Piantedosi, dimettiti!

 

Paolo Perenzin sulla tragedia di Cutro e le responsabilità del ministro Piantedosi 

Riportiamo l’ordine del giorno presentato dal consigliere di opposizione Paolo Perenzin in riferimento al naufragio al largo di Cutro ed alle relative, indegne e aberranti, esternazioni del Ministro Matteo Piantedosi.

Di Paolo Perenzin

 

Premesse

1. “Rintracci” e “respingimenti informali” sul confine italo/sloveno

Nel maggio 2020, a seguito di un provvedimento diramato dal Capo di gabinetto del Ministero degli interni, dott. Matteo Piantedosi, sul confine italo-sloveno viene sistematicamente attuata dalle autorità italiane la pratica dei cosiddetti “rintracci e respingimenti informali” dei profughi provenienti dalla rotta balcanica. 

Tale procedura consiste nell’impedire ai profughi che giungono in territorio italiano di presentare richiesta di protezione internazionale e nel consegnarli alle autorità di polizia slovena, che provvedono a propria volta alla consegna alle autorità croate, quindi bosniache, senza che rimanga traccia amministrativa del passaggio delle persone oggetto di tali trattamenti. 

Tale documento, oggetto di un’istanza di accesso civico da parte dell’Associazione Altreconomia ad inizio giugno 2020, è stato negato ai richiedenti in data 09 luglio 2020, con motivazioni che chiamano in causa la “integrità dei rapporti internazionali del nostro Paese con la Slovenia” e pertanto è stato “sottratto all’ostensione”.

In data 18/01/2021 il Tribunale di Roma, sezione Diritti della persona e immigrazione, emette un’ordinanza, che si allega in atti, con cui ordina alle autorità competenti, e quindi in ultima istanza al Ministero dell’Interno, di ammettere immediatamente in Italia un cittadino pakistano, al quale, con la pratica summenzionata dei respingimenti informali, era stato impedito di presentare richiesta di protezione internazionale. 

Nelle circostanziate e articolate motivazioni, che richiamano una copiosa giurisprudenza in materia, il Ministero degli Interni è ritenuto responsabile della violazione degli articoli 10, 24 e 80 della Costituzione della Repubblica italiana, nonché di diversi articoli della Convenzione europea dei diritti delluomo e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sia perché la pratica dei respingimenti informali è in sé da considerarsi illegittima, sia perché il Ministero italiano “era in condizione di sapere […] che i migranti sarebbero stati soggetti ai trattamenti inumani e alle vere e proprie torture inflitte dalla polizia croata” (corsivi nostri).

Dalle motivazioni dell’ordinanza, a cui si rimanda, si ricavano informazioni sulle pratiche messe in atto dalle autorità italiane, slovene, croate e bosniache nell’applicazione della direttiva. 

A seguito dell’Ordinanza del Tribunale di Roma la pratica dei respingimenti informali viene sospesa. Tuttavia, dopo la nomina di Matteo Piantedosi a Ministro degli Interni, in data 28/11/2022 un nuovo provvedimento del Capo di Gabinetto del Viminale Maria Teresa Sempreviva preannuncia l’imminente riattivazione degli stessi.

Il Sottosegretario Prisco, in visita ufficiale a Trieste il 06/12/2022, rivendica il provvedimento, che richiama in vita uno strumento colpevolmente trascurato dai precedenti governi anche per scelte timide e una linea morbida adottata nellutilizzo di questo meccanismo che invece consente allItalia di poter riconsegnare alla Slovenia chi non ha titolo per stare in Italia”. 

2. Per terra e per mare. Carico residuale

Ai primi di novembre 2022, il Ministro Piantedosi, durante una conferenza stampa convocata in Prefettura a Milano per illustrare la nuova linea del governo per contrastare gli sbarchi di profughi effettuati dalle navi delle ONG sulle coste italiane, risponde alle domande dei giornalisti in questi termini: “Chi di competenza accerterà tutti coloro i quali versano in queste condizioni di necessità di assistenza, sui quali ci facciamo carico, a prescindere dalle regole internazionali che noi riteniamo che siano chiare in questo caso. Dopo di che vediamo che cosa succede. Dopo di che la nave dovrebbe lasciare, con tutto il resto del carico che ne dovesse residuare, dovrebbe lasciare le acque nazionali secondo il nostro provvedimento” (corsivi nostri).

Merita di leggere la definizione data dal Dizionario di lingua italiana Devoto-Oli per “carico” e per “residuo”: “carico, nei trasporti marittimi quello costituito da materiali incoerenti; nei trasporti via terra, quello costituito da merci non confezionate in pacchi”; mentre per residuo si intende “la rimanenza, più o meno utilizzabile di una quantità o di unoperazione”. Dunque, poiché il Ministro si riferisce a trasporti via mare, l’espressione “carico residuale” vale “materiali incoerenti più o meno utilizzabili”. 

L’espressione non passa inosservata e suscita immediate reazioni e dibattito. Si veda ad esempio l’articolo pubblicato il 17/11/2022 sul sito  www.treccani.it  da Michele A. Cortelazzo, dal titolo: “Carico residuale. Le parole della neopolitica”: “[…] Un vecchio libro di Aldo Enzi (Il lessico della violenza nella Germania nazista, Bologna, Pàtron, 1971) ci permette, però, di documentare che effettivamente le infelici espressioni del burocrate diventato ministro seguono, sicuramente al di là delle intenzioni, una logica, quella della spersonalizzazione e della mercificazione delle persone, che era diffusa nel periodo nazista. In particolare, la scelta di definire carico il gruppo di esseri umani che non vengono sbarcati, perché non si trovano nelle condizioni di necessità di assistenza, è molto simile a scelte lessicali della propaganda nazista. Per esempio Enzi registra verladenscaricare, riferito alle truppe; Verschickungspedizione, per indicare la deportazione; Zwangsablagerungsstättezona di scarico obbligatoriaper indicare le piccole nazioni nelle quali si sarebbero potuti deportare gli ebrei. Questi precedenti avrebbero dovuto sconsigliare di trasferire dalla tecnicità burocratica al tumultuante campo politico la parola carico in riferimento ai migranti respinti”.

 

3. Cutro

Domenica 26 Febbraio un’imbarcazione con a bordo tra i 150 e i 200 migranti si è spezzata a un centinaio di metri dalla riva di Cutro, in provincia di Crotone. 

Ad oggi sono stati accertati 88 morti, ma sono ancora molti i dispersi; le ricerche proseguono senza sosta. Tra le vittime vi sono 35 minori e molti bambini, tra cui due gemellini di pochi anni e un neonato di pochi mesi.
La maggior parte dei migranti proveniva da zone devastate da guerra e terremoti come Afghanistan, Iraq, Iran, Siria. 

Non compete a questo Consiglio comunale esprimersi sulle responsabilità, in quanto le stesse verranno chiarite dalla Procura di Crotone, che ha aperto unindagine per approfondire le cause della strage e le eventuali responsabilità per i mancati soccorsi nonostante le segnalazioni ricevute e la dichiarazione della capitaneria di Porto di Crotone, secondo cui le condizioni meteo e del mare avrebbero consentito lintervento di salvataggio. 

E’ invece doverosa una netta presa di posizione sulle dichiarazioni del Ministro Piantedosi, rese dopo il disastro:

“Lunica cosa che va detta ed affermata è “non devono partire”. Non ci possono essere alternative. Noi lanciamo al mondo questo messaggio: in queste condizioni non bisogna partire. Di fronte a tragedie di questo tipo non credo che si possa sostenere che al primo posto ci sia il diritto o il dovere di partire e partire in questo modo”;  

“La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli”;

“Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso”.

Tali affermazioni – aberranti e indegne per chiunque, e a maggior ragione per un Ministro della Repubblica italiana – non sono un incidente di percorso. 

Sono la conferma di un pensiero, di un agire e di un comunicare chiari, ripetutamente ostentati, lucidamente pianificati e attuati. 

Essi si traducono in una vera e propria guerra ai salvataggi in mare, anche attraverso misure fortemente limitanti dellattività delle navi di soccorso civile e delle ONG, oltre che nella dichiarata volontà di impedire le richieste di protezione internazionale al confine orientale e di mal tollerare le attività dei volontari che li accolgono, prestando loro il primo soccorso.

Dietro l’affermazione della Presidente Meloni, secondo cui “questo Governo cercherà gli scafisti lungo tutto il globo terracqueo”, si nasconde maldestramente la volontà manifesta, e già attuata, di rintracciare e respingere i “carichi residuali” “di terra e di mare”. 

Gli “scarti” delle tragedie, di cui l’Occidente è corresponsabile, e che non hanno nemmeno il buon gusto, o la responsabilità, di rimanere a morire a casa loro, lontano dai nostri sguardi.

Riferimenti normativi

  • Convenzione europea dei diritti delluomo, artt. 3, 4, 13;
  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: artt. 4, 18 (diritto d’asilo) e art. 19 (protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione);
  • Convenzione di Ginevra art. 33 (principio di non respingimento);
  • Costituzione Italiana artt. 10, 24, 80;
  • Ordinanza del Tribunale di Roma del 18/01/2021, procedimento n. r.g. 56420/2020;
  • Statuto del Comune di Feltre, art. 2, lettere d), e);
  • Delibere di Consiglio comunale nr. 12 del 26/03/2013 e n 10 del 01/02/2018 modifiche (art. 4): “Feltre per la democrazia dei beni comuni”;
  • DGC n. 198 del 12/10/2020 e DGC n. 259 del 14/12/2020.

 

Tutto ciò premesso il Consiglio comunale di Feltre
1. Condanna con assoluta fermezza le dichiarazioni e i provvedimenti del dott. Piantedosi Matteo, riportati in premessa, ritenendoli inaccettabili e disumani, incompatibili con il suo ruolo istituzionale, in contrasto con la Costituzione della Repubblica italiana e con il diritto europeo e internazionale
2. Chiede le dimissioni del dott. Piantedosi Matteo dall’incarico di Ministro dell’Interno
3. Notifica il presente Ordine del Giorno al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, significandogli estrema gratitudine per il suo omaggio alle vittime della strage di Cutro, indignazione, vergogna e sgomento per le dichiarazioni e i provvedimenti, citati in premessa, del dott. Piantedosi Matteo, nella convinzione che essi richiedano una ferma condanna e la cessazione immediata dall’incarico di Ministro della Repubblica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *