Nova
Di Fabio Bacà
Adelphi Edizioni
Anno 2021
Secondo l’enciclopedia Treccani con il termine Nova, in astronomia, si intendono quelle classi di variabili eruttive, stelle, nelle quali si verificano esplosioni violente di diverso grado, determinate o da aumenti di luminosità oppure da espulsione di materia. Le nova sono stelle al grado di nane bianche nell’ultima fase della loro evoluzione, e si distinguono, a loro volta, in tre sottoclassi distinte: le nova nane: che presentano variazioni improvvise e rapide di splendore al diminuire della frequenza di esplosioni; le nova ricorrenti: aventi grandi variazioni luminose ad intervalli maggiori; le nova ordinarie: caratterizzate da un’unica grande variazione di luce ed esplosione.
A cosa pensa un uomo appena si sveglia? Cosa gli recapita la connivenza d’inconscio e realtà? Qual è l’oggetto delle sue prime, confuse meditazioni mentre tenta di recuperare la potestà sul vero? Quali le immagini, i suoni, i bisbigli, i tumulti nella sua testa?
Probabilmente riflette su di sé, o sulla donna che gli dorme accanto.
Forse pensa ai figli. Oppure ai genitori, all’amante, alla colazione, a un amico in difficoltà, alle scadenze fiscali, alla cena di gruppo del sabato successivo, al mal di schiena, alla politica, ai contrattempi professionali, alla macchina nuova in leasing che gli ha proposto il suo concessionario, a Dio, ai gol della sera prima, alla casa in campagna, alle vecchie ambizioni arenatesi chissà dove, alle caviglie di una collega, ai film di Christopher Nolan, alla mozione di coito avanzata dalla fugace libidine dell’erezione mattutina.
Davide no.
Davide pensa alla morte.
Quella di Davide è una vita ordinaria, è un neurochirurgo, felicemente sposato con Barbara, logopedista, e padre di Tommaso. Una sera i tre decidono di andare a cena fuori: arriva Tommaso in primis, con buon margine d’anticipo, entra nel ristorante e manda un messaggio alla madre. Barbara lo chiama, poi arriva e lo incontra nella fila dei clienti senza prenotazione. Sono costretti ad attendere l’arrivo della cameriera, oltre che quello di Davide. Nel frattempo, la scena si sposta: a pochi metri di distanza c’è un tavolo con quattro uomini seduti accanto ad un separé di pelle. Stanno parlando e ridendo. Ad un certo punto, uno di questi quattro comincia a fissarli, si asciuga la bocca con il tovagliolo e si dirige verso Barbara. Alto, ubriaco, corpulento. Appella Barbara con nomi a caso per attirare la sua attenzione e fare colpo. Lei risponde, infastidita, alle successive molesti verbali cercando di discostarsene con lo stratagemma di trovare con lo sguardo il marito in fondo alla sala, per far desistere il molestatore. Tuttavia, l’uomo non smette, anzi, l’afferra per la camicia e afferma baldanzoso di volerla portare al tavolo dai suoi amici. Nel mentre, Davide arriva al ristorante, vede la strana situazione nella quale sono invischiati sua moglie e suo figlio. Comincia a porsi delle domande: chi è quell’uomo? Cosa sta succedendo? Cerca di analizzare la situazione, confuso, statico, inerme.
A quel punto si pietrificò. Per lunghi attimi si scoprì incapace di muovere un muscolo. Pur di non agire, pur di crogiolarsi in quel subbuglio inerte e penoso, tentò di convincersi di aver sbagliato ristorante, e che quella donna e quel ragazzo non fossero la sua famiglia, ma estranei somaticamente affini alle prese con i problemi alcolici di un parente o di un amico; per un breve, allucinante momento, considerò persino l’ipotesi di essere penetrato nelle plaghe di un universo parallelo, dove un uomo alto e grosso, in giacca, cravatta e stivali, aveva sposato sua moglie e generato suo figlio.
Poi qualcuno intervenne e la situazione si risolse con l’aggressore steso a terra. Davide uscì allo scoperto dopo aver visto tutta la scena ed esserne rimasto in disparte. Da questo momento, e per tutto il romanzo, la caratterizzazione di Davide muterà parecchio: egli diventerà una nova, il suo io esploderà trasformandolo in un altro uomo. Quindi, rintraccerà l’uomo (Diego) che aveva salvato la moglie, comincerà a darsi alle arti marziali e si abbandonerà alle forme primitive delle relazioni umane, dopo un lungo mutamento interiore.
«Immagina questo pezzo di strada» disse Diego «come l’equivalente di un tratto di fiume amazzonico infestato da piranha o candirù; e ora immagina te stesso, con il tuo orologio d’oro e la borsa di pelle, come
un vecchio bufalo che guada lentamente il fiume, e che borsa e orologio siano le microulcerazioni della pelle da cui particelle di siero fluiscono eccitando l’olfatto delle creature attorno a te».
La storia coinvolgente di Bacà ci avvince con una tensione crescente, come un countdown emotivo in cui sentimenti contrastanti si mescolano: da un lato, la curiosità ci spinge ad andare avanti nella narrazione, dall’altro temiamo che nova possa esplodere improvvisamente, come un pericolo in agguato. Nova ci invita a riflettere sull’importanza di accettare il cambiamento e di aprirci a nuove esperienze. Quando ci confrontiamo con l’ignoto, permettiamo agli istinti di emergere, rivelando lati inaspettati di noi stessi e del mondo che ci circonda. L’istinto è una forza primordiale, radicata nel profondo della nostra essenza umana, che ci guida in situazioni in cui la ragione potrebbe vacillare e, così, nel romanzo, l’autore ci mette di fronte a situazioni in cui gli istinti prendono il sopravvento, mettendoci alla prova nel tentativo di controllarli e di equilibrarli con la ragione. Bacà, utilizzando un linguaggio sublime, mostra come sia fondamentale trovare un punto d’incontro tra l’istintività e la razionalità, poiché entrambi gli aspetti sono parte integrante di Davide, dell’essere umano, di tutti noi. La normalità di Nova si evolve in qualcosa di straordinario e avvincente proprio grazie a questa interazione tra l’ordinario e l’insolito, tra ciò che conosciamo e ciò che ancora non sappiamo. È, infatti, nell’affrontare l’ignoto con il supporto degli istinti che Davide riesce a scoprire nuove prospettive e possibilità, permettendo alla sua umanità di crescere ed espandersi. In conclusione, Nova è una stimolante riflessione sulla vita, sull’esplorazione dell’ignoto e sulla ricerca dell’equilibrio tra quotidianità e istinto. Ci insegna che liberare gli istinti, quando ben guidati dalla ragione, può portarci a momenti di grande crescita personale e di rivelazione quasi mistica. Questo affascinante romanzo ci invita a riconoscere l’importanza di abbracciare sia la straordinarietà che la quotidianità, poiché è nell’intreccio tra essi che risiede la vera essenza della nostra esperienza umana.
Ora so che l’universo è infinito perché contiene tutto l’odio generato dalla razza umana dall’inizio dei tempi. Questo è ciò che siamo. Questa è la sostanza di cui siamo fatti: sangue, furore e detriti di sogni al confine tra sonno e veglia. Dominare la violenza o esserne dominati. Toglietemi di dosso l’epitelio della civiltà fino a esporre il sembiante scorticato del vero io. Non sono più solo un medico seduto al capezzale di un ragazzo. Sono il figlio prediletto della foresta e del fiume. Sono il nucleo ribollente di Potere acquattato nelle tenebre in attesa di emergerne. Sono l’uomo con gli occhi chiusi, e medito sul tremendo koan oltre il quale saprò se sono capace di uccidere per salvare me stesso.
