Pansatyrikon – 2 ottobre 2023

I successi senza tempo dei Dik Dik, gli stemmi senza successo dell’araldica e Paolo VI

Il Corriere c’è cascato di nuovo e, dopo il concerto più importante del decennio feltrino, non ha saputo non titolare, nuovamente, “I successi senza tempo dei Dik Dik”. Inutile dire che la firma è sempre la stessa. Pane per il Pansatyrikon.

Il nostro unico dispiacere riguarda sicuramente il fatto che ci aspettavamo minimo due pagine di speciale e un bel titolone in prima pagina. In provincia, non si sa cosa ci potesse essere di più importante dei Dik Dik dalle canossiane. Ad ogni modo, l’encomio a Zallot e Zallot pare ci fosse. Il “sold out raggiunto con un mese di anticipo”, anche. Insomma, alla celebrazione di Feltre Eventi, per fortuna, sono state dedicate sufficienti righe. E allora ottimo! Eppure, c’è ancora qualcosa da aggiungere.

Non riusciamo a smettere di parlarne, infatti, perché ci emoziona troppo che i Dik Dik, band degli anni Sessanta, siano arrivati a Feltre sul finire del 2023. O che Feltre nel 2023 sia tornata al 1960, fate voi, poco importa: qui siamo di fronte alla storia. Allora parliamone di questa storia, e leggiamola tra le righe delle grandi paginate del Corriere in onore dei Dik Dik.

Anzitutto, il famigerato “tutto esaurito”. Scrivere con tanta emozione del tutto esaurito al Canossiano per i Dik Dik ci sembra un po’ come quando a Chernobyl il misuratore di radiazioni Geiger rilevava 3,6 röntgen/ora. Certo, era il massimo rilevabile per quel dispositivo. Ma le radiazioni erano oltre 5mila volte tanto quelle misurate. Così, che i Dik Dik facciano il tutto esaurito al Canossiano, considerata la capienza dell’auditorium ed il valore incommensurabile della band, ci sembra il minimo rilevabile. Come Anatolij Djatlov, nutriamo perplessità sul dato. Per il prossimo super evento, sebbene sarà difficile superarsi, consigliamo a Feltre Eventi una location con una capienza di almeno 5000 volte tanto!

Ma un motivo per cui i Dik Dik sono andati dalle suore, in fondo, c’è. Lo abbiamo scoperto.  Una cosa sfuggita all’inchiesta del Corriere, ultimamente così attento alle faccende clericali feltrine. Peccato, perché sarebbe stato uno spunto storico che poteva essere citato, o quanto meno ricordato ai lettori. A chi dovettero i loro primi successi i Dik Dik nei lontani anni Sessanta? All’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battisti Martini, niente meno che il futuro Paolo VI! Grazie ad una segnalazione del prelato, infatti, il gruppo riuscì a emergere e firmare il primo contratto discografico con la Dischi Ricordi. Che storie, pensate! Montini, papa dal ’63 al ’78, neanche era ancora salito al soglio pontificio che già aveva scoperto i Dik Dik. 

Lo sapevate? Purtroppo, si guarda troppo poco alla storia, ed infatti il Festival dell’Araldica non è andato molto bene. Insuccesso senza tempo dell’Araldica, si potrebbe titolare, ma su queste cose i giornali tacciono. Come si sentiranno gli organizzatori dell’araldica, oscurati dai successi senza tempo dei Dik Dik? Gli mandiamo un affettuoso abbraccio, sussurrando loro all’orecchio, anzi canticchiando, quel successo senza tempo che dice…