Attualità – 16 aprile 2024

Per Loris Fortuna

Se cercate su Google Maps via Loris Fortuna appariranno solo tre risultati, una strada tra le campagne di Budrio, comune della periferia Bolognese, una strada che collega la parte sud a quella nord della cittadina toscana di Montepulciano, ed i Giardini Loris Fortuna in centro a Udine.

Molti, leggendo quest’incipit, si chiederanno chi è questo Loris Fortuna e perché queste cittadine che hanno tra loro poche affinità geografiche, storiche e territoriali hanno voluto ricordare questo uomo.
La risposta, purtroppo, non è scontata come dovrebbe: Loris Fortuna è un nome che ha segnato la storia italiana e ha lasciato un’impronta indelebile nella lotta per i diritti civili e per l’Italia civile, democratica. L’Italia di oggi deve più di qualcosa a quest’uomo, che purtroppo troppi non conoscono e che meriterebbe di essere maggiormente ricordato.

Fortuna nacque il 22 gennaio di cent’anni fa a Breno, in provincia di Brescia, in una famiglia di origini cremonesi.

Ancora bambino, si trasferì, insieme ai genitori e ai tre fratelli, a Udine in quanto il padre, cancelliere di tribunale, vi era stato trasferito come punizione su ordine di un gerarca fascista.
Contraddistinto fin dall’infanzia, come rivelano le sue biografie, da uno spirito combattivo e da una grande determinazione nel perseguire le proprie idee, gli ideali politici e di libertà portarono Loris, ancora giovane studente, ad unirsi alla lotta di resistenza nelle Brigate Osoppo-Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti. Rinchiuso dapprima nel carcere di Gorizia, dove rischiò di essere condannato a morte, in seguito deportato nel penitenziario di Bernau in Germania, dove scontò una condanna ai lavori forzati di più di tre anni.

Tornato in Italia solo dopo la fine della guerra, si laureò in giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero e si iscrisse al Partito Comunista Italiano, partito di cui il padre fu rappresentante in seno al Comitato di Liberazione Nazionale di Udine.

La prima esperienza politica fu quella di consigliere comunale a Udine. Nel 1956 si dimise dal PCI dopo i Fatti d’Ungheria e l’anno successivo aderì al Partito socialista italiano (PSI), di cui divenne segretario provinciale e successivamente, alle elezioni politiche del 1963, fu eletto deputato nell’allora circoscrizione elettorale Udine-Pordenone-Gorizia-Belluno, divenendo quindi, in un certo qual modo, rappresentate politico anche della nostra provincia.

Da parlamentare rivelò subito quella che sarebbe stata una costante del suo impegno parlamentare, facendosi promotore di una serie di proposte di legge per l’ampliamento dei diritti civili, tanto da essere uno tra i primi ad acquisire una doppia tessera politica: oltre a quella Socialsita si tesserò infatti con il Partito Radicale, quasi per voler riaffermare un intreccio politico che già era esistito nel passato tra questi due movimenti e che in questo momento storico poteva dare alla sinistra anche un volto laico e libertario.

Ma è stato soprattutto il suo ruolo nella battaglia per l’introduzione del divorzio in Italia che lo ha reso una figura di spicco. Nel 1968, Loris Fortuna presentò la sua proposta di legge per il divorzio, incontrando una feroce opposizione da parte dei conservatori. Quella lotta per i diritti civili richiamò l’attenzione del pubblico e creò un movimento divorzista che cercava di superare le restrizioni imposte dalla legge vigente e di permettere alle persone legalmente separate di formare una nuova famiglia.

La strada verso l’approvazione del divorzio fu estremamente tortuosa: discussioni accese in Parlamento, resistenze politiche e pressioni provenienti dal Vaticano e dalla Conferenza Episcopale Italiana cercarono di ostacolare in tutti i modi il percorso ma grazie alla determinazione di Fortuna, la sua proposta di legge il 1° dicembre 1970 fu approvata definitivamente, aprendo la strada al divorzio in Italia.

La vittoria del divorzio non placò la sua passione per i diritti civili. Loris Fortuna proseguì la sua lotta per la depenalizzazione dell’aborto, sostenendo attivamente il movimento per un referendum abrogativo delle norme punitive sull’aborto. E non solo. La sua voce si levò anche in difesa delle minoranze, sostenne sempre ed incondizionatamente la laicità dello Stato tanto da proporre l’abrogazione del concordato, si batté per limitare la custodia preventiva, per impedire lo sfruttamento della manodopera minorile e femminile, sostenne e fu tra i primi a proporre una legge sul diritto all’eutanasia passiva.

Oggi, è giusto ricordare Loris Fortuna come un antesignano dei diritti civili in Italia. Il suo impegno e la sua determinazione nel combattere per la giustizia e l’uguaglianza hanno lasciato un’impronta duratura nella società italiana. La sua eredità sta nell’esempio, nella passione e nella determinazione di lottare per la libertà, per la giustizia e per il futuro di tutti.

Quasi dimenticavo che, oltre alle tre vie dedicate a Loris Fortuna, sul muro delle carceri di Gorizia nel 2005 venne apposta una targa in sua memoria che così recita:

“A ricordo di Loris Fortuna, figlio nobile di questa terra, libertario, socialista, partigiano osovano, ministro della Repubblica, qui incarcerato e condannato a morte dai nemici della democrazia”

Manuel Sacchet
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