Pansatyrikon – 6 novembre 2023

Intervista a Esculapio - Ep. 1 Questione di fortuna

Esculapio, no te à la testa. Fàtu come a parlar?

Son ventriloquo.

E satu anca ’l dialetto?

Conosco ogni lingua passata di qua.

Italiano, che i ne capìs?

E sia, ma non capiranno ugualmente.

Ottimista…

Sono un dio greco, l’ottimismo è cristiano.

Scusa, scusa… che caratteraccio.

Sono il dio della medicina. La cura, come la verità, può far male.

Parli sempre così, duro e conciso?

Sono un dio.

Un dio molto antico…

Abbandonato a terra per secoli. 

E in una cassa di legno giù a Padova.

Tempi bui. Meglio il Medioevo.

Ora siamo nel 2023, la chiamano età contemporanea.

Lo chiamano 2023.

Sì, giusto… dio greco. Dimmi, allora, come vanno le cose qui?

Ferme.

Beh sei una statua…

Mi muovo più io.

In effetti il panneggio dà quel senso di movimento, come anche la posa del braccio…

Tutto ciò che muta resta e tutto ciò che resta muta.

Scusa Esculapio, sono un povero ignorante, possiamo non fare filosofia?

No. Prima di incontrare la morte, Socrate fece sacrificare un gallo per me. Io parlo per enigmi e verità, o non parlo.

E parli con la pancia.

Ma non alla pancia.

Va bene, va bene… ho capito, scusa. Dicevamo, qui non si muove nulla. Che vuol dire?

Che da qualche tempo non so nemmeno chi comanda.

Dal Colle delle Capre?

Dal Colle delle Capre.

Te lo dico io: la Colle.

La Colle dal Colle delle Capre.

Proprio così. Non sai nulla di lei?

No. Prima pensavo fosse un Dalla Palma dal Colle delle Capre. Poi uno Spada, singolare, del Colle delle Capre, che contava come il due di spade, plurale, con la briscola a bastoni.

Sì, prima…ora hanno cambiato. Ma scusa, sai giocare alle carte, Esculapio?

Ho imparato negli anni, osservando quel baretto lì in fondo.

E cosa te ne pare?

È una questione di fortuna.

Nel senso greco di fortuna immagino…

Nel senso greco. Infatti, puoi chiamarmi anche Asclepio.

Ma ti chiamerò Esculapio, perché sono stati i romani a volerti qui.

E i miei amici erano latini, erano lì sotto con me, ora sono andati interrati o perduti.

Ti mancano?

No. È una questione di fortuna, ti ho detto.

Speri ancora in qualche scoperta?

Nec spe, nec metu. 

Cavolo, proprio feltrino…

Sono feltrino da prima di te. 

Va bene va bene, scusa… mamma mia che carattere.

Né speranza né paura, ma nemmeno mi piace quel che ho attorno.

Cioè?

Vedi, quello che era il nostro spazio, lo hanno coperto tutto per il Duomo.

Sai, avevi un altro grande amico con questa idea, uno che hai conosciuto molto bene…

Lo so, e so che non c’è più.

Ci manca…

A me no. Ti ho detto, è una questione di fortuna.

Però a noi manca lo stesso.

Per questo ho cominciato a parlare. Ora su, domandate.