Per il diritto all’oblio oncologico
Quasi un milione di italiani è guarito da una forma tumorale, eppure, anzi proprio per questo, si trova invischiato in problemi ed ostacoli pratico-burocratici, quali l’accesso ai servizi bancari, finanziari, assicurativi, a mutui, pratiche di lavoro, finanche all’adozione di minori. Per ovviare a questa ingiustizia, l’Europa ci chiede di garantire ai cittadini italiani il diritto all’oblio oncologico. Ma che cos’è l’oblio oncologico? È anzitutto un diritto, non ancora riconosciuto in Italia, a non essere rappresentati dalla malattia.
Il primo Paese a riconoscere questo diritto e trasformarlo in legge è stata la Francia, che ha stabilito che gli individui con pregressa diagnosi oncologica, una volta trascorsi 10 anni dalla cessazione dei trattamenti sanitari, non sono tenuti ad informare agenzie di prestito od assicurative circa la loro precedente malattia. Per coloro i quali avessero sviluppato il tumore prima della maggiore età e ne fossero guariti, la legge francese prevede la riduzione a 5 anni del limite oltre il quale il cittadino non è tenuto a dichiarare la malattia. Su questa linea ha proceduto anche il Belgio, seguito dall’Olanda (novembre 2020) e dal Portogallo (2021), mentre in Lussemburgo è stato stipulato in materia un accordo tra Governo e assicurazioni. Per questi Paesi, si tratta di evitare quella che secondo loro è una vera e propria pratica discriminatoria nei confronti di chi è stato malato di tumore. Se dal cancro si guarisce, si deve rimuovere anche lo stigma a vita della malattia.
E in Italia? Nel nostro Paese, in questa legislatura sono stati presentati un disegno di legge da parte del Cnel ed una proposta di legge di iniziativa parlamentare, la cui prima firmataria è l’onorevole Boschi (IV), condiviso da diversi parlamentari di maggioranza e di opposizione.
Ma analizziamo prima le cifre. I più recenti dati disponibili sono riportati dal Piano oncologico nazionale 2023-2027, nel quale si stima che nel 2020 nella nostra penisola sono stati diagnosticati con tumore circa 3,6 milioni di italiani, di cui 1,9 femmine e 1,7 maschi, vale a dire il 6% della popolazione. Correlato al progressivo invecchiamento della popolazione, l’incremento rispetto alle stime del 2010 arriva al 36%, invero tre punti percentuali per ogni anno. Le guarigioni e le aspettative di sopravvivenza sono aumentate, grazie alla ricerca ed al progresso della scienza medica, in particolare per coloro che vivono da oltre 10 o 15 anni dalla diagnosi. Più specificamente, dei circa 3 milioni e mezzo di italiani a cui è stato diagnosticato il tumore, si stima che tra queste il 27% può considerarsi guarito (Studio ISS-CRO, International Journal of Epidemiology, 2020; Fondazione AIOM, Associazione APAIM, 2021). Si tratta ora di rimuovere per loro quegli ostacoli burocratici.
Il Cnel ha approvato nell’ultima Assemblea un disegno di legge sull’oblio oncologico. Il fine di questo Ddl è quello di rimuovere gli impedimenti che limitano libertà ed uguaglianza di ex pazienti oncologici ora guariti. Ciò avverrebbe in attuazione degli articoli 2, 3, 32 della Costituzione, degli articoli 7, 8, 21, 35, 38 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, del Piano europeo contro il cancro e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Inoltre, l’articolo 9, comma 1 del Regolamento (UE) 2016/679 (Gdpr) inerisce i dati sottoposti a divieto di trattamento, tra i quali vengono ricomprese le informazioni relative a patologie oncologiche pregresse qualora fossero trascorsi 10 anni dall’ultimo trattamento attivo della patologia (in assenza di ricadute) e 5 anni se la patologia fosse insorta prima del 21esimo anno d’età. Secondo il relatore Francesco Costa, «Il Ddl si propone di restituire una vita normale a chi guarisce dal tumore. Con l’aumento dell’aspettativa di vita delle persone aumentano anche le loro esigenze, bisogni che devono essere intercettati dal Governo e dal Parlamento, necessità che vanno affrontate e risolte. Ad oggi risulta che il 27% può essere considerato guarito dalla diagnosi da oltre dieci anni ma continua ad avere problemi».
Per quanto riguarda invece il secondo Ddl in questione (presentato prima di quello del Cnel), è stato avviato in commissione Affari Sociali della Camera l’iter per la proposta di legge. Anche questa proposta intende assicurare condizioni di uguaglianza alle persone guarite, in riferimento specifico ai servizi finanziari, bancari, assicurativi ed alle procedure di adozione di minori. Tale proposta recepisce le istanze della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2022 su rafforzare l’Europa nella lotta contro il cancro – Verso una strategia globale e coordinata (202/2267 (INI), in cui si afferma inequivocabilmente che «le compagnie di assicurazione e le banche non dovrebbero considerare la storia clinica delle persone colpite da cancro». La Risoluzione impegna inoltre i Paesi membri a modificare le normative interne, chiedendo che «entro il 2025, al più tardi, tutti gli Stati membri garantiscano il diritto all’oblio a tutti i pazienti europei dopo 10 anni dalla fine del trattamento e fino a 5 anni dopo la fine del trattamento per i pazienti per i quali la diagnosi è stata formulata prima dei 18 anni di età».
Negli ultimi giorni Boschi ha incalzato Meloni ad approvare in tempi rapidi tale proposta di legge e garantire questo diritto costituzionale, così da superare finalmente questa ingiustizia. Non una questione politica, ma una questione di lotta alle discriminazioni.
Pertanto anche noi siamo per il diritto all’oblio oncologico.
RIMANDI
Qui il testo della Proposta di legge n. 413:
http://documenti.camera.it/leg19/pdl/pdf/leg.19.pdl.camera.413.19PDL0007810.pdf
Qui il Disegno di Legge del Cnel
Di seguito gli articoli 2, 3, 32 della Costituzione della Repubblica Italiana:
ARTICOLO 2:
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
ARTICOLO 3:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
ARTICOLO 32:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
