Attualità – 29 aprile 2024

Liberazione: il non discorso del sindaco

Sarebbe stato più opportuno, a questo punto, tacere.
Invece, per esigenze di cerimoniale, la sindaca Viviana Fusaro ha pronunciato il suo discorso, o meglio un non discorso, nella mattinata dedicata al 25 aprile.
Ci sarebbero volute ben altre parole. Una ad esempio: antifascismo.
Ma si è preferito tacere quell’unico termine indispensabile.


Negli stessi minuti, il Presidente Mattarella definiva la Resistenza come “un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre fine al dominio nazifascista sul territorio italiano, per instaurare una nuova convivenza, fondata sul diritto e sulla pace” e la stessa Giorgia Meloni faceva riferimento al “giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione, che con la fine del fascismo, pose le basi della democrazia”. E poco distante, a Belluno, il primo cittadino Oscar De Pellegrin dichiarava: “la Costituzione ha illuminato la strada, ha sollevato e spinto gli Italiani a ricostruire il Paese dalle macerie della guerra e sognare. Ed è per questo che noi oggi, liberi in un paese libero, possiamo dirci antifascisti. Io posso dirmi antifascista”.


La sindaca di Feltre no: ha sbagliato luogo, tempo, e microfono, e allora a molti della platea non è andata giù. Alcuni se ne sono andati per l’imbarazzo provato, altri sono rimasti per emettere importanti fischi di disapprovazione in conclusione.
A questi ultimi e a chi avesse con attenzione ascoltato tutto, è rimasto un dubbio su chi fosse veramente il nemico, in quei mesi del 1944.
A sentire la sindaca parlare tanto genericamente di stranieri ed oppressori si sarebbe potuto pensare ai soggetti più svariati: gli alieni, l’incubo, il degrado.
I fascisti no, a quanto pare. Fascisti: un termine impronunciabile e non pronunciato dalla sindaca, sul filo di un equilibrio che era veramente difficile percorrere nella data simbolo della Resistenza, in una città teatro della Resistenza. Era difficile non solo perché nucleo del discorso, ma anche perché tutta la cittadinanza lo stava aspettando, E ci scusi la sindaca, se antifascista è un aggettivo che a noi del Panfilo e a tanti feltrini piace proprio parecchio.


Un consiglio: si eserciti a sillabarlo, anche in solitaria, chiusa in una stanza. All’inizio sembrerà magari difficile, ma poi risulterà meno scandaloso da tirare fuori in certe occasioni. Almeno quando proprio non se ne può fare a meno, perché confortati dai fatti della Storia che qui è inutile citare, perché, tranne pochi casi, la conosciamo tutti.
Avremmo preferito tacere anche noi. Ma quando le cose fondamentali non vengono dette, qualcun altro deve tirarle fuori e lucidarle.
W l’antifascismo del 25 aprile.

Simone Cassol
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