Attualità – 11 marzo 2024
Per l’8 marzo, la Festa della Donna - C’è ancora domani e i dati sull’occupazione femminile
L’otto marzo: una giornata importante per ricordare le battaglie delle donne nel corso della storia e per mettere in evidenza le discriminazioni che le donne vivono, anche oggigiorno.
Il 2024 è cominciato con le importanti parole pronunciate da due uomini: il presidente Matterella e Papa Francesco, i quali hanno dedicato i loro discorsi di apertura d’anno proprio alle donne, sottolineandone il valore e il ruolo strategico nella società.
L’inizio dell’anno ha salutato anche il successo del film “C’è Ancora Domani” di Paola Cortellesi, una sorta di commedia che ha funzionato come specchio collettivo, come manifestazione di una memoria storica sul rapporto tra sessi di inedita attualità e universalità. Il film è un altissimo tributo ad un momento significativo per la storia delle donne italiane, ovvero la data 2 giugno 1946, quando queste ultime furono finalmente chiamate alle urne per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia o diventare una Repubblica.
La protagonista della storia è Delia, un tipico esempio di donna italiana di quegli anni, ma prima di tutto una madre e una moglie. La regista ha reso il pubblico partecipe delle situazioni di violenza domestica, botte, umiliazioni, maltrattamenti che Delia subisce dal marito Ivano in quello che è un rapporto tossico, fatto di paura e terrore, e che finisce per essere espressione di qualcosa di tanto attuale, quanto importante dal punto di vista storico. E a questo proposito ci ricorda la portata di un cambiamento che è stato sensibile, ma che non è ancora completo né tantomeno sufficiente per quello che riguarda la condizione femminile nell’attuale società italiana.
Il film ci dona un ritratto spietatamente realistico di ciò che era il maschio di una volta, andando in realtà oltre una caratterizzazione di maniera. “In fondo ha fatto due guerre” è l’alibi con cui Delia giustifica il marito Ivano ogni volta che la picchia, la umilia di fronte ai figli o agli altri. La donna, si sa, ogni tanto deve ricevere qualche schiaffone, per tornare a stare al suo posto perché in fin dei conti è lei che se le è cercate e se le merita; un’eredità che non siamo riusciti ad eliminare del tutto, visto che l’Italia ad oggi guida la triste classifica per quanto riguarda i femminicidi. Oggi, nel 2024, possiamo dire di non avere raggiunto del tutto la parità di genere. Molto spesso, infatti, a uomini e donne non sono garantite le stesse possibilità, retribuzioni, o anche l’accesso a ruoli manageriali. Le differenze di genere sono ancora marcate e questo provoca delle conseguenze a livello economico e sociale.
I dati dell’Ispettorato del Lavoro mettono in evidenza come il numero delle dimissioni dal servizio sia in aumento nei primi tre anni di vita del figlio: nel 2022 sono state 61.391, con un più 17,1% rispetto al 2021. Il fenomeno riguarda soprattutto le donne ed è legato strettamente alle difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro. Il 63% delle neo mamme, infatti, pone tra le motivazioni di questo tipo di decisione la fatica nel tenere insieme l’impiego e il lavoro di cura, rispetto al 7,1% , rappresentato dai padri.
Una donna su cinque lascia il mercato del lavoro a seguito della maternità. In generale, la differenza tra i tassi di occupazione di uomini e donne è pari al 17,5 per cento; divario che aumenta in presenza di figli e arriva al 34 per cento in presenza di un figlio minore nella fascia di età 25-54 anni. La dimostrazione che lavoro e maternità nel nostro Paese sono praticamente inconciliabili è evidente nei dati riguardanti il tasso di occupazione delle donne con figli sotto i 6 anni che raggiunge il 55% mentre quello delle non mamme è oltre il 77%. Di fronte a ciò il Governo latita. “La differenza tra il salario annuale medio percepito da donne e uomini è pari al 43%, al di sopra della media europea, che è invece pari al 36,2%”. Ma se il binomio maternità e lavoro continuerà ad essere quasi incompatibile difficilmente nasceranno tutti i figli che, seppur desiderati, non vedono la luce. Occorre, innanzitutto, aumentare l’occupazione femminile stabile e dignitosa, ridurre il differenziale salariale e mettere in campo strumenti di condivisione del lavoro di cura.
Ed è con queste aspirazioni che, nella giornata dell’8 marzo, la società intera è chiamata a raccogliersi attorno al ruolo della donna, e al valore che può rappresentare nei tanti settori che interessano la collettività. A patto che ci si impegni nel creare le condizioni favorevoli all’espressione di questo valore: condizioni di concreta parità.
