Attualità – 2 ottobre 2023
Che cos'è questo Panfilo? - Manifesto
Alla moda de Il caffè
Al lettore
Questo lavoro fu intrapreso da una piccola società d’amici per il piacere di scrivere, per l’amore della lode e per l’ambizione (la quale non si vergognano di confessare) di promuovere e di spingere sempre più gli animi feltrini allo spirito della lettura, alla stima delle scienze e delle belle arti, e ciò che è più importante all’amore delle virtù, dell’onestà, dell’adempimento dei propri doveri di cittadini. Questi motivi sono tutti figli dell’amor proprio, ma d’un amor proprio utile al pubblico. Essi hanno mosso gli autori a cercare di piacere e di variare in tal guisa i soggetti e gli stili che potessero esser letti e dal grave magistrato e dalla vivace donzella, e dagl’intelletti incalliti e prevenuti e dalle menti tenere e nuove. Una onesta libertà degna di cittadini d’ogni età ha retta la penna.
Forse potran col tempo sembrar troppo animosi alcuni tratti contro i puristi della morale; ma la pedanteria dei chierici e de’ moralisti, che tenderebbe ad estendersi vergognosamente su tutte le produzioni dell’ingegno e del viver civile; quel posporre e disprezzare che si fa da alcuni le cose in grazia delle parole; quel continuo ed inquieto sparlare e sdottorare delle più minute o private cose che ha tanto influito sul carattere, sulla letteratura e sulla politica, meritano che alcuno osi squarciare apertamente queste servili catene. È ridicola cosa il raccomandarsi alla benevolenza del pubblico, conviene meritarsela. Come gli autori per amor proprio hanno scritto, così per amor proprio il pubblico ha letto e leggerà. Ciò che è piaciuto diviso in fogli virtuali e stampati conviene sperare che piacerà riunito in questo primo sito, e nel nostro venturo primo tomo; al quale altri verranno in seguito se il favorevole giudizio del pubblico continuerà a dar lena a questo periodico lavoro.
Presentazione
Cos’è questo Panfilo? È un foglio virtuale si pubblicherà ogni sette giorni, ed un tomo in stampa che si pubblicherà di sei mesi in mesi sei. Cosa conterrà questo foglio? Cose varie, cose disparatissime, cose inedite, cose fatte da diversi autori, cose tutte dirette alla pubblica utilità. Va bene: ma con quale stile saranno eglino scritti questi articoli? Con ogni stile che non annoi. E sin a quando fate voi conto di continuare quest’opera? Insin a tanto che avranno lettori e spaccio. Se il pubblico si determina a leggerli, noi continueremo per un anno, e per più ancora, e in mezzo d’ogni anno dei cinquanta e più fogli se ne faran due tomi di mole discreta; se poi il pubblico non li legge, la nostra fatica sarebbe inutile, ma presto non ci fermeremo. Qual fine vi ha fatto nascere un tal progetto? Il fine d’una aggradevole occupazione per noi, il fine di far quel bene che possiamo alla nostra terra, il fine di spargere delle utili cognizioni fra i nostri cittadini divertendoli, come già altrove fecero e di Vecellio e Dell’Armi e Delaito e De Boni, ed altri. Ma perché chiamate questi fogli Il Panfilo? Ve lo dirò; ma andiamo a capo.
Il Panfilo Castaldi fu il primo giornale stampato nella città di Feltre, tra il 1867 ed il 1872. Giornale battagliero e agguerrito, che si occupava, senza scadere nello sdottorare su tutto e tutti, dei temi cari alla politica cittadina, nonché dello sviluppo industriale e ambientale della provincia di Belluno. Ma non solo, perché i primi panfiliani furono sempre convinti che il pensiero e la realtà di questa piccola città non potessero fermarsi alla linea dei suoi monti, chiudendosi in piccoli ragionamenti; come se le intelligenze di qui, non potessero esprimersi su qualcosa che scollinasse il monte Tomatico o scavalcasse le Vette; o come se la vita qui fosse diversa da quella del mondo, quasi ne fosse una copia sfumata e sfortunata, lontana, e perciò non potesse parlarne. No. Nel Castaldi si potevano leggere fieri articoli sulla politica del nascente Regno d’Italia, se non anche sulla situazione europea. Ad esempio: “Colla Francia o colla Prussia?”, si chiedevano i nostri precursori. La fortuna del giornale si scontrò con il conservatorismo ed il moralismo non solo clericale, segno ormai indistinguibile della città. Ma nel carattere non è scritto un destino.
Perciò qui si tratta di riprendere l’insegnamento di quegli esploratori panfiliani, riproponendolo secondo i mezzi del tempo in cui ci è dato di vivere e pensare. Per questo manteniamo ancora il nome, Panfilo, per Panfilo Castaldi, il feltrino scopritore dei caratteri mobili. E come qui si chiedevano oltre un secolo fa, ce lo chiediamo anche noi: potrebbe Feltre, scopritrice della stampa, restarne ancor priva? “Mentre il giornalismo conosciuto come uno strumento del progresso si propaga nelle città più ristrette, Feltre potria restarne ancor priva? L’antica e magnanima Feltre, che si gloria di essere la culla della stampa e per conseguenza la causa indiretta ma principale delle pubblicazioni periodiche?” Già, perché ci siamo lamentati millanta volte e ci siamo chiesti più e più volte, quale stampa vi fosse qui, se davvero tutti i pensieri fossero rappresentati o pubblicati, se davvero, soprattutto, tutte le intelligenze che da noi fioriscono potessero qui esprimersi e trovare una voce.
Il tempo di lamentarsi è finito, si tratta di provare a dire qualcosa ed anche, perché no, a rallegrarvi.
E, con il nostro piccolo armamentario di pensieri e di domande, mettersi in cammino anche contro il vento.
E così anche Il Panfilo, con il motto latino del Castaldi, di fronte alla fortuna, si dice e vi ripete:
FRANGAR NON FLECTAR.
