RE.ADY, perché non aderire?
Con delibera di Giunta comunale, l’8 febbraio 2017 il Comune di Feltre aderiva alla Rete RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) approvandone la relativa Carta d’intenti. Tale Rete è stata istituita nel 2006 su proposta dei Comuni di Torino e Roma nell’ambito del Convegno “Città amiche” per promuovere culture e politiche delle differenze e sviluppare azioni di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. L’obiettivo della Rete è infatti quello di diffondere politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender realizzate dalle pubbliche amministrazioni a livello locale, contribuendo così alla diffusione delle best practices su tutto il territorio nazionale a supporto delle pubbliche amministrazioni nella realizzazione di attività rivolte alla promozione e al riconoscimento dei diritti delle persone LGBT.
Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale di Feltre ha deciso di uscire dalla rete Re.ady e successivamente di non aderire al manifesto del Pride di Belluno.
Un’azione, questa, che costituirà di fatto un presupposto per non attuare politiche finalizzate alla promozione dei diritti delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali).
L’uscita dalla rete Re.ady e la mancata adesione al manifesto del Pride segna un vero e proprio passo indietro sulla strada dei diritti per la nostra città, un segnale di esclusione, come d’altro canto hanno fatto gran parte delle amministrazioni di centrodestra nel Paese.
Ci chiediamo: come può la lotta alla discriminazione non essere una priorità e una pratica concreta? Nascondersi dietro al fattore economico non è concepibile, visto che aderire alla Re.a.dy non prevede costi per il Comune.
L’altra domanda che si pone è infine la seguente: siamo sicuri che all’interno del Comune di Feltre possiamo si possa parlare ancora di pari opportunità?
Il cammino verso una società pienamente inclusiva sembra ancora lungo, se solo pensiamo alle vittime di discriminazione, alle difficoltà per accedere alle cure, agli ostacoli culturali nel mondo del lavoro. C’è parecchia strada da percorrere, ma se ciascuno farà la sua parte siamo certi che il tragitto si possa compiere per una via più rapida. Far parte della RETE Re.ady sarebbe stato uno strumento utile non solo alle persone Lgbtqi+, ma a tutta la comunità.
Noi ci crediamo e vogliamo costruire un territorio in cui tutti, senza distinzioni, staranno bene.
