Recensioni - 19 febbraio 2024

Lontano, lontano. Lettere, racconti, interviste

A cura di Enrico de Angelis ed Enrico Deregibus 

Di Luigi Tenco 

Il saggiatore
Anno 2024

Mi sono innamorato di Tenco. È in vendita nelle librerie, da poche settimane, un volume che racconta Luigi Tenco. Si intitola come uno dei suoi brani più noti, Lontano, lontano. Edito da Il Saggiatore, curato da Enrico De Angelis ed Enrico Deregibus. Chi amasse la canzone d’autore italiana troverebbe in questo libro un pezzo irrinunciabile da aggiungere al bagaglio delle proprie conoscenze musicali. 

Non si fa riferimento a quell’epilogo che tutti conoscono, né si indaga sui retroscena che a quella fine possono essere ricondotti perché, come per ogni mistero italiano, già di tutto e di più si è detto. 

Il valore di interesse che il libro raccoglie sta piuttosto nell’insieme delle fonti e testimonianze, per lo più inedite e quasi esclusivamente dirette, che costituiscono la biografia di Tenco, tra lettere, racconti, interviste, bozze di sceneggiature, temi scolastici. E se da un lato è vero che per un artista dovrebbe parlare la sua opera, dall’altro è altrettanto vero che, nel caso specifico, la complessità della personalità, la ricchezza umana, il carattere prolifico dell’artista nella breve parentesi di vita vissuta, infine la varietà di sfumature che offre la sua musica, fanno in modo che a Luigi Tenco non basti assegnare un giudizio sbrigativo di cantante triste che i più esprimono. 

C’è naturalmente molto di più. C’è ad esempio la passione politica per gli ideali socialisti, che in gioventù lo avevano spinto ad iscriversi alla facoltà di scienze politiche e ad immaginare anche per sé un futuro con incarichi di partito. C’è l’amore per il cinema che lo aveva portato ad alcune interpretazioni sul grande schermo, come ad esempio quella nel film “La Cuccagna” di Luciano Salce nel 1962. La composizione, il canto, lo studio degli strumenti si erano invece fatti strada in lui inizialmente come hobby, poi via via come un impegno crescente e assiduo, complici gli incontri speciali avvenuti a Genova e più tardi a Milano. Tra questi De André, Lauzi, Bindi, Endrigo, e soprattutto Gino Paoli, con cui aveva stretto una amicizia profondissima, bruscamente interrotta per l’amore nei confronti di una donna contesa. 

Si scoprono così una varietà di chiavi interpretative, che danno all’opera del cantautore una forma multidimensionale e all’uomo un volto che certamente i suoi colleghi più vicini avranno conosciuto, ma che al pubblico degli ascoltatori potrebbe risultare meno familiare. Si apprende in sintesi, nel caso ce ne fosse bisogno, la lezione per cui ogni uomo, e di conseguenza ogni artista, è tutt’altro che un monolite. Piuttosto è l’espressione naturale di contraddizioni, cambi di direzione, ripensamenti, al punto che non deve stupire se sul divorzio, ad esempio, Tenco esprima punti di vista contrastanti in momenti diversi della propria esperienza. E poi le debolezze, le timidezze, ma anche il rigore artistico e la dura tenacia nell’inseguire un’idea di canzone coerente con l’ispirazione, moralmente degna di essere offerta alla gente, che forse per questo diventava estremamente impegnativa da interpretare su di un palco.

L’impressione che si ha è che fino all’ultimo Luigi Tenco abbia tentato di fare musica di qualità, per quanto leggera, che potesse essere innovativa e amata dal grande pubblico. Musica popolare, diceva lui per l’esattezza, spogliata da retorica e vizi di maniera, anche quando si cantava d’amore. Ed evidentemente, a un certo punto, ritenne di non esserci riuscito. Poi ci sarà stato dell’altro: una parte di turbamenti dell’animo che in segreto, in quella notte all’Ariston, si è portato con sé.

Simone Cassol
Autore