Attualità – 31 gennaio 2025

Feltre che muore - Turismo: il bilancio di un declino

Qualche settimana fa ho lasciato alcuni miei pensieri sulla situazione attuale di Feltre sulla mia pagina Facebook, consuetudine che sempre meno pratico, trovando il dibattito social piuttosto sterile e prestandosi lo stesso a rapidi e talvolta pretestuosi fraintendimenti.
Lo spunto derivava da un articolo apparso sulle pagine di Feltre del Gazzettino, dove si evidenziava un calo del 10% negli arrivi, ossia nelle notti dormite a Feltre nel 2024 nelle strutture ricettive.
Non ho saputo controllare l’impulso che talvolta mi e ci prende di esprimere i nostri ragionamenti attraverso i social network e così, nello spazio di qualche minuto, ho gettato là qualche pensiero.

IN CONSIGLIO
Come consigliere comunale reputo il consiglio comunale il luogo deputato al dibattito sulle vicende cittadine e nel prossimo consiglio comunale, che porterà in approvazione il bilancio preventivo 2025 dell’amministrazione Fusaro, mi riprometto di tornare sul tema.
Però, le pagine del Panfilo sono un’occasione propizia per portare all’attenzione del lettore, anche e proprio in vista della prossima seduta consiliare, un ulteriore spunto di riflessione, che non ha la presunzione di essere esaustivo, ma intende semplicemente sbottonare un dibattito su Feltre, sulla sua attrattività, sulla valutazione ribadita a più riprese da parte dell’amministrazione comunale in carica (leggasi l’assessore Andrea Bona), che Feltre sia una città modesta e che pertanto modestamente debba comportarsi.

LA STAMPA
Ho atteso con un certo interesse di leggere sulla stampa locale il consueto bilancio di metà mandato dell’amministrazione in carica, ossia quell’intervista che solitamente il redattore delle pagine di Feltre o il collaboratore che più assiduamente segue i fatti feltrini, erano soliti compiere, chiedendo al sindaco una valutazione dello sviluppo del programma elettorale, magari anche sollecitando il primo cittadino con qualche domanda scomoda, perché così dovrebbero funzionare le interviste. Solitamente è l’occasione per una valutazione del percorso amministrativo, quando si è giunti a metà strada del mandato elettorale.
Insomma, come avrete capito, a me è sempre piaciuto leggere questo tipo di articoli, che solitamente arrivavano a cavallo di capodanno, quando si ha anche più tempo per sedersi con il quotidiano di fronte e leggere con una poca di calma anche la stampa locale.
Non ho letto bilanci di metà mandato, non ho letto interviste di fine anno, insomma ero rimasto piuttosto stupito di notare una totale assenza di interesse da parte degli organi di stampa in merito all’andamento delle amministrazioni dei due comuni più grandi della provincia, perché tanto per Belluno, quanto per Feltre, non mi era capitato di notare le consuete interviste ai primi cittadini.
Anche la stampa potrebbe recitare un ruolo importante, nello stimolare un dibattito costruttivo attorno alle vicende cittadine.

IL BILANCIO
Allora, leggendo del calo di presenze e arrivi a Feltre nel 2024 (per arrivi leggasi notti dormite a pagamento), mi è venuto in mente che un minimo di bilancio, però, quanto meno sul turismo, lo si può trarre.
Perché di turismo ci si riempie la bocca, ma poi concretamente cosa viene fatto per stimolarlo?
Mi è venuto in mente che nel passato c’è stato il tempo delle critiche all’operato della nostra amministrazione, c’è stato il tempo delle promesse (in campagna elettorale), c’è stato il tempo dell’ambientamento della nuova amministrazione, però, ora è il tempo dei primi rendiconti attendibili, essendo giunti a metà mandato.
Noi avevamo un’idea di città vivibile e attrattiva per chi ci vive e per chi ci passa qualche ora o qualche giorno, che evidentemente non è stata compresa fino in fondo e questo chiaramente è stato un nostro errore, non siamo stati efficaci nel comunicare la direzione nella quale volevamo andare, con quali investimenti e con quali mezzi.
Com’è noto, a sinistra uno degli esercizi che più si ripetono è la cosiddetta “analisi della sconfitta” e dopo la sconfitta elettorale del 2022, a più riprese ci siamo detti che avevamo comunicato le nostre intenzioni, i nostri progetti, con scarsa efficacia.
Quello che avevamo intrapreso, però, era un processo ben preciso, che voleva rianimare un tessuto di comunità ovviamente colpito dalla perdita dell’università e degli alpini. Avevamo ben presente che il percorso sarebbe stato lungo e che i risultati non si sarebbero visti subito, sebbene iniziassero a intravedersi.
Sapevamo e tuttora sappiamo che Feltre rimane attrattiva e suscita interesse, ma ritenevamo e riteniamo tuttora che l’ente comunale dovesse recitare un ruolo da protagonista nella proposta culturale, sportiva e in generale, attrattiva della città.
Non per togliere spazio all’amplissima offerta costruita dalle associazioni di volontariato, ma per integrare quell’offerta, magari con forme di collaborazione che potevano e tuttora possono portare beneficio alle varie iniziative.
Avevamo costruito una proposta organica e coordinata, che coinvolgeva i diversi ambiti di intervento e certo, servivano investimenti.
Le critiche feroci ai 49 mila euro destinati alla maratona di lettura 2022, con Barbero, Vecchioni e molti altri, le frasi che ascoltai durante la campagna elettorale, anche da persone amiche, che mi dicevano che “con la cultura non si mangia”, sono invecchiate ben presto e male, perché anche l’attuale amministrazione ha scoperto che se si vuole proporre un evento di rilevanza, quanto meno nazionale, servono risorse. E allora, i circa 80mila euro spesi per il Festival dell’araldica, mai più riproposto, sono certamente stati giustificati dalla qualità del programma, ma non dal riscontro dei numeri di pubblico, perché non si videro minimamente, per esempio, le quasi 2000 persone che frequentarono piazza Maggiore, per Barbero e Vecchioni.
L’ offerta musicale era stata pensata con più proposte nell’arco di un’estate, perché questo consentiva alla città di rimanere sotto i riflettori e di consentire a frequentatori di diverse generazioni di imparare la strada verso Feltre. L’idea banalmente era che se delle persone arrivano a Feltre per ascoltare Bennato, oppure Fabi, o magari Gazzè, o Murubutu, o Michielin, o Gualazzi, o la Bandabardò o magari Moni Ovadia, poi probabilmente, innamorati di piazza Maggiore, ci sarebbero ritornate anche per frequentare i musei, ma pure il meraviglioso territorio circostante.
E allora avrebbero trovato il percorso archeologico di Feltria, ma anche la straordinaria offerta di ferro e vetro del Rizzarda, senza dimenticare lo straordinario tesoro del Diocesano.
In bici, anche ripercorrendo le strade della Gran fondo Sportful, avrebbero visitato il nostro territorio e sì, godendo degli investimenti del privato, avrebbero trovato un’offerta quasi unica al MVC Store che, nelle nostre visioni, andava per forza collegato con una ciclabile, che avrebbe dovuto passare per Mugnai e le Valentine, a Feltre.
Oppure avrebbero frequentato i sentieri della Dolomiti beer trail, o si sarebbero fermati un giorno in più in città, una volta conclusa l’Altavia n. 2.
I dati pubblicati dal Gazzettino indicano un calo negli arrivi, ossia un calo di chi ha dormito a Feltre almeno una notte, nella misura del 10%, in chiara inversione di tendenza con il resto della provincia, che invece cresce.

SENZA GRANDI EVENTI
Questi dati sono, peraltro, giunti all’attenzione in concomitanza o quasi con quell’altra notizia, che riportava che proprio nell’anno preolimpico la provincia di Belluno, o per meglio dire le Dolomiti bellunesi, non sarebbero state il teatro del tappone dolomitico del Giro d’Italia.
Una decisione questa, che pare sia stata presa da alcuni, senza condivisione con il territorio, nonostante tramite il fondo grandi eventi dei Fondi di confine fossero stati stanziati i finanziamenti per ospitare la Pedavena – Cortina, tappa dolomitica del Giro d’Italia.
Si è letto che non solo la tappa fosse stata finanziata con le risorse del fondo grandi eventi dei Fondi di confine, ma che l’organizzatore del Giro, ossia RCS, avesse anche già effettuato alcuni sopralluoghi.
Si sono anche lette alcune rassicurazioni, circa il fatto che la tappa sarà recuperata nel 2026, ma quanto accaduto la dice lunga su quale sia (o per meglio dire quale non sia) l’unione di intenti in provincia, in questo frangente preolimpico.
Ma un’altra riflessione sorge spontanea: siccome Feltre è il comune più grande di quelli di prima fascia dei Fondi di confine, siccome Feltre nel 2019 aveva particolarmente goduto della tappa del
Giro d’Italia che era partita da largo Castaldi ed era giunta alle Buse sul Monte Avena (si vedano a tal proposito i dati pubblicati dal Gazzettino, dove si evidenzia una permanenza di quasi tre giorni in città), non sarebbe pure da capire che ruolo abbia recitato il nostro Comune nella decisione, presa forse da altri, di rinunciare alla tappa nell’anno preolimpico?
Possibile che a nessuno interessi conoscere questi retroscena? Perché probabilmente ci saranno pure delle motivazioni fondatissime, ma è spiegandosi che si rischia di capirsi, lasciando tutto così, tra un detto e un riferito, non possono che sorgere illazioni.
Perché non nascondiamoci dietro a un dito, la tappa sarebbe partita da Pedavena, ma insomma, non è che distiamo poi molto e per tutto il Feltrino il tornaconto sarebbe stato notevole, con una presumibile notte rosa che
avrebbe coinvolto Pedavena sicuramente, ma anche i Comuni limitrofi, non senza dimenticare l’esposizione mediatica.

SOLO VOLONTARIATO
A mio avviso, il Comune di Feltre, sotto il profilo della vivibilità e dell’attrattività, ha quasi interamente demandato all’ampio settore del privato e del volontariato la costruzione di un’offerta turistica, culturale e sportiva, ma questo non può bastare e quel 10% in meno di turisti che hanno deciso di non soggiornare a Feltre nel 2024 lo stanno a dimostrare.
Proprio mentre sistemavo i miei pensieri “social” per renderli leggibili anche sul Panfilo, è uscito un articolo sulle pagine feltrine del Gazzettino, che narra di un calendario eventi sempre più fitto per il centro cittadino e le frazioni, che riempie di soddisfazione l’amministrazione Fusaro e allora, si legge delle varie sagre, da San Marcello a San Micel, passando per San Vittore, Foen, San Fermo e San Bortol, della benedizione del motociclista, della Dolomiti beer trail, della Telva trail, della 24 ore Castelli, della Sportful Dolomiti Race, della Mostra dell’artigianato, della Sporful Dolomiti Gravel, del Palio, della Conquista del castello, della festa del formai schiz di Celarda, della Full moon walk, per chiudere con San Matteo.

Un’offerta demandata quasi interamente al volontariato, alla quale il Comune aggiunge gli eventi imprescindibili, che sono davvero la base minima su cui lavorare, come il carnevale, Voilà, San Matteo e il cosiddetto festival dell’acqua, che immagino sostituire o integrare la vecchia e nota Maratona di lettura.

E quindi, ancora una volta, Santo volontariato. Grazie, grazie, grazie.  

 Francamente non era questo, però, che immaginavamo, quando avevamo letto di una Feltre riportata agli antichi fasti. 

Giovanni Pelosio
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