Attualità – 11 marzo 2024

Si potrebbe andare tutti a vedere cosa succede in Cpo - Storia infinita di una nomina

Nel dicembre 2020 veniva istituito a Feltre il Regolamento della Commissione Pari Opportunità, coronamento di un percorso articolato in fase di Commissione e poi di confronto in Consiglio, che aveva visto maggioranza ed opposizione dell’epoca fare sintesi in modo proficuo per un obiettivo ritenuto evidentemente comune.

La delibera di approvazione incontrò in quell’occasione il voto favorevole di quasi tutti i consiglieri presenti (15 e un astenuto), ma a sottolineare la bontà dell’operazione furono le parole dell’assessore Li Castri e del capogruppo di opposizione Trento, secondo cui erano state messe positivamente assieme le idee dell’una e dell’altra parte. E leggendo il Regolamento, questa è effettivamente la sensazione che se ne trae, soprattutto se ci si concentra sui criteri di composizione, oltre che sulle finalità, importantissime.

La CPO è organo che opera in piena autonomia, in rapporto di collaborazione con amministratori e soggetti del territorio e, come obiettivo, non solo promuove ma anche attua principi di uguaglianza tesi a rimuovere ostacoli che siano discriminatori. Parliamo della vita di ognuno, scolastica o lavorativa, della lotta alla violenza, dell’integrazione di genere sessuale, etnica, linguistica, ovvero di quei diritti ben definiti dalla Carta dei diritti dell’UE e dalla Costituzione italiana, che trovano così applicazione anche nel nostro Comune. Non è un orpello, insomma, la Commissione.

A dispetto di tutte queste premesse, a Feltre la Commissione è ferma da mesi, inchiodata non si sa bene da quale ostacolo che impedisce un passaggio molto semplice: la sostituzione di un membro dimissionario. È così che a distanza di oltre 6 mesi dall’abbandono di Giulia Trevisan, si attende il ripristino del numero necessario a far funzionare l’organismo, sempre meno di parità e sempre di più dispari.

Non sembrerebbe insormontabile come problema, se non fosse che a complicare le cose, a generare ostacoli anziché rimuoverli, a sparigliare i conti, ci sta pensando la maggioranza comunale da sola. Il regolamento è chiaro: il nuovo membro va nominato dal Sindaco, che valuta tra i curricula dei candidati, individuando la figura che abbia requisiti di competenza ed esperienza maggiori. Prima della nomina riferisce alla Terza Commissione per la ratifica.
E a questo punto succede il pasticcio.

Succede che i membri della minoranza chiedono in Commissione di visionare i curricula presentati, ricevendo inizialmente come risposta un secco NO. Ma perché? Perché NO. 
Poi ok, i curricula vengono resi noti, e a quel punto i membri della minoranza domandano la motivazione della nomina, prima di procedere al voto. Ma la motivazione pare non essere prevista, e arriva un altro NO.  
Allora la minoranza abbandona la votazione, e la maggioranza rimane, in assenza dell’onniassente consigliere Christian Tatto, senza i numeri sufficienti a ratificare.
Risultato: niente di fatto, Cpo ancora azzoppata, fino a data da destinarsi, e relativo ordine del giorno cancellato dal seguente consiglio comunale.
Dettagli politici, si dirà. Schermaglie amministrative.
Sì, ma non solo questo.
Il nodo è che la nomina in questione venga effettuata su base di merito e non per appartenenza politica. O almeno non solo per appartenenza politica.
Ecco perché l’opportunità di condividere, ecco perché diventa importante, se non necessario motivare, prima di ratificare.

Simone Cassol
Autore

* (Art. 7, c. 3: Il/la Sindaco/a esamina le candidature e formula una graduatoria sulla base della valutazione dei curricula, adottando criteri che assicurino la più ampia rappresentatività generazionale, che tengano conto del ruolo svolto nell’ambito della collettività, delle peculiarità professionali e della tipologia e pluralità delle esperienze nei settori del lavoro, della cultura, della scuola, dell’associazionismo e delle attività economiche).