Attualità – 25 marzo 2024

Sul caso BBI – BIM GSP - Intervista a Paolo Perenzin

L’Amministrazione Fusaro, nel corso del Consiglio comunale dell’11 marzo, ha ritirato l’ultimo punto, con cui si doveva autorizzare la procedura semplificata per la fusione fra BIM Belluno Infrastrutture (BBI) e BIM GSP (la società che gestisce l’acqua). Consigliere Perenzin, perché si parla di fusione delle due società?

In sostanza, dopo la vendita delle reti del gas, la cui gestione rappresentava la principale attività di BBI, si pone il tema di che cosa fare di una società senza quasi più dipendenti, a cui residua soltanto la gestione di alcune centraline idroelettriche per conto dei Comuni. 

L’orientamento espresso dai Comuni bellunesi, ormai già qualche anno fa, era stato che fosse più sensato, una volta cedute le reti, incorporare BBI in BIM GSP, per evitare di tenere in vita una scatola vuota. Particolare non secondario, BBI porterebbe “in dote” a GSP i 48 milioni di euro incassati dalla vendita delle reti del gas, che potrebbero essere utilizzati per l’ammodernamento della rete acquedottistica provinciale senza gravare in tariffa, o per altre scelte strategiche in materia di gestione della risorsa idrica. 

Che cos’è la procedura semplificata, e credi davvero che sia una scelta opportuna? 

Per procedere alla fusione, ci sono due modi: con la procedura ordinaria, cioè facendo le perizie sui valori delle due società; con la procedura semplificata, cioè saltando le perizie. Ora, se a prima vista può sembrare naturale utilizzare la procedura ordinaria, ad un’osservazione più attenta si capisce bene che essa comporta una dilatazione dei tempi, ma soprattutto una notevole spesa – che pagherebbero i cittadini – a fronte di una mancanza sostanziale di necessità. 

Oggi, infatti, entrambe le società sono al 100% di proprietà dei Comuni bellunesi, che conoscono bene la consistenza economico-patrimoniale dell’una e dell’altra. Soprattutto, nell’una e nell’altra società vigono regole di governance molto simili (in particolare, voto per testa nell’assemblea dei soci). Tradotto: non vi è nulla che i soci possano decidere oggi all’interno di BBI, che non potrebbero allo stesso modo decidere domani all’interno di BIM GSP. 

Se le cose stanno così, perché l’Amministrazione ha ritirato il punto all’ultimo momento, dopo ben due sedute di commissione, una delle quali alla presenza di CdA e responsabili tecnici di BIM GSP?

Nel corso dell’ultima commissione consigliare, convocata sul tema, a mia precisa domanda su quale fosse il parere dell’Amministrazione sulla procedura semplificata, tanto l’assessore che la Sindaca hanno fatto scena muta, generando qualche legittimo imbarazzo nelle file dei consiglieri della maggioranza. Infatti, visto che la decisione poteva essere presa anche dalla Giunta, sembrava proprio che l’Amministrazione volesse scaricare sui suoi consiglieri la responsabilità di una scelta che condivideva per nulla o poco, e alla quale sembrava arrivare per inerzia, più che per volontà. Probabilmente i consiglieri di maggioranza avranno preteso un approfondimento, prima di essere mandati avanti senza copertura.

E perché secondo te l’Amministrazione non è convinta della scelta? 

Credo pesino una scarsa conoscenza dei meccanismi, insieme ad una politica con la p minuscola, condizionata dall’assenza di qualsivoglia visione strategica, schiacciata sulla gestione del giorno per giorno, ingabbiata dall’adesione supina alle logiche di appartenenza. 

Se la materia fosse nota, probabilmente Bona, Trento e Dalla Palma in commissione non avrebbero richiesto al CdA il piano di utilizzo dei 48 milioni di BBI, né si sarebbero lamentati con esso del fatto che in assemblea si voti per testa, né avrebbero detto che una volta approvata la fusione non vi sarà più nessun peso contrattuale per i Comuni. 

Tali scelte infatti non spettano al CdA, bensì ai soci, cioè alle amministrazioni in carica, vale a dire anche all’amministrazione di cui Bona, Trento e Dalla Palma sono rappresentanti di spicco.

Perché questo secondo te ha a che fare con la politica con la p minuscola?

Oggi, per nascondere la propria carenza di iniziativa politica, si cerca di imputare al CdA la mancanza di una strategia, che non è affatto di sua competenza. 

Quindici anni fa, quando Trento era vicesindaco, l’Amministrazione di Feltre non ha mosso un dito per stoppare la gestione di un CdA che ha portato la società al pre-dissesto, rischiando di creare un buco di almeno 2 milioni di euro nel bilancio del Comune di Feltre. 

Due pesi e due misure. Del resto, il CdA di allora era di centrodestra, l’attuale Presidente è considerato in quota al centrosinistra…  

Che cosa ti aspetti dall’Amministrazione?

Sinceramente non so cosa aspettarmi. Che si tratti di un’Amministrazione completamente tagliata fuori dalle partite provinciali lo si è visto anche alle ultime elezioni per la Provincia. Al consigliere della maggioranza di Feltre non è arrivato un solo voto dai Comuni del feltrino, e nessun soccorso dai partiti del centrodestra, che anzi hanno utilizzato i voti di Feltre per far eleggere consiglieri di altri Comuni. 

Temo che per capire che cosa farà Feltre nella partita delle società convenga rivolgere lo sguardo a chi è in grado di dettare la linea a livello provinciale. Speriamo che quella linea faccia gli interessi anche di Feltre. Come dire… Et spes, et metus. Perché se non ci resta che sperare, è inevitabile cominciare ad aver paura. 

Intervista a cura di Simone Cassol