Attualità – 8 gennaio 2024
Mille auguri a L’Altra Montagna
Almeno una cosa buona, siamo certi, questo 2024 ce la porterà: L’Altra Montagna. Si tratta di un nuovo quotidiano online che approfondisce, senza retorica e smania di click-bite, temi ambientali e sociali delle terre alte. L’urgenza del quotidiano sta nell’offrire, a fronte delle sfide che ci impone il cambiamento climatico, una rappresentazione della montagna italiana quanto più fedele e partecipata, vissuta, lontana tanto da stereotipi cittadini quanto anche da ideologie talvolta dure come la roccia.
Il quotidiano online, in cui agli articoli si sommano anche diversi blog, podcast e video, è dotato di un comitato scientifico composto da:
Giovanni Baccolo – glaciolo, ricercatore presso Paul Scherrer Institut
Vanda Bonardo – naturalista, attivista (Legambiente)
Irene Borgna – antropologa
Don Luigi Ciotti – fondatore di Libera
Mirta Da Prà Pochiesa – giornalista, attivista, organizzatrice culturale (Gruppo Abele, Libera)
Antonio De Rossi – docente di Progettazione architettonica al Politecnico di Torino
Marco Albino Ferrari – scrittore, giornalista, divulgatore
Sofia Farina – metereologa e divulgatrice scientifica
Michele Lanzinger – geologo e antropologo, direttore del MUSE di Trento
Cesare Lasen – studioso naturalista, già presidente del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi
Luigi Torregiani – giornalista e dottore forestale
Camilla Valletti – giornalista culturale, consulente editoriale
Mauro Varotto – docente di Geografia culturale presso l’Università di Padova.
Nelle intenzioni dei promotori, su tutti Marco Albino Ferrari, Piero Lacasella e Michele Argenta, la volontà di formare un presidio culturale permanente di amanti e studiosi delle terre alte.
Riportiamo alcuni passi in cui ci siamo pienamente ritrovati, tratti dal loro Manifesto programmatico, lasciando così a loro la voce e l’augurio di una felice riuscita. A voi, l’invito a seguire e leggere L’Altra Montagna, qui: https://www.ildolomiti.it/altra-montagna.
«Le terre alte – in Italia i comuni totalmente o parzialmente montani sono il 58% – si trovano a un bivio. Il loro futuro, al quale è legato anche il futuro di chi non le abita, dipende da scelte politiche urgenti. Mentre a partire dal boom economico i giovani montanari si sono urbanizzati innescando un processo di abbandono e rinaturalizzazione, nell’ultimo mezzo secolo Alpi e Appenini sono stati interessati da un’inarrestabile cantierizzazione a scopi turistici. Così, accanto a valli semidisabitate sorgono oggi comprensori sui quali la pressione turistica è insostenibile. […]
Le Alpi e gli Appennini non sono luoghi di wilderness o di “selvaggità” (anche se tali contesti esistono e vanno riconosciuti). Le nostre montagne sono spazio abitato, non scenografia immobile a uso del turista: sono natura governata, paesaggio culturale, in cui l’uomo è agente attivo e può mantenere la biodiversità necessaria alla vita, sua e dell’intero sistema. […]
Il riscaldamento del clima e la conseguente migrazione altimetrica delle specie vegetali e animali; la fusione dei ghiacciai; i fenomeni dell’overtourism; la convivenza con i grandi carnivori; le estensioni monoculturali; la frammentazione fondiaria che ostacola il recupero di vecchie proprietà; l’abbandono edilizio; le nuove strutture che comprimono e disgregano i residui habitat naturali; la riduzione dei servizi pubblici essenziali sono criticità che pone il presente. […] L’ALTRAMONTAGNA dà voce a chi abita e a chi ha scelto di vivere le terre alte, non solo a chi le frequenta da fuori».
