Attualità – 28 maggio 2024

Sul rinnovo delle concessioni idroelettriche

Il Gruppo di lavoro Ambiente e città -Sottogruppo Acque di Sinistra Italiana Veneto ha elaborato un documento nel quale si solleva la questione del rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche nella nostra regione. Le concessioni in Veneto sono 34 e quasi la metà si trovano in Provincia di Belluno. Quando avverrà il rinnovo? Nel 2029.

Il rinnovo è questione strategica per l’Italia, il Veneto e Belluno, tanto più se consideriamo la crisi climatica che (non) stiamo affrontando. Si tratterà anzitutto di garantire riserve d’acqua potabile nei periodi di siccità.

Nel documento presentato da Sinistra Italiana Veneto, il segretario regionale Marco De Pasquale ribadisce «la più̀ netta contrarietà̀ alla politica delle privatizzazioni, con cui sono stati assoggettati al mercato e alle speculazioni finanziarie i principali beni pubblici del nostro Paese, compresa l’acqua, nonostante la vittoria del Referendum del 2011 avesse evidenziato la volontà̀ popolare di procedere alla sua completa ripubblicizzazione. Ciò̀ detto, la scadenza delle concessioni al 2029 crea l’opportunità̀ sia di restituire al pieno controllo pubblico il settore idroelettrico, sia di determinare le strategie per l’impiego della risorsa idrica nell’interesse dei cittadini. Per quanto attiene al primo aspetto è indispensabile che la Regione Veneto costituisca quanto prima una società̀ regionale a prevalente capitale pubblico. In questo modo, in base alla L.R. 24/2022, sarà̀ possibile ottenere le concessioni idroelettriche nel 2029 senza attivare le procedure di gara, che potrebbero addirittura portare all’assegnazione delle concessioni a soggetti stranieri interamente privati». 

Come sottolinea Lucia Calimani, la Regione Veneto «deve dotarsi nell’immediato di un bilancio idrico regionale aggiornato. Solo così potrà̀ valutare con estrema attenzione i fabbisogni idrici presenti e stimare i fabbisogni futuri per uso potabile e irriguo, per garantire il deflusso ecologico nei bacini idrografici interessati dalle derivazioni, per mantenere un livello degli invasi compatibile con le esigenze turistiche delle comunità̀ rivierasche. Fatto ciò̀, ed essendo titolare del procedimento di riassegnazione delle concessioni, la Regione potrà̀ e dovrà̀ decidere di non mettere a gara alcune di esse, in modo da poter innanzitutto utilizzare l’acqua per gli usi necessari alla vita delle persone, in primis quello potabile».

Infine, la questione dello stato di manutenzione e sicurezza degli invasi esistenti. In questo senso è necessario per SI che la regione renda noti i contenuti della “relazione di fine concessione”, che dovrebbe aver definito in attuazione della L.R. 24/2022. Un documento cruciale per verificare se gli attuali concessionari stiano garantendo uno stato di conservazione delle opere idroelettriche idoneo a garantire la sicurezza delle comunità̀ che vivono in vicino degli invasi. Non solo, ma anche a stimare costi, tempi e responsabilità̀ degli eventuali interventi di manutenzione.

Per quanto riguarda la provincia di Belluno, è il segretario provinciale Paolo Perenzin, ad incalzare Zaia: 

«è vergognoso che Zaia e la sua maggioranza stiano progettando la realizzazione di un nuovo grande invaso sul torrente Vanoi fra le Province di Trento e Belluno, in zona di massimo rischio idrogeologico, quando hanno già̀ in mano la soluzione del problema: è sufficiente utilizzare alcuni degli invasi esistenti come serbatoi per l’acqua potabile o per altri usi. Evidentemente le grandi opere sono sempre un grande affare, ed è inaccettabile che gli interessi di pochi prevalgano rispetto al benessere e alla sicurezza della popolazione. La Provincia di Belluno ha già pagato a carissimo prezzo la subalternità̀ a logiche di questo tipo, non vogliamo altri Vajont!».