Attualità – 20 novembre 2023

Sull’utilizzo e la pericolosità del glifosato

Il glifosato è argomento di grande attualità. L’utilizzo di esso desta grande preoccupazione in questo periodo, in quanto la Commissione Ue, entro il prossimo 15 dicembre, rinnoverà per altri 10 anni l’autorizzazione per l’impiego del glifosato nell’Unione europea. Questo accadrà perché gli Stati membri dell’Ue durante il voto del 13 ottobre presso il comitato competente, e ugualmente nel voto presso il comitato d’appello del 16 novembre, non hanno raggiunto una maggioranza qualificata per impedire l’approvazione della proroga. L’Italia si è astenuta (insieme ad altri sei Paesi, tra cui Francia e Germania), mentre lo scorso 13 ottobre aveva votato a favore del rinnovo.

Ma partiamo dal principio, se qualcuno ancora non conoscesse il glifosato.

Il glifosato è una sostanza chimica presente in vari erbicidi. I prodotti fitosanitari a base di glifosato, o contenenti il principio attivo “glifosato”, sono utilizzati principalmente in agricoltura e orticoltura per far seccare le colture prima del raccolto e per combattere le erbe infestanti, ma sono anche utilizzati per mantenere liberi da erbe spontanee luoghi accessibili quali cimiteri, cigli stradali e massicciate ferroviarie ecc.

Da anni associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, movimenti politici, Ong della società civile, studiosi e ricercatori universitari, evidenziano dubbi sulla pericolosità del prodotto fitosanitaro; pericolosità che recherebbe rischi per la salute degli esseri umani ed effetti tossici sull’ambiente. Nell’ultimo ventennio si possono contare centinaia di studi a riguardo, condotti da enti di ricerca indipendenti e studi commissionati dai potenti colossi chimici che producono il discusso pesticida. I risultati ovviamente non portano a conclusioni convergenti ma in nessun caso affermano in via definitiva la non pericolosità al 100 per cento del glifosato sulla salute.

Un gruppo di esperti dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità, ha preso in esame tutti gli studi relativi ai possibili effetti per gli esseri umani e per gli animali. L’analisi approfondita si è conclusa nel 2015, con la decisione di inserire il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. 

In particolare, gli studi epidemiologici sulla possibile attività del pesticida negli esseri umani hanno segnalato un possibile aumento del rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori esposti professionalmente a questa sostanza, un’associazione riscontrata anche da una recente metanalisi. Gli studi di laboratorio in cellule in coltura hanno dimostrato che la sostanza può avere alcuni effetti dannosi, come danni genetici e stress ossidativo. 

La cancerogenicità del glifosato è solo la punta dell’iceberg in relazione agli impatti sulla salute degli erbicidi a base di glifosato. L’esposizione al glifosato e ai GBH è stata collegata a neurotossicità, disturbi dello spettro autistico nei bambini esposti fin dall’età prenatale, sclerosi laterale amiotrofica e morbo di Parkinson negli adulti. È stato anche collegato a disturbi endocrini e alterazioni nel microbioma. L’esposizione al glifosato può anche portare a tossicità in un’ampia gamma di specie terrestri e acquatiche non bersaglio, causando potenzialmente gravi impatti sulla biodiversità. 

Ciononostante, la Commissione Ue permetterà l’uso del glifosato nell’Unione europea per altri 10 anni, “sulla base di valutazioni complete della sicurezza condotte dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa)” e condotte “insieme agli Stati membri” l’Efsa, in una valutazione di luglio, aveva dichiarato di non aver riscontrato “aree critiche di preoccupazione” per il rinnovo.

Nel suo stesso rapporto Efsa afferma che “non ci sono indicazioni che il glifosato come sostanza attiva abbia un potenziale neurotossico. Tuttavia, i dati della letteratura pubblicata sulle formulazioni a base di glifosato e uno studio condotto con un sale di glifosato (non approvato nell’UE) evidenziano effetti di neurotossicità per lo sviluppo. Nelle conclusioni si raccomanda al richiedente di fornire chiarimenti al riguardo”. 

È altresì importante sottolineare un altro passaggio presente nel rapporto che molto ci dovrebbe far riflettere sulla gestione e l’approccio che ha EFSA nella valutazione scientifica. Ebbene, nel rapporto l’autorità europea scrive che “ai sensi della legislazione dell’UE, l’onere della prova della sicurezza dei pesticidi spetta all’azienda che cerca di immettere un suo prodotto sul mercato o di rinnovarne la presenza”.

A fronte di quanto sopra esposto è davvero difficile rimane in silenzio, stare tranquilli ed accogliere la decisione in modo sereno, perché tutta la vicenda ha più coni d’ombra, che le valutazioni scientifiche sulle quali si basa la decisione politica non hanno saputo spazzare via del tutto. È indubbio che la voce delle associazioni di categoria si siano fatte sentire, Confagricoltura dice chiaramente che “Il mancato rinnovo dell’autorizzazione avrebbe avuto rilevanti conseguenze sui livelli di produzione”. Così come quelle dei potenti colossi della chimica che, come abbiamo capito dal rapporto, non hanno assolutamente un ruolo marginale.

Mi permetto una piccola digressione per raccontare, e spero di farlo brevemente, una storia che in troppi abbiamo già dimenticato. La storia dell’amianto.

Dall’antichità fino all’epoca moderna, l’amianto è un minerale che è sempre esistito. Persiani e antichi romani utilizzavano l’amianto a scopo rituale e convinti delle sue proprietà magiche. Per l’utilizzo dell’amianto nell’industria si deve attendere il 1800. Sono gli Stati Uniti i primi che iniziano non solo ad impiegare il minerale in diverse produzioni ma anche ad incrementarne l’estrazione e, di conseguenza, l’accumulo e l’utilizzo massiccio nella vita quotidiana 

Già nei primi anni del ’900 emersero i primi dubbi sulla dannosità per la salute, i primi casi di malattie legate all’inalazione di amianto sono riportati in Francia e in Gran Bretagna nel 1906: si parlava di fibrosi polmonare associata all’esposizione ad amianto.

Nel frattempo, in Italia una innovativa miscela di cemento e fibre di amianto di nome Eternit rivoluzionò il mondo dell’edilizia divenendo elemento imprescindibile nelle costruzioni, lastre ondulate, tetti, canne fumarie, piastrelle, perfino tubature e acquedotti per portare l’acqua potabile nelle case non solo di tutti gli italiani ma anche nel resto d’Europa.

Cresceva la fiducia di questo nuovo e innovativo materiale, cresceva anche il dubbio sulla sua pericolosità, l’alto numero di malattie legate alle vie respiratorie tra chi lavorava l’amianto erano indicative.

Dopo una prima indagine epidemiologica sistematica condotta da Doll sui tessili inglesi del 1955, si è cominciato ad ammettere una correlazione tra l’esposizione a fibre di amianto e l’insorgenza di tumori polmonari. Nel 1965 furono pubblicati gli atti della Conferenza del 1964 organizzata dalla New York Academy of Sciences sugli effetti biologici dell’asbesto. 47 casi di mesotelioma nei 5 anni precedenti in una zona dove c’erano piccole aziende che trattavano amianto.

In Italia è a partire dalla seconda metà degli anni Settanta che le lotte sindacali si focalizzano su un gravissimo fenomeno: quello dei molti casi di malattie polmonari contratte da chi lavora a stretto contatto con il minerale.

Dopo anni di battaglie, cause civili, processi, studi scientifici solo il 27 marzo 1992 l’Italia metteva al bando l’amianto, nel 1993 fu il turno della Germania, nel 1996 la Francia e nel 2005 con copioso ritardo anche una norma europea metteva in chiaro la pericolosità dell’amianto.

Ma la storia non è finita. Perché l’amianto ha lasciato un’eredità pesante in quanto può uccidere anche a 20-30 anni di distanza e seppur non se ne parli il picco lo si sta avendo oggi nel triennio 2022-2024. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha evidenziato che il carico sanitario in Italia stimato ammonta a circa 4.400 decessi/anno dovuti all’esposizione ad amianto nel periodo 2010-2016: 3.860 uomini e 550 donne soprattutto mogli che lavavano le tute da lavoro sporche di fibre.

Ebbene noi semplici cittadini come possiamo dimenticare questa storia ed oggi ignorare le conclusioni di moltissimi ed autorevoli studi sulla possibile cancerogenicità del glifosato? Come possiamo non invocare il principio di precauzione, che è al centro del trattato sul funzionamento dell’Unione europea e del regolamento (UE) n. 1107/2009 e che sistematicamente viene ignorato?

Il governo italiano ma anche le amministrazioni comunali hanno ora il dovere di fare il possibile a livello nazionale e locale per proteggere la salute dei cittadini e l’ambiente dal quale tutti noi dipendiamo ed invece non è così. 

Nel consiglio comunale di Feltre del 6 novembre 2023 i gruppi di minoranza hanno presentato alla discussione del consiglio comunale di Feltre un ordine del giorno sul quale si chiedeva di esprimersi con contrarietà all’utilizzo dei diserbanti chimici e base della sostanza “glifosato” su tutto il territorio comunale. 

Nella discussione la posizione dell’amministrazione comunale di Feltre è esposta dall’assessore all’ambiente Claudio Dalla Palma, il quale ha affermato che le preoccupazioni manifestate dall’odg possono essere considerare fuori luogo rispetto ad una situazione reale, rimettendo ogni decisione agli organi competenti, agendo su dati scientifici certi e non da spinte ideologiche.

A fronte di quanto riportato sopra, a fronte della complessità del problema, ci si chiede dove trovi la certezza per essere così lapidario sull’argomento. Quali siano le sue certezze per aprire la porta alla modifica del regolamento di polizia rurale che attualmente vieta l’utilizzo del glifosato. Ma ci viene da chiederci anche se invero manchi di sensibilità, proprio oggi che ricopre un ruolo che gli impone il dovere di salvaguardare la salute dei propri cittadini e lo porta a parlare di ideologia di fronte ad un tema di questa portata.

A vincere questa battaglia, che dura ormai da un ventennio, si apprestano ad essere nuovamente i giganti dell’agrochimica, come Bayer-Monsanto, Basf e Syngenta, che producono e commerciano in tutto il mondo il pesticida e che hanno portato avanti un serrato lavoro di lobby a Bruxelles. Vincerà ancora una volta il profitto a scapito della salute, come successo per l’amianto a Casal Monferrato? Ci troveremo fra qualche anno a fronteggiare una vera e propria emergenza, non solo sanitaria e giudiziaria, ma anche sociale e ambientale?

Manuel Sacchet
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