Attualità – 31 gennaio 2025
Sui PFAS in Veneto e a Feltre - L’inchiesta di Greenpeace
In quest’inizio 2025 è stato pubblicato da Greenpeace Italia un attento studio sulla contaminazione da PFAS nelle acque potabili italiane. Lo studio è un’indagine indipendente, condotta nei mesi di settembre e ottobre 2024, e consiste nel prelievo di 260 campioni in 235 comuni italiani di tutte le Regioni e Province. Di qui sono state svolte le analisi sui campioni, in laboratorio indipendente e certificato, che ha rilevato la presenza di 58 molecole di PFAS.
DI COSA PARLIAMO
Anzitutto, cosa si intende per PFAS? La sigla sta per sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate; sostanze cioè contaminanti e inquinanti.
Sintetizzando i risultati dello studio, che potete trovare online sul sito di Greenpeace Italia, è dimostrata diffusa presenza di questi composti inquinanti nelle reti acquedottistiche del nostro Paese. Si evidenziano almeno tre campioni positivi per ogni Regione, tranne in Valle d’Aosta (due campioni). In 206 dei 260 campioni, pari al 79% del totale, è stata registrata la presenza di almeno una sostanza riconducibile al gruppo dei PFAS. Greenpeace segnala che «le molecole più diffuse sono risultate il cancerogeno PFOA (nel 47% dei campioni), seguito dal composto a catena ultracorta TFA (in 104 campioni, il 40% del totale, il PFAS presente in maggiori quantità in tutti quei campioni in cui è stato rilevato) e dal possibile cancerogeno PFOS (in 58 campioni, il 22 % del totale)».
Quali sono le zone più inquinate? Quasi tutte le Regioni del Centro-Nord, e in Sardegna. I livelli più elevati livelli si registrano in Lombardia, in numerosi comuni del Piemonte (persino a Bussoleno in Valle di Susa), e del Veneto. Per quanto riguarda la nostra regione, anche in comuni fuori dall’area rossa, ovvero quella zona drammaticamente arcinota ormai da anni per essere tra le più contaminate d’Europa.
IL FUTURO E’ GIA’ PASSATO
A gennaio 2025 la presenza dei PFAS nelle acque potabili nazionali non è ancora regolamentata, mentre bisognerà aspettare ancora un anno, il 2026, perché entri in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184, che impone dei limiti normativi. Ma sarà sufficiente questa prima regolamentazione? Secondo Greenpeace, no. Infatti, i parametri di legge fissati dall’Ue sono invero già stati superati dalle più recenti risultanze scientifiche e dalle valutazioni di enti quali, tra gli altri, l’EFSA. A riprova di ciò, l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha di recente dichiarato i futuri limiti inadeguati a proteggere la salute umana. È quasi paradossale: ciò che deve ancora venire, è in realtà già superato. A questo paradosso si aggiunge la preoccupante disanima di Greenpeace: «in Italia milioni di persone ricevono nelle loro case acqua che in altre nazioni non è considerata sicura per la salute. Confrontando i risultati con i valori vigenti in altri Paese, è emerso, ad esempio, che il 41% dei campioni analizzati supera i parametri danesi e il 22% supera i valori di riferimento negli Stati Uniti. È paradossale che di fronte a prove inconfutabili circa i danni sanitari dei PFAS (alcuni sono noti per essere cancerogeni) e la diffusa contaminazione che interessa le acque potabili italiane il nostro governo continui a non intervenire su questa emergenza, non tutelando efficacemente salute e ambiente. Ancora oggi non esiste nel nostro Paese una legge che vieti l’uso e la produzione dei PFAS. Azzerare questa contaminazione è un imperativo non più rinviabile per governo e parlamento. Il governo Meloni non può continuare a nascondersi dietro un silenzio assordante. La popolazione ha diritto a bere acqua pulita e non contaminata».
VENETO, FELTRE
E da noi? Il Veneto è tra le regioni più contaminate, con 19 campioni positivi su 20. Tra i comuni interessati dall’indagine figura anche Feltre. Cosa ci dice Greenpeace? Come nell’immagine, Feltre può considerarsi appena sotto la fascia “migliore” secondo il criterio più generale “SOMMA DI PFAS” (D.Lgs 18/2023). Se però si va a guardare i valori nel dettaglio, Feltre figura quale settima in Veneto per valori massimi di PFOA e addirittura quarta per valori massimi di TFA. Cosa sono e quanto sono diffusi questi composti? PFOA è un cancerogeno (acido perfluoroottanoico) presente in 121 comuni, pari al 47% del totale, benché sia vietato a livello globale da alcuni anni. Se il cancerogeno PFOA è risultato il PFAS più diffuso, presente in 121 campioni su 260, segue appena dopo il composto a catena ultracorta TFA (104 campioni, il 40% del totale). Come si legge dal report: «L’elevata presenza del TFA, considerando la sua persistenza e l’impossibilità di essere rimossa dai più comuni trattamenti di potabilizzazione, rende ancora più grave la mancanza di dati pubblici nel nostro Paese».
L’UNIVERSITA’ DI PADOVA
Un recente studio dell’Università degli Studi di Padova condotto dal prof. Annibale Biggeri pubblicato sulla rivista internazionale Environmental Health il 16 aprile 2024, ha raccolto i dati di quasi 60.000 decessi tra il 1980 e il 2018 in una coorte di popolazione scelta con particolare meticolosità nella zona del Veneto più colpita dalla contaminazione. La ricerca ha evidenziato un aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali al diminuire dell’età. Ovvero i giovani, che sono stati esposti alle sostanze Pfas fin dall’infanzia, sono i più colpiti, con un eccesso dei decessi di 4000 morti in più rispetto alla media statistica.
FELTRE, CONSIGLIO COMUNALE
La mancanza di dati ufficiali, il silenzio del governo Meloni, la particolare situazione della nostra Regione, nonché, da ora, il rilevamento da parte di Greenpeace di PFOA e TFA nelle acque del nostro Comune, inducono ad una riflessione su quanto avvenuto in Consiglio comunale qualche mese fa. Il 26 giugno scorso, i gruppi consiliari di opposizione avevano presentato nella seduta del consiglio comunale un ordine del giorno avente ad oggetto l’adesione della città di Feltre al manifesto per l’urgente messa al bando dei PFAS e ulteriori richieste in merito. Nel documento si chiedeva di aderire e sostenere le richieste, formulate attraverso il Manifesto (che è possibile scaricare integralmente dal sito www.banpfasmanifesto.org), si invitava la Regione del Veneto a proseguire l’indagine epidemiologica e i piani di monitoraggio in corso, estendendoli più puntualmente anche alla provincia di Belluno, avviando come già fatto in altre zone della Regione uno studio esplorativo di biomonitoraggio per valutare le concentrazioni di PFAS nel sangue su un campione di persone residenti in Provincia di Belluno. Si invitava l’Amministrazione Comunale di Feltre ad acquisire, presso gli enti competenti, le informazioni relative agli scarichi e alle emissioni delle aziende presenti sul territorio comunale trovando le modalità più adeguate per informare pubblicamente la cittadinanza. Si invitava, poi, l’Amministrazione Comunale a verificare nelle sedi competenti che eventuali nuovi insediamenti industriali nel territorio del Comune di Feltre non producessero inquinamenti da PFAS.
Di fronte ad un tema così importante, il Sindaco non ha ritenuto necessario intervenire nella discussione, demandando il compito all’assessore all’ambiente Dalla Palma. Quest’ultimo, semper fidelis al motto “Zaia, Patria e famiglia”, nel suo ecumenico intervento si è limitato ad elogiare quanto fatto finora dalla Regione, snocciolando qualche dato e mettendo in chiaro come la Regione non abbia nessuna responsabilità, su cosa non ci è dato sapere, ma doveva essere chiaro che la Regione non ha sbagliato niente e quello che ha fatto, sta facendo e farà, è tutto perfetto!
In chiosa, la maggioranza consiliare, per bocca del consigliere Meneguz, ha affermato che ordini del giorno così sono i benvenuti: odg nei quali si esorta l’Europa, il Governo, il Parlamento, la Giunta Regionale ad agire, purché non si tiri in ballo il Comune, perché amministra solo una piccola area circoscritta. Esito: la maggioranza boccia l’ordine del giorno presentato, per poi approvarne uno sostanzialmente uguale, dove però veniva stralciata ogni possibile richiesta e esortazione all’Amministrazione comunale. Quasi come se chiedere a chi governa la città ed al Primo Cittadino, (che ricordiamo nel suo ruolo assume anche l’incarico di massima autorità responsabile della salute pubblica) una maggiore sensibilità, una maggiore attenzione, un maggior approfondimento a livello locale per questa tematica, fosse un atto di lesa maestà. Beviamo tutti la stessa acqua. Non è una questione politica, è una questione della salute di tutti i cittadini.
Votino quel che votino.
