The Passenger
Di Cormac McCarthy
Anno 2022
Cinquant’anni di produzione letteraria non si possono sicuramente descrivere in poche righe, tantomeno se questa produzione annovera capolavori assoluti come Non è un paese per vecchi, Suttree, Meridiano di sangue e La Strada. Proprio La Strada fu l’ultima opera scritta da Cormac McCarthy dopo aver vinto il Premio Pulitzer nel 2007 e prima di ritirarsi al silenzio della vita privata – decretando, da un lato le varie analogie con Pynchon e Salinger, e dall’altro un bisogno, quasi intrinseco ed istintivo, di riavvicinarsi ai suoi mondi. E così, solo nel 2022, è uscito in America The Passenger, (Il Passeggero, Einaudi, Torino 2023) l’ultimo capolavoro, dopo anni di silenzio. Si noti bene: al testo seguirà la pubblicazione di Stella Maris a settembre che segnerà, di fatto, la conclusione di questo enorme dittico. Enorme perché, come eravamo abituati, le scene del libro riprendono quella tetra cupaggine già presente nella maggioranza degli altri lavori e, però, ci restituiscono immagini di infinita bellezza poetica. Lo stile, del resto, rimane sempre lo stesso del vecchio Cormac: frasi poco spezzate dalla punteggiatura, ritmo frenetico, convulso, che non permette al lettore di smettere nella lettura. Un realismo crudo, spoglio, che attrae e raramente respinge.
La sagoma del cappotto impolverata di neve si disegnava dove l’aveva lasciato cadere e vestita solo di un abito bianco lei pendeva tra i nudi e grigi tronchi degli alberi invernali con il capo chino e le mani leggermente rivolte all’infuori, come quelle di certe statue ecumeniche la cui postura chiede che ne venga contemplata la storia. […] Il cacciatore si inginocchiò e conficcò il fucile accanto a sé nella neve e si sfilò i guanti e li lasciò cadere e giunse le mani l’una sull’altra. Pensò che avrebbe dovuto pregare ma preghiere per una cosa simile non ne aveva. Chinò la testa. Torre d’Avorio, disse. Oro del Tempio.
Incipit
Le storie in questo testo sono due e riguardano due fratelli: Robert e Alice Western. Alice è il primo personaggio che ci viene presentato. È, o meglio, era la sorella minore di Bobby, morta suicida e affetta – a quanto parrebbe, ma questa è solo una deduzione di chi scrive – da schizofrenia paranoide. Alice “vive” in un mondo oltre-umano nel quale le allucinazioni e i dialoghi sono sempre inafferrabili, quasi onirici. Questi hanno come interlocutore una figura altrettanto sfuggevole, Kid, della quale si riesce a conoscere davvero poco. Bobby Western, invece, lavora come sommozzatore per un’azienda di recupero e si imbatte nel rinvenimento di un aereo intatto nel fondo del Mississippi: nove cadaveri a bordo, nessuna scatola nera e – allerta spoiler! – un passeggero mancante. Da qui comincerà il vero dramma: Bobby si pone delle domande sui misteri di quell’aereo e viene interrogato da alcuni emissari governativi. Intuisce di essersi reso testimone involontario di qualcosa molto più grande di un semplice incidente aereo (al lettore attento non sfuggirà esser questa una delle principali caratteristiche tipiche dei personaggi mccarthiani, rei di sapere, vedere od aver accettato le disgrazie altrui per farne vantaggio personale, cfr. Non è un paese per vecchi). Le paranoie di Robert si accrescono man mano che prosegue la lettura. Dunque, trova l’appartamento a soqquadro, percepisce minacciata la sua incolumità: si sposta di casa in casa, da uno Stato all’altro. La situazione precipita radicalmente e, senza un apparente motivo legale, gli viene confiscata la macchina, tolto il passaporto e bloccati i conti. Chi resta? Restano i vecchi amici, personaggi secondari (Borman, Sheldan, Debussy, Kleine) e la sua passione amorosa per la sorella, punto forse maggiormente poetico di tutto il testo, che collima con il senso di inquietudine tra le pagine. Ecco che, nell’ultima parte troviamo Bobby ad Ibiza, lontano dal suo mondo, alla ricerca di risposte a proposito dell’intera vicenda in primis, e della vita, del suo sé e delle lettere scritte dalla sorella e mai lette, in secundis.
Alla fine, aveva detto, non ci sarà niente che non possa essere simulato. E sarà il superamento definitivo del privilegio. Questo è il mondo che verrà. Non un altro. L’unica variante sarà la sorpresa di fronte a quelle antiche forme marchiate a fuoco nel cemento. Le età dell’uomo che corrono da tomba a tomba. Dei conti su una lastra di ardesia. Sangue, oscurità. un residuo di bambini morti su una tavola. Le stratificazioni rocciose del mondo con le loro impronte fossili di forma e quantità illimitate. […] Sapeva che quando sarebbe morto avrebbe visto il suo volto e sperava di portare con sé quelle bellezze nelle tenebre, ultimo pagano sulla terra, cantando piano sul suo giaciglio in una lingua sconosciuta.
p.385
Dwight Garner del New York Times ha scritto che molti scrittori saccheggeranno queste pagine per farne epigrafi, quasi fosse l’Ecclesiaste, per i prossimi 150 anni. Noi non sappiamo se questo sia vero o no, però aspetteremo con ansia irrefrenabile Stella Maris. Nel frattempo, grazie Cormac.
