Ogni creatura è un'isola

Di Andrea De Spirt

Il Saggiatore
Anno 2022

Ogni anno dal 14 gennaio 1927 viene decretato il vincitore di un premio letterario, che prende il nome dall’omonima via di Milano, il premio Bagutta. Quest’anno la sorte del vincitore è toccata ad Avere tutto di Marco Missiroli (Einaudi, Torino 2022) e il premio Opera Prima ad Andrea De Spirt, con Ogni creatura è un’isola (Il Saggiatore, Milano 2022). Proprio di questo secondo testo, passato in sordina nelle mensole di numerose librerie, oggi vorrei scrivere. Doverosa premessa iniziale: se siete dei fanatici del romanzo, degli esteti delle forme sintattiche, degli amanti del libro “ben scritto” e varie altre occorrenze accademiche, probabilmente questo testo non farà per voi. Leggere Ogni creatura è un’isola è un’esperienza al confine tra letteratura, aforistica e poesia, tra fabula e romanzo epistolare. Una continua rottura e assemblamento di paragrafi, contenuti diverse che, come in un puzzle, solo se messi assieme formano un tutt’uno completo e significativo. Metafore, intersezioni e citazioni di vari autori (Baudelaire, Eliot, Beckett) ne fanno un qualcosa di straordinario e, al contempo, struggente. Il titolo Ogni creatura è un’isola parrebbe, di fatto, essere  l’antitesi del testo poetico di John Donne (poeta inglese, 1572-1631) secondo il quale: 

Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso;
Ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare,
la Terra ne sarebbe diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una magione amica o la tua stessa casa.
Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità-
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana:
essa suona per te.

Sono 498 paragrafi divisi in 192 pagine, nelle quali emerge la storia del protagonista XXXXXX (Andrea? Omonimo dell’autore?) che, in seguito alla morte per suicidio del fratello F., ne cerca le tracce in un’isola lontana al fine di terminare il suo libro. Ma le tracce sembrano essere scomparse e, via via che si prosegue nella lettura, possiamo perfettamente cogliere la solitudine e il vuoto provato dal protagonista, quasi fossimo nella smemorata Macondo di Marquez. 

38. Sono cinque anni che non ti parlo e oggi piove. La pioggia nelle isole è sempre stata strana, sembra una cosa 
(fuori posto).
Credi che se avessimo passato più tempo assieme ora mi ricorderei meglio di te? Eppure non sono venuto qui per ricordarti. Sono venuto qui per dimenticarti. Sono venuto qui per rimettere le cose in ordine, qualsiasi cosa significhi. Per non sentirmi più
(fuori posto); 
come con questa pioggia;

A questa storia se ne intersecano altre tre secondarie, ma decisive: quella di F., raccontata nei frammenti del suo ultimo libro; quella di J., unica persona sull’isola ad aver visto F. in vita; e la continua introspezione, personale e familiare, di XXXXXX che ci svela molto della sua vita intercorsa tra i vari affetti familiari: rapporto con la madre, con il defunto padre e con il fratello. Quindi, in sintesi Ogni creatura è un’isola cos’è? È un viaggio nella solitudine e nel dolore che attraverso linguaggi, stili e modi differenti, mette in luce un grande sentimento di malinconia e massacra il lettore, creando un  senso incommensurabile di patimento ed inadeguatezza costante. Però, al contempo, è una bellissima scoperta per chi abbia superato i classici preconcetti sulla forma del romanzo e del racconto e voglia tuffarsi, anche solo per soffrire un pochino, in queste pagine.

4. Prima di partire la dottoressa mi ha detto di eliminare la parola paura dal dizionario. «Dalle un altro nome, un nome carino».
«Tipo pinguino?», ho chiesto.
«Sì, tipo pinguino».
Pinguino mi sembra un’ottima parola, sono animali carini. 

6. Negli anni Sessanta un sociologo ungherese ha scritto che la paura in effetti ha un suo peso specifico: bisogna dividere il peso del proprio corpo per tre e si otterrà quello della nostra paura. Il mio risultato è ventitré. L’unico pinguino che pesa all’incirca così è il pinguino imperatore. 

7. Allora, da quando non ci sei più, ho un pinguino imperatore.

Marco Reato
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