo sfinimento. Poi ci sono troppi interessi economici anche da parte occidentale. Il cessate il fuoco definitivo verrà solamente dopo che verranno risolti gli interessi economici.

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