Attualità – 29 aprile 2024
Riflessioni sul calendario civile
25 APRILE – 1° MAGGIO – 2 GIUGNO – 10 GIUGNO
Non vorrei apparire blasfemo, ma mi viene fatto di pensare che, con la ricorrenza del 25 Aprile, si sia aperto il triduo pasquale laico della nostra Repubblica. Ogni anno possiamo, infatti, ricordare una vera Pasqua italiana di resurrezione alla libertà ed alla democrazia, che comincia il 25 aprile (Anniversario della Liberazione, non solo dall’oppressione dell’invasore ex alleato tedesco, ma anche da più di vent’anni di dittatura fascista), passa attraverso il 1° maggio Festa del Lavoro, fondamento della nostra convivenza civile (1) e si completa il 2 giugno, Festa della Repubblica. Quest’anno, poi, in occasione del centenario del suo barbaro assassinio, si può aggiungere il 10 giugno: la morte di Giacomo Matteotti.
Come non riconoscervi un percorso unitario, coerente ed ispirato, culminante con l’affermazione della Repubblica, democraticamente scelta come nuova forma di governo, a suffragio universale anche femminile? Un cammino sicuramente avviato e reso possibile dalla Resistenza, in cui proprio le donne hanno avuto un ruolo autonomo e determinante, distillato, senza versarne nemmeno una goccia, nella Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, da allora l’autentico dna del nostro essere Patria e Nazione. Senza bisogno di tanti aggettivi, senza mai una parola oltre il necessario, senza proclamarsi contro qualcosa, la Carta costituzionale dice chiaramente chi siamo, come vogliamo diventare, come non vogliamo più essere.
Riconosce e non concede i diritti individuali come dono naturale (di Dio, per i credenti), li promuove e difende. In primis, il lavoro, stabile, adeguatamente remunerato (2), conforme alle proprie inclinazioni e capacità, come solo può assicurare la piena dignità della persona; non è, però, esclusivamente un diritto, ma anche un dovere (3).
Esaminando, di seguito e uno per uno, tutti gli altri solidissimi pilastri della nostra casa nazionale, ci dice che abbiamo e costruiamo insieme, giorno dopo giorno, una democrazia, certo sempre perfettibile, dove la libertà ottenuta con il sangue partigiano non è disgiunta da dei doveri (4). Una libertà esigente, insomma, dove a tutti è chiesto di assumere la propria parte di responsabilità per perseguire l’anelito comune, in Patria, in Europa e nel mondo, liberi fra liberi, di pace in terra agli uomini di buona volontà. Davvero la Costituzione è il nostro “Gloria” civile.
Ogni tappa di questo triduo non è da intendersi come conquista definitiva né è esente da critiche. Tuttavia, il rispetto per le ragioni del fratello allora nemico non può farci dimenticare il sacrificio di quanti, spesso giovanissimi, donando talora la propria stessa vita, hanno coraggiosamente sfidato conformismo, indifferenza e convenienze per la causa giusta. La liberazione è stata in primo luogo l’abbattimento di una dittatura brutale, che non ammetteva dissenso, che sopprimeva od esiliava gli oppositori; pretendeva di inculcare il proprio credo penetrando invasivamente fin nelle coscienze dei più piccoli ed avvilendo scuola ed insegnamento; fomentava la delazione ed il sospetto, ogni pur minimo diritto era subordinato alla superiore esigenza di salvaguardia dello Stato fascista e dei suoi distorti principi ispiratori, fra i quali e non ultimo l’odio per la diversità di razza e di orientamento sessuale, fino ad arrivare alla dissennata partecipazione alla seconda guerra mondiale a fianco dell’abominio nazista, non tanto diverso in termini di ferocia politica e morale. E se pure in tali termini ci surclassò, non può costituire fonte di attenuanti per il fascismo né renderne appellabile la condanna. La scelta repubblicana fu anche liquidazione della dinastia sabauda, complice consapevole della dittatura, tollerata, blandita, sostenuta fino all’ignominiosa promulgazione monarchica delle leggi razziali.
In quello che sarebbe accaduto solo vent’anni dopo, la figura di Giacomo Matteotti si inserisce a pieno titolo. La sua alta statura di riformista e democratico ante litteram fu ispiratrice ed anticipatrice delle conquiste future, fino all’ estrema conseguenza di una morte che, se pure il Cavaliere Benito Mussolini non volle, certo non esitò ad ascrivere, se non altro moralmente, alla propria personale responsabilità (5).
Ma la Repubblica nata dalla Resistenza non è stata vendicativa, non può esserlo. Guerra (6) e violenza le sono estranee; Palmiro Togliatti, da Guardasigilli, si affrettò, con l’amnistia, a chiudere un rischioso processo di epurazione i cui confini sarebbero stati ben difficili da tracciare e sicuramente avrebbe impedito per anni la partecipazione di tanti, magari silenti ed obtorto collo, sostenitori o fiancheggiatori del caduto regime alla nuova vita democratica duramente e per tutti conquistata. Si dette vita, allora, ad un patto fondativo di irripetibile, larghissimo consenso, che ammette anche il non riconoscervisi, che non richiede professioni di fede e tutela persino la libertà del critico o del contrario (né il voto per la Repubblica né quello finale sulla Costituzione furono unanimi). In questo senso, è veramente necessario pretendere dichiarazioni di antifascismo da chi, anche ai massimi livelli, tuttora beneficia di tale libertà in precedenza negata? Non è forse lo smacco più forte per costoro sapere che la loro piena partecipazione e dignità è, comunque, assicurata e protetta senza chiedere abiure formali?
Ferma restando la pietas dovuta agli sconfitti, rinnoviamo allora tutti, senza strumentalizzazioni, forzature e riserve, la nostra adesione a tale patto, impegnandoci quotidianamente per la sua piena attuazione, consapevoli della sua insostituibilità e della sua necessaria difesa come un bene prezioso. Celebriamo con orgoglio e senza distinguo la memoria, l’impegno, il sacrificio di chi lo ha reso possibile. Con questo spirito, attendiamo subito tutti, nelle rispettive competenze, alla prova dei fatti, nell’appoggio alle iniziative per il centenario dell’assassinio dell’On.le Giacomo Matteotti, non eroe di parte, ma primo martire nazionale nella lotta per la libertà, la democrazia, la giustizia sociale.
Massimiliano Zanin
Autore
Riferimenti
1: Art. 1 comma 1 Costituzione italiana: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
2: Art. 36 comma 1 Costituzione italiana: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
3: Art. 4 comma 2 Costituzione italiana: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
4: Art. 2 Costituzione italiana: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
5: Camera dei Deputati – legislatura XXVII – tornata del 3 gennaio 1925 – pagg.2028 e segg. – dichiarazioni del Presidente del Consiglio: Ebbene, dichiaro qui, al conspetto di questa Assemblea e al conspetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto (…) Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere.
6: Art. 11 Costituzione italiana: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
