Attualità – 25 aprile 2024
Il segretario dimenticato - Frammenti di storia del feltrino che sostituì Matteotti
Via Basso, a Feltre, è conosciuta per tre cose: i tanti negozi chiusi – tanto da farla diventare quasi “proverbiale” nella desertificazione commerciale della città – il Banda Larga e, fino a qualche tempo fa, lo Studio Gaz. Via Basso è, in realtà, via Luigi Basso. Definizione: “deputato”. “Carneade – direbbe don Abbondio – chi è costui?”
Luigi Basso è oggi un perfetto sconosciuto, specie per i feltrini. Gianpaolo Sasso, che ne aveva tracciato un brevissimo ricordo, centrato essenzialmente sulle sue frequentazioni feltrine, già lamentava il totale silenzio sulla figura per il cinquantesimo dalla morte. Era appena il 2000.
Pur essendomi confrontato spesso con vicende feltrine, mai mi era capitato di incontrare questo personaggio. Si, avevo visto, tempo fa, che sul sito dello Studio Legale Gaz ve n’era un accenno, ma francamente non gli avevo mai dato troppo peso. Del resto – pensavo – in una città estremamente autocelebrativa come Feltre vuoi che un personaggio – se davvero ha avuto un minimo di peso – passi così inosservato? Abbiamo vie dedicate a tanti illustrissimi politici locali novecenteschi che, in sostanza, hanno avuto come unico merito quello di portare a Feltre qualche prebenda. Luigi Basso – mi dicevo – sarà uno di questi. Si aggiunga poi un’altra considerazione. Su Luigi Basso non c’è nulla. Nessuno lo ricorda. Gli storici locali non gli hanno riservato nessuna attenzione. Nessun vero articolo scientifico gli è dedicato, pochissime informazioni su internet. In qualche caso il nome viene addirittura storpiato. Insomma, con tutto il rispetto, non poteva essere altro che un Carneade.
Poi succede che arriva il centenario di Matteotti e, con l’idea di costruirci una piccola rassegna, inizio a leggere l’ultimo libro di Mimmo Franzinelli. A pagina 285 si legge: “In vista della riapertura della Camera il gruppo social-unitario elegge l’11 maggio il direttivo costituito da Matteotti, Turati e Basso”. Rileggo: “Matteotti, Turati e Basso”. Ecco che Luigi Basso, dal nulla, compare assieme a due dei massimi personaggi del socialismo italiano ed europeo. Chiudo il libro. Il “trip” è già partito. Da dieci giorni a questa parte ogni mio ritaglio di tempo è dedicato a Luigi Basso. Ultima avvertenza: per poter scrivere questo primo e approssimativo tratto biografico ho tirato matte tante persone, in primis Enrico Bachetti e Marcello Della Valentina che ringrazio sentitamente per la disponibilità. Molte cose che scriverò nelle prossime righe sono ancora incerte. Alcuni passaggi sono ancora del tutto sconosciuti. Facilmente, nelle prossime settimane, alcuni fatti ed eventi relativi alla vita del Basso andranno rivisti con l’approfondimento delle ricerche. Tuttavia non si poteva fare a meno, in occasione del 25 aprile che precede di qualche settimana il centesimo anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, di provare a fare un minimo di luce su un feltrino dimenticato che – come vedremo – non merita affatto di essere lasciato nel dimenticatoio.
Le origini e la formazione
Luigi Basso nacque a Feltre il 20 novembre del 1862. La famiglia era di estrazione borghese e consentì a Luigi ed al fratello Bartolomeo di sviluppare notevoli percorsi di studio di carattere universitario. Sappiamo che Bartolomeo, laureatisi in medicina e chirurgia, morì a Roma a soli 29 anni. Sul percorso di studi di Luigi invece si notano, nelle fonti fino ad ora a disposizione, alcune incongruenze. In una relazione dalla Prefettura di Belluno datata 1897 (fino ad oggi inedita) Luigi Basso è così descritto: “E’ di buona condotta morale. Di carattere intollerante, astioso, settario. Ha buona educazione, intelligenza, cultura (sic). Studiò giurisprudenza a Padova, dove si laureò, ed è abilitato all’esercizio dell’avvocatura”.
Dalla relazione emerge anche la presenza di una sorella, con la quale pare che Basso vivesse dopo il ritorno da Roma di cui parleremo poco più avanti. Dei genitori per ora conosciamo solo il nome: Alessandro Basso il padre, Maddalena Pauletti la madre. Inizialmente coniugato con Maria Sandi, Luigi Basso si sposerà, il 31 maggio 1897, con Evelina Boschieri. Giampaolo Sasso, nel suo ritratto citato in precedenza, richiama anche alcune caratteristiche fisiche di Basso, tratte dalle carte relative al servizio di leva. Un ventenne di media statura con occhi grigi e capelli biondi. Tra i segni particolari spicca una piccola cicatrice sul naso.
Non sarà difficile, tramite accurate ricerche d’archivio, aggiungere dei particolari alla prima fase di vita e al contesto famigliare del nostro protagonista. Ed è questo uno dei primi obiettivi che rimandiamo alla seconda fase della ricerca.
La questione romana
“Cominciò a mettersi in vista presso i suoi concittadini, mentre era a Roma dove si trovò, ultimati gli studi, e si intrattenne fino al 1891, dove fece parte come Segretario del Comitato pel monumento a Giordano Bruno”.
Questo passaggio, sempre ripreso dalla relazione del solerte funzionario della Prefettura di Belluno datata 25 giugno 1897, pone in luce uno dei momenti che segnerà una svolta nella vita – e nella coscienza politica – del Basso. E’ opportuno, fin da subito, chiarire la temperie cultural-politica romana del periodo. L’unità d’Italia era ricordo molto fresco; Roma era la capitale del Regno, al tempo dell’arrivo del giovane Basso, da poco più di un decennio. La contrapposizione tra il neo Stati Italiano ed il papato, da poco privato del potere temporale, era ai massimi livelli. In questo clima, specie negli ambienti universitari, la figura di Giordano Bruno, grande filosofo che per le sue teorie, dichiarate eretiche dal Tribunale dell’Inquisizione, venne bruciato vivo a Roma in Campo dei Fiori nel gennaio del 1600, veniva ad assumere un grandissimo significato simbolico. Erigere un monumento al filosofo di Nola, dunque, costituiva un’operazione dall’altissimo significato politico. Recentemente, Massimo Bucciantini ha pubblicato con Einaudi un libro intitolato “Campo dei Fiori, storia di un monumento maledetto” che ci aiuta, non poco, a dirimere le grandi questioni che vennero affrontate per la realizzazione della celebre statua, ancora oggi visibile in Campo dei Fiori. Nel racconto di Bucciantini possiamo trovare alcuni straordinari riferimenti biografici relativi alla figura di Luigi Basso che – diciamolo subito – ebbe in questa partita un ruolo tutt’altro che marginale.
Nella vicenda che portò all’erezione del monumento di Campo dei Fiori ebbe un ruolo importante il filosofo Antonio Labriola, una delle personalità italiane più importanti del tempo in campo culturale. Convinto sostenitore della laicità dello stato, il filosofo ebbe non pochi interessi anche nello studio del marxismo e del movimento socialista che, in quegli anni, stava nascendo anche in Italia. Da una lettera dello stesso Labriola, sappiamo che egli fu maestro del giovane avvocato Luigi Basso. “Vi presento il mio bravo alunno ed amico sig. Basso, di cui vi ho già parlato” scriveva il filosofo a Carlo Fiorilli. Non solo: Basso si laureò a Roma, per la seconda volta, proprio con Labriola il 27 giugno 1886, discutendo una tesi sul metodo delle scienze sociali. In quel periodo il giovane avvocato feltrino fu membro del Consiglio direttivo e segretario del circolo radicale di Roma. Seguendo l’insegnamento del maestro, Basso entrerà nel Comitato per l’erezione del monumento a Bruno fino a diventarne presidente. In questo ruolo intrattenne rapporti con i massimi esponenti della politica romana del tempo e la sua attività finì anche per essere oggetto di particolare attenzione da parte delle forze di polizia che lo consideravano un giovane dall’ardente animo repubblicano. Il ruolo di Basso fu fondamentale anche nella “scelta” della tipologia del monumento e dell’iscrizione che doveva esserne posta alla base tanto che, una straordinaria fotografia dell’epoca, attesta l’approvazione del bozzetto della statua con tanto di timbro del comitato e firma del suo presidente. (immagine 1)
Il clima, come detto, era incandescente; per la stampa clericale, Campo dei Fiori era divenuto un campo maledetto. La statua, commissionata dal Comitato guidato da Basso ad Ettore Ferrari, venne inaugurata il 9 giugno 1889 e da allora divenne il simbolo del libero pensiero e della sfida alla Chiesa. Fu proprio l’avvocato feltrino, in rappresentanza del Comitato, a leggere l’atto di consegna del monumento alla città: “la prima pietra miliare che segna il cammino della nuova Roma” disse Basso nel suo discorso inaugurale.
Il ritorno a Feltre
L’esperienza romana segnò un momento straordinariamente importante nella vita di Basso il quale non solo si era formato con il pensiero di Antonio Labriola ma aveva intrattenuto rapporti con le più alte cariche della politica del tempo. Di sicuro la sua notorietà aveva raggiunto livelli importanti. All’inizio degli anni ‘90 il trentenne avvocato feltrino era ancora un radicale che si muoveva seguendo le orme di una delle personalità politiche più significative del tempo: Felice Cavallotti.
I tempi però stavano cambiando. Il vento del socialismo soffiava sempre più forte, specie tra i giovani ,e sembrava cogliere meglio lo spirito del tempo. Il partito radicale, nato dall’estrema sinistra storica, era ancora particolarmente centrato sui grandi spiriti risorgimentali. Quando Basso tornò a Feltre si rese conto che l’idea radicale non era sicuramente lo strumento più adatto per penetrare nelle masse. Siamo nel periodo in cui il diritto di voto andava allargandosi e le grandi masse contadine ed operaie stavano per affacciarsi sulla scena politica. Basso, consigliere a Feltre dal 1895, divenne il capo dei socialisti feltrini che arrivarono, nel giro di un decennio, alla guida del Comune. La svolta fu significativa. Anna Rosada scrive che la spesa del bilancio aumentò in cinque anni del 40% grazie sopratutto alla municipalizzazione del dazio. Grande attenzione venne data all’edilizia scolastica e alla realizzazione dell’acquedotto urbano definito come il “battesimo della vita nuova a cui Feltre si va dischiudendo”. Basso ricoprì il ruolo di assessore, mai quello di Sindaco, anche se si può tranquillamente dire che fosse lui l’anima del nuovo corso. Significativa, a questo proposito, visti i trascorsi dell’avvocato feltrino, è l’intitolazione dei giardini del Seminario Vescovile a Giordano Bruno, una vera provocazione anticlericale.
L’attività di Basso a Feltre andrà senza dubbio approfondita. Di certo divenne anche consigliere provinciale e partecipò in più di un’occasione alle elezioni politiche concorrendo alla carica di deputato. Vi riuscì solo nel 1919 quando, però, il vento stava già cambiando direzione.
La Grande Storia
L’attività parlamentare di Basso è tracciata sul sito della Camera dei deputati dove si possono trovare i testi delle sue interrogazioni. Si dedicò, come era facile immaginare, anche a diverse tematiche di interesse locale, prima fra tutte la questione della ferrovia che ebbe un grande significato nel dibattito feltrino del tempo. Ciò che però più ci interessa in questa sede è il percorso politico dell’avvocato feltrino: eletto nelle file dei socialisti, seguì, di fatto ,la scia dei riformisti, schierandosi proprio con Turati e Matteotti nella costituzione del Partito Socialista Unitario, frutto delle tante divisioni delle sinistre in quella fase politica. Basso dunque prese le distanze tanto dai Comunisti nel 1921 quanto dai socialisti massimalisti. La contrapposizione al fascismo, salito al potere nel 1922 fu il tema centrale di quel momento. Tra mille difficoltà Basso divenne una delle personalità più importanti del partito. Il gruppo parlamentare lo elesse, il 10 – 11 maggio 1924, in comitato direttivo assieme a Matteotti e a Turati. In questa fase venne ribadita l’opposizione ad ogni forma di dittatura, in particolare del regime fascista.
Matteotti fu il principale oppositore di Mussolini e, come è noto, il 10 giugno venne rapito ed assassinato dalla banda fascista guidata da Dumini. La direzione del Psu si riunì il 17 e il 18 giugno nominando proprio Luigi Basso nuovo segretario. L’ormai non più giovane avvocato feltrino si trovò quindi a gestire, da segretario nazionale del più importante partito di opposizione al regime, una delle più delicate fasi della storia italiana. Dopo l’omicidio di Matteotti le opposizioni si ritirarono sull’Aventino; in una prima fase Basso sposò in toto l’iniziativa: “La funzione parlamentare dell’opposizione, mentre sussistono le attuali ragioni politiche, è limitata all’astensione”, si legge sulla Giustizia, organo ufficiale del Psu. Le opposizioni si illusero. Turati, si convinse, come molti altri, che Mussolini potesse cadere e iniziò ad immaginare un’alternativa. “Ho parlato – scrive il leader del socialismo unitario alla Kuliscioff il 19 settembre 1924 – in direzione con Basso, Musatti e Zannerini della necessità di preparare quel tale minimum di programma da servire come condizione del nostro appoggio a un governo di trapasso e liquidazione”. Il Psu si convinse presto che era necessario un cambio di linea e si iniziò ad immaginare – in una prospettiva di nuove elezioni che non sarebbero mai avvenutei – ad una alleanza antifascista con i cattolici. “In caso di elezioni – dice Basso – il blocco (antifascista) è una necessità fatale”. Il superamento dell’Aventino auspicato dal segretario del Psu, però, non avverà mai e il regime fascista avrà la meglio. Anzi, continuò, ancora per un periodo, l’illusione degli antifascisti. Il famoso discorso in cui Mussolini si assunse la responsabilità del delitto Matteotti venne sottovalutato dalle opposizioni che ancora credevano di poter gestire la partita. Ad inizio del 1925 Turati, esprime anche un giudizio diretto su Basso: “Temevamo tutti si abbattesse, invece se la cavò proprio benino per il suo senso di modestia, sincerità e buon senso che traspariva dalle sue parole”.
Il fallimento antifascista si compirà in realtà in quegli stessi mesi. Quel che è certo è che Basso, tra il 24 e il 26, ebbe un ruolo di primaria importanza nella politica nazionale e lavorò a strettissimo contatto con i principali leader antifascisti del tempo. Nel frattempo venne sempre monitorato dagli organi di controllo del regime. Dalle relazioni del casellario politico emerge inoltre il sempre più stretto legame con Luciano Granzotto che sarà adottato dallo stesso Luigi Basso. Nel dopoguerra Luciano Granzotto Basso sarà parlamentare del PSDI per ben tre legislature. Nel 1926 Basso venne condannato al confino a Lipari per 4 anni. Ne sconterà uno e poi gli verrà concesso di fare ritorno a Feltre dove sarà sempre monitorato e pedinato dai fascisti pur tornando a svolgere la sua attività di avvocato. Morirà a Feltre nel 1950 all’età di 88 anni.
Recentemente una ricerca d’archivio alla Camera dei Deputati ha svelato come Matteotti, prima della morte, stesse lavorando all’aggiornamento della sua opera, pubblicata in regime di semiclandestinità, “Un anno di dominazione fascista”. L’aggiornamento, curato dal prof. Stefano Caretti e corredato da una serie di saggi, ha messo in luce che, dopo la morte di Matteotti, il tentativo da dare alle stampe l’aggiornamento, intitolato “Un anno e mezzo di dominazione fascista” fu effettuato proprio da Luigi Basso che ne annotò il testo. L’evoluzione degli eventi rese impossibile la pubblicazione ma, secondo Fernando Venturini, nella stessa busta ove era contenuta l’opera matteottiana vi sono anche diverse carte del Psu riferibili alla segreteria Basso.
Si tratta di un motivo in più – e non poco affascinante – per proseguire la ricerca su un personaggio di cui questo primo articolo può considerarsi soltanto un umilissimo inizio. C’è verosimilmente moltissimo materiale che attende di essere letto, visto ed analizzato. Servirà parecchio tempo ma l’intendimento di far uscire dall’oblio un personaggio straordinario come Luigi Basso non potrà essere disatteso.
