Attualità – 6 novembre 2023
Sanità Bellunese, qualche riflessione…
Il 28 ottobre, il Coordinamento Veneto dei Comitati in difesa della Sanità Pubblica, le Associazioni di pazienti e dei loro familiari, i Sindacati, molti operatori e semplici cittadini hanno manifestato le loro preoccupazioni per il mantenimento della Sanità Pubblica, questione di rilievo nazionale ma particolarmente sentita in un territorio periferico e disagiato come la Provincia di Belluno.
Il SSN, dal 1976 esempio di universalità delle cure, è il grande malato d’Italia e sconta gravi problemi organizzativi, gestionali e programmatori che sono sostanzialmente dovuti a:
- un colpevole errore di programmazione dell’accesso alle facoltà medico-scientifiche ed alle specializzazioni che ha determinato il problema principale: la carenza di medici ed infermieri, che, oltre alla difficoltà oggettiva di coprire turni ed erogare servizi, ha aperto il mercato del privato, dei professionisti a gettone che, essendo divenuti indispensabili in alcuni settori come il Pronto Soccorso, dettano le regole dei compensi e innescano una disaffezione verso il servizio pubblico in particolare dei giovani che si affacciano a questo lavoro. Inoltre, i concorsi e le assunzioni non vengono tempestivamente espletati ed anche questo spinge verso il privato.
- il costante definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale nell’ultimo decennio; il tetto di spesa per le assunzioni, recentemente riattivato anche dalla Regione, per cui negli stessi anni il Ssn ha perso 45.000 dipendenti; il taglio dei posti letto ospedalieri: 80.000 in Italia dal 2009 al 2018, in Veneto si è passati da 5,1 a 3,7 posti letto per 1000 abitanti sacrificando in particolare le degenze per la popolazione anziana.
- una sterile burocratizzazione che ha distolto una parte considerevole del tempo all’assistenza alle persone, demotivato molti professionisti, creato un sistema gestionale verticistico in cui competenze, esperienza, merito degli operatori sul campo hanno valore nullo, nonostante le demagogiche definizioni di “eroi” di un recente passato che suonano come una presa in giro.
- la visione della Sanità come veicolo di consensi che porta amministratori a scelte e richieste senza logiche programmatorie di lunga prospettiva, in particolare per il problema principale che è l’invecchiamento della popolazione dove sociale e sanitario sono spesso non distinti.
La Sanità bellunese paga un prezzo alto in questo contesto, gravato dagli interessi dovuti ad un territorio difficile. La riorganizzazione territoriale in un’unica Azienda forse non è stata la scelta più utile e certamente la capacità di pensare un modello di sanità di montagna concreto e sostenibile non si è ancora palesata, anzi talora si rincorrono le richieste dei Sindaci, senz’altro motivate, ma fuori da una programmazione complessiva, in cui si inseriscono anche le necessità sanitarie dettate dalle Olimpiadi invernali del 2026 che impiegheranno risorse consistenti.
I problemi sono molti, ma certamente drammatico è il reperimento di personale; sono stati previsti degli incentivi economici per i Medici di Medicina Generale che lavorano nelle zone disagiate, alcune amministrazioni hanno offerto affitti ed ambulatori a costi agevolati senza finora attrarre personale in particolare nelle zone più periferiche della Provincia. La chiusura delle degenze nella Psichiatria dell’Ospedale di Feltre e le difficoltà della Neurologia dell’Ospedale di Belluno sono state eclatanti espressioni di questa crisi.
Si dovrà fare molto sulla qualità del lavoro, togliere inutili lacci burocratici per liberare tempo all’assistenza, valorizzare le esperienze e le capacità professionali nella programmazione come avviene ormai in molte aziende che considerano il personale la prima risorsa, la qualità del lavoro è altrettanto attrattiva della remunerazione, in particolare per i giovani.
Sull’esempio di altre zone, la Provincia potrebbe offrire borse di studio aggiuntive per le scuole di specialità mediche e per gli studi infermieristici, vincolate alla permanenza nel territorio bellunese per un determinato periodo. Tutti gli studenti di Medicina, di Scienze Infermieristiche e delle altre facoltà scientifiche dovrebbero essere subito contattati dall’Azienda e Ordini professionali per spiegare le esigenze del territorio, le opportunità professionali e formative ed inoltre prospettare sbocchi professionali.
Altro spunto è la considerazione che gli Infermieri in provincia di Bolzano hanno ottenuto uno stipendio significativamente maggiore, che potrebbe essere proposto con l’obiettivo di sperimentare modelli di gestione del personale infermieristico di alcune mansioni mediche come avviene in molti paesi europei.
La popolazione bellunese è fra le più anziane in Italia, il territorio dovrebbe essere il fulcro dell’assistenza, concretamente integrata con gli Ospedali per ridurre i ricoveri non necessari che aumentano la fragilità, impegno che richiede grande capacità operativa ed adeguate risorse, la recente istituzione dell’Infermiere di Famiglia è uno spunto positivo.
Le aggregazioni di Medici di medicina generale dovrebbero essere fortemente incentivate per poter dare un’assistenza continuativa almeno h 12 ed evitare accessi non dovuti ai PS, la sburocratizzazione inoltre può veramente liberare tempo da dedicare all’assistenza vera, al contatto con i Pazienti, al lavoro sanitario Medico ed Infermieristico nella sua essenza.
Di contro, è giusto considerare la buona qualità delle dotazioni in particolare nei due Ospedali maggiori e la qualità e l’umanizzazione delle cure, che sono un merito da attribuire agli Operatori che con difficoltà resistono alla burocratico-informatizzazione imposta dalla Regione.
Le liste d’attesa non hanno la criticità di altre AULSS, la prevenzione e gli screening sono sicuramente un punto di forza della sanità bellunese, la Telemedicina, obiettivo dell’Azienda, può essere di grande aiuto.
Manca forse una visione di strategia di lunga prospettiva che tenga conto delle caratteristiche demografiche, sul ruolo degli Ospedali e sul modello organizzativo che va riconsiderato per un territorio di montagna che va prima di tutto presidiato per affrontare efficacemente le urgenze tempo-dipendenti, le necessità basilari di utenti fragili come sono gli anziani, faccia un ragionamento sulle discipline specialistiche che non abbia come fondamento il campanile ma l’integrazione organizzativa e le competenze.
Va inoltre recuperato un senso civico e di rispetto dei Cittadini verso la struttura sanitaria pubblica che è un bene comune, richiede rispetto degli Operatori e del loro lavoro, dell’organizzazione e di quello che può offrire in questo momento storico.
La politica locale, che abbiamo visto tristemente divisa in occasione di questa manifestazione, e la Regione non sono riusciti negli anni ad elaborare un modello di Sanità della Provincia Montana di Belluno sull’esempio delle Provincie di Trento e Bolzano che, in realtà con risorse nettamente superiori, hanno comunque organizzato servizi adeguati al territorio.
Un rebus difficile, sul quale le migliori risorse politiche, sociali, produttive dovrebbero cimentarsi. Lo spopolamento della nostra Provincia passa anche dalla sensazione dei cittadini di perdere servizi: scuole, uffici … ma la salute è la cosa più importante e l’ultima sulla quale risparmiare.
