Pansatyrikon – 10 dicembre 2023

Napoleone, Padrin e Ridley Scott

Come ogni anno sono uscite le classifiche del Sole 24 ore sulla qualità della vita delle province italiane: un groviglio di dati, tabelle e indicatori che non rilevano assolutamente nulla su ciò che si sa già. Ma sono molto importanti: riempiono le pagine dei giornali. Commenti, analisi, interviste, tabelle delle tabelle. Se riempiono le pagine dei giornali, qualche cazzata deve pur venir fuori. E così è stato, ché a Newsinquota il nostro buon Presidente Padrin si è lanciato in una metafora che definiremo, per affetto, “ardita” e che purtroppo è passata inosservata. Ai più, non certo a noi.

Citiamo: «Le classifiche dicono alcune cose, ma non sono in grado di raccontare tutto». E fin qua tutto a posto, vero verissimo. Solo che poi si fa prendere la mano, «Ricordo che Napoleone Bonaparte uscì dall’accademia militare classificandosi quarantaduesimo su 58 allievi. Poi sappiamo tutti che è diventato». Grazie. Era ciò di cui avevamo bisogno. Un’iperbole che finanche Schopenhauer ne L’arte di ottenere ragione non se la sarebbe sentito di sostenere. Probabilmente fresco del film Napoleon di Ridley Scott, una cagata pazzesca, il Presidente ci ha regalato (non ci permetteremmo mai di dire “un’altra cagata pazzesca”) il destro per parlare delle classif…. no, del film di Ridley Scott.

Sì, perché qui lo si aspettava da un anno. Come i giornali aspettano le classifiche del Sole, noi si aspettava Napoleon. Ed è stato una delusione totale. Tremendo. Mancanze che gridano vendetta. Partiamo dalla più sconcertante, quella che è immediatamente saltata agli occhi di tutti gli spettatori. 

Proprio lui: il Duca di Feltre. Duc de Feltre. Henri Jacques Guillaume Clarke. Una delle nostre figure di riferimento, cui dedicheremo, appena chiuderanno questo, un altro giornale, neonapoleonico ed anticlericale: Il Clarke. Ma chi era?

Il primo Duca di Feltre, nominato da Napoleone nel 1809, quando ci si divertiva a inventare e distribuire per l’impero titoli nobiliari. Henri Jacques Clarke, bretone di remote origini irlandesi, Duc de Feltre che probabilmente Feltre manco l’aveva mai vista. Quasi sicuramente non la videro neanche i duchi discendenti Edgar e Charles Marie-Michel de Goyon. Noi che siamo studiati, abbiamo fatto precisissime e affidabilissime ricerche su Wikipedia ed il titolo napoleonico pare essersi perduto nel 2021 con Michel de Goyon, morto senza discendenza.

Ad ogni modo, nel film a Henri Jacques Clarke nemmeno il ruolo di comparsa eppure, con Padrin, «sappiamo tutti che è diventato».

Per il resto, la campagna d’Italia completamente ignorata, come se per Napoleone Milano, l’Italia, non fossero stati poi così importanti. Invero, e da Ridley Scott non ce lo si aspettava, il tipico film americano: cannonata ad minchiam contro la punta della piramide, canzoni napoletane all’isola d’Elba. Mancava il mandolino e un bel piatto di maccaroni. Robespierre trattato come l’ultimo degli stronzi e il Congresso di Vienna che pare il Congresso del PD. E poi Giuseppina, Giuseppina, Giuseppina e ancora Giuseppina. Ma basta, non finiva più.

Tranne che per la scenografia, a noi non è piaciuto. Speriamo neanche a Padrin.