Attualità – 18 dicembre 2023
Tre problemi per il 2024
Terminato l’anno vecchio, occorre pensare a tre problemi per l’anno nuovo. Di solito si fanno i bilanci e i buoni propositi a fine dicembre: l’articoletto si propone in realtà di sollevare tre questioni di cui torneremo a parlare. Problemi, beninteso, italiani, o forse europei, in generale, ma presenti anche nel contesto veneto e feltrino.
Il primo. La sanità: tutti i sistemi sanitari europei vivono un momento di stress da diversi anni, alcuni anche da prima della crisi del Covid-19, in modo particolare l’NHS britannico. In forme diverse, si manifestano alcuni problemi più o meno ricorrenti: l’invecchiamento della popolazione, il carico di lavoro arretrato da smaltire con le ricadute sulle diagnosi precoci dei tumori, le conseguenze a cascata. Guardando al nostro piccolo, la manifestazione a difesa della salute dei cittadini che si è tenuta a Belluno lo scorso 28 ottobre ha fatto capire la grande preoccupazione che scuote le coscienze dei bellunesi. Nonostante l’amministrazione Zaia e la regione Veneto abbiano, nel corso degli ultimi anni, dato l’impressione – anche suffragata da fatti – di avere in pugno la situazione assai meglio di quanto accaduto nella vicina Lombardia, per fare un esempio, i problemi hanno bussato alla porta. C’è proprio un problema di mercato del lavoro dei medici: i due scioperi e il terzo in arrivo del comparto ospedaliero, con altissimi tassi di partecipazione, e lo scontro frontale tra associazioni di categoria (perlopiù sindacati di base, va detto) e governo, ha fatto presagire qualcosa. È una crisi, quella della professione, che si può misurare nell’andamento stagnante dei salari e, soprattutto, nell’inquietante fenomeno delle dimissioni del personale ospedaliero (non solo italiano, occorre ribadirlo). Su questo fronte, va anche detto per chiarezza come vi siano molti problemi irrelati tra loro: tra tutti, per cominciare, le diverse condizioni contrattuali in cui lavorano medici ospedalieri, guardie mediche, medici di famiglia. Su tutto, grava la pratica dominante della cosiddetta medicina difensiva, il difficoltoso avvio delle case della salute e altre istituzioni che provino a tamponare la più grande falla del sistema, il passaggio tra medici di base e ospedali.
Il secondo. L’OCSE e i principali analisti finanziari hanno concordato, nella sostanza, sulle previsioni relative al 2024, come anno di rallentamento generale dell’economia globale, per le politiche monetarie restrittive, oltre alla serie di traumi che devono ancora essere riassorbiti dai sistemi produttivi europei e americani: i prezzi dell’energia impennatisi dopo la guerra in Ucraina e, non di meno, alcune perturbazioni del mercato mai totalmente rientrate doppo la crisi della supply chain con la pandemia che aveva bloccato catene di montaggio e logistica in tutto il mondo. Grossomodo sullo stesso piatto dell’Italia, per cui si prevede un aumento del Pil dello 0,7%, si porrebbe la Francia, attorno all’1% la Germania. Migliori le previsioni per la Spagna (+1,4%) e per gli Stati Uniti (+2,4%). Nonostante le cifre sembrino sempre abnormi quando se ne parla, date anche le dimensioni del paese, la Cina si ridurrà a un tasso di crescita del 4,7%, complice l’indebitamento tremendo che ha affondato la capacità di spesa non solo dello stato centrale ma anche delle amministrazioni locali. Cina e Germania hanno mostrato, in questi ultimi tempi, i due esiti di contrapposte tendenze: la prima ha molto investito, anche troppo, in infrastrutture poi rivelatesi cattedrali nel deserto, come grandi assi viari, ponti, ferrovie, grandi quartieri residenziali, poi andati deserti, sottoutilizzati o inabitati, la Germania ha, al contrario, lesinato in ogni genere di spesa per l’adeguamento delle proprie autostrade e dei propri trasporti, particolarmente quello ferroviario, con un materiale rotabile tra i più deperiti dell’Europa occidentale e, ancora, l’impiego di convogli a gasolio, mai rinnovati e sostituiti. In Italia, in particolare, si acuiranno le conseguenze del cattivo o nullo impiego delle risorse – per cui ci si è nuovamente e pesantemente indebitati – del Pnrr anche per effetto non tanto di una burocrazia inefficiente, quanto inefficace, vale a dire: un motore che ha anche funzionato a pieno regime e rispettando regole, prescrizioni e paletti ma che, suo malgrado, non ha mai avuto e non poteva avere presa su un sistema di aggiudicazione degli appalti e di partecipazione ai progetti ormai troppo distante dalle sue capacità di intervento. Anche nel territorio bellunese e feltrino questo nodo risulta difficoltoso da sciogliere, come ha mostrato la diatriba sulle ex caserme Zanettelli.
Il terzo. L’inaffidabilità degli americani come partner politico è stata più volte lamentata anche da una testata di generale orientamento atlantista come The Economist, ma pure da giornali di più rigida ortodossia liberale e, tutto sommato, neocon (come, per le proprie pagine politiche, il Financial Times). Le elezioni americane del 2024 saranno un grande banco di prova per l’amministrazione Biden anche per le conseguenze di un’eventuale vittoria di Trump, soprattutto relativamente all’Ucraina e al finanziamento degli armamenti. Su questo, inoltre, pesano anche le incognite relative alle europee del prossimo anno, in cui si prevede, in modo generale, una probabile vittoria dell’asse di destra: quello che si nota a livello continentale è un generale smarcarsi del Partito popolare europeo dalla precedente politica di compromesso con il centrosinistra e la sinistra e l’emergere di voci più conservatrici e intransigenti, soprattutto nei partiti di Cdu e Csu in Germania e Baviera. La preoccupazione, calata nel piccolo, è che il nuovo parlamento europeo faccia pressioni sui governi nazionali per una mano più morbida sulle misure per contrastare il cambiamento climatico e che, un’Europa più schierata a destra possa imporsi per misure di bilancio più severe e rigoriste in tutto il continente. In Italia si potrebbe tradurre in un ulteriore taglio dei finanziamenti agli enti locali.
Il 2024 si prospetta come un anno sicuramente interessante e, proprio per questo, certamente difficile sul profilo economico. Ai problemi generali dell’economia globale, vanno aggiunte le specificità italiane: i bassi salari, la scarsa produttività, le anemiche dimensioni delle imprese locali. Nel Veneto dei capannoni poco sembra muoversi in questo senso.
