Recensioni – 28 febbraio 2025

“Perché sono un’ulcera nell’arto sano del popolo”

La poesia di norbert conrad kaser

Il 21 agosto 1978 si spegneva a Brunico la voce di norbert conrad kaser, (scritto minuscolo, com’egli voleva), straordinario poeta sudtirolese.
Per lungo tempo tale voce è rimasta inascoltata, confinata, scarsamente considerata, poco diffusa o per nulla diffusa.
Ma oggi non è più così, oggi che di quest’uomo si parla come del più importante autore italiano di versi in lingua tedesca.
Nel 2017 è stata pubblicata la raccolta dal titolo “Rancore mi cresce nel ventre” (AB edizioni), che raccoglie, in tedesco con traduzione italiana a fronte, gli scritti del decennio 1968 – 1978, mentre è del 2024 la biografia firmata da Roberto Masiero, per la stessa casa editrice (“Il mite caprone rosso”), in entrambi i casi con il contributo della Provincia Autonoma Bolzanina. I due volumi constano di oltre 500 pagine ciascuno, ed è un dato significativo, se si considera che, al momento della morte, kaser aveva poco più che 40 anni.

Una delle ragioni di questo lungo oblio è riportata in una toccante lettera della poetessa della Val Badia Roberta Dapunt, che ci racconta, tra le altre cose, dell’enfant terrible di un territorio che non gli ha voluto bene, perché in balìa della sua voce poetica che graffiava profondamente tutto ciò che toccava…luoghi, abitanti, lingue, società, politica e chiesa”.
Claudio Magris ha tratteggiato kaser come un giovane “sensibile e ribelle, disoccupato e alcolizzato, frate cappuccino e militante comunista, dolente e schernitore”.
Alex Langer ha pianto la morte di kaser partecipando al funerale, descrivendo della cerimonia “il silenzio… la dispersione… l’impotenza” di un territorio e delle sue migliori forze, che ancora non erano riuscite a interpretare l’urgenza di cambiare, l’importanza di praticare il dissenso.
Nato figlio illegittimo, una carriera scolastica difficile, emigrante in Norvegia per pochi mesi, iscritto all’Università di Vienna senza concludere gli studi, lavori saltuari e precari, tra cui quello di insegnante elementare, un breve periodo tra i frati cappuccini, la militanza nel PCI: questi i dati biografici di kaser e del suo peregrinare da animo braccato. In questo vagare alla ricerca di una collocazione nella società, mai realizzata per quanto agognata, alcuni elementi di continuità possono essere ravvisati: la poesia, la dipendenza dall’alcol, l’amore-odio per la sua terra, da ricondursi a un Heimat non strettamente geografica, quanto piuttosto umana.
kaser voleva rompere con la letteratura ufficiale alto atesina degli anni ‘20 e ‘30 immaginando nuovi orizzonti culturali per le generazioni a venire, ma in definitiva voleva rompere con tutto quanto era dogma soffocante e istituzione. Avrebbe voluto “arrostire l’’aquila sudtirolese”, per certi versi dare alle fiamme quelle radici opprimenti; lui, bilingue in un ambiente al novanta per cento tedescofono.

brucia casa paterna in fiamme
brucia casa di nonna
al sicuro sono le bestie
persino il pollame
i maiali impazziti
accecati dalla luce
rintronando il maso
crolla
vai in cenere
vento del nord
disperdi tutto

Della poesia di kaser colpisce certamente la forza, quando il rancore nel ventre incontra il momento del parto, e allora il neonato è puro furore contro -ismi di ogni sorta, si tratti della fede, di certa tradizione letteraria, di contesto sociale. Ma naturalmente non è soltanto questo: c’è una varietà di immagini e di lessico sorprendente, di volta in volta legati in armonie precise, in molti casi espressive di un animo, per l’appunto dolente e sensibile.
È in commercio anche un documentario in DVD, dal titolo “Vento del Nord”, acquistabile dal sito di haze-auditoriumedizioni, da cui si trae un ritratto completo del poeta, e delle sue dimensioni: sentimentale, politica, umana.

sai che la tua terra
ti può far morire
non per nostalgia (questi tempi ormai son passati)
ma per l’esperienza
che nessuno ti ama
sai che la tua terra
ti può ammazzare
perché tutti ti vogliono bene
morirai sotto i loro baci
soffocanti
tu che non li amavi mai
allontanati
torna però

truggente è il testo col quale kaser sembra accomiatarsi dal mondo, una volta compreso di essere arrivato al capolinea del suo percorso autodistruttivo, evidentemente in solitudine, ma ancora in grado di generare, sembrerebbe, un germoglio di poesia, e non solo la degenerazione del corpo.
Prima di leggerlo però, occorre specificare un’ulteriore nota importante, che arricchisce l’universo letterario di kaser, nel caso qualcuno volesse addentrarsi nella sua opera poetica per affrontare tutto ciò che in questo articolo non si trova: non ci sarà traccia di lettere maiuscole, perché a kaser non piacevano, neanche quando erano quelle del suo nome e cognome.

sto per avere un bambino
un bambino sto per avere
testa rossa color uva
i piedini giallo birra
le manine oro gewurztraminer
& il corpo
trasparente come grappa bianca voglia di tutto
& anche di niente
un bambino sto per avere
non piange mai
balbetta dolcemente sempre umido
& bagnato
il culetto del bambino
sono un tino.

Simone Cassol
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