Il Panfilo racconta – 30 ottobre 2023

La vita di Giacomo Rovellio - 
Episodio 10: Un filtro d’amore, e nient’altro

L’Inquisizione sapeva della procedura penale iniziata a Feltre da Giovanni contro il genero: da Venezia scrissero all’inquisitore di Bergamo dove Giovanni Battista era fuggito, godendo della protezione di Andrea Cricco, suo cognato che era giudice di quella corte pretoria e, quindi, persona potente. Da Bergamo non abbiamo più tracce del giovane Facen. Lo scapestrato aveva preso il largo, arruolandosi nei mercenari italiani che combattevano per l’armata spagnola nelle Fiandre contro i calvinisti olandesi, al soldo del comandante Carlo di Arenberg. Il 14 settembre si sarebbe saputo, infine, che era passato per la Valchiavenna. Probabilmente era sceso dal passo dello Spluga sulla strada per Coira, avviandosi così verso la Germania meridionale.

L’interrogatorio del 23 agosto era stato brevissimo. Davanti a tutte le autorità politiche e religiose, Elena aveva nuovamente protestato la propria innocenza e la propria buonafede. Aveva legato la statua, è vero, ma gliel’aveva insegnato lui, Giovanni Battista, e l’aveva compiuto senza cattive intenzioni, solo per legare i suoi sentimenti e farlo tornare, non per causargli l’impotenza sessuale. Questa versione non è stata giudicata poco plausibile dai lettori del processo. Tra i giudizi enunciati, alcuni sono, però, un po’ stereotipati.

Innanzitutto: Marisa Milani ha ritenuto che queste pratiche magiche si effettuassero in casa, essenzialmente tra donne. È innegabile che nella maggior parte dei casi questo sia vero: tuttavia, che gli uomini ricorressero a piccole ed episodiche forme di magia per predire il futuro, risolvere furti, vendicarsi o confezionare filtri d’amore è pure cosa attestata dalle fonti e dalla storiografia. Aggiungiamo che non è impossibile che un uomo, come Giovanni Battista, facesse ricorso a questi riti che la chiesa condannava. D’altra parte, l’uomo era stato abbastanza furbo da irretire la figlia di un avvocato e convincerla della validità sacramentale del loro fasullo matrimonio. Perché non avrebbe potuto essere anche un superstizioso, oltre che un blasfemo e un imbroglione? E poi una cosa è apprezzare certi usi e ricorrere ai santoni come clienti, un altro è fare le cose in prima persona. Comunque, per casa Cumano giravano persone che dovevano avere qualche familiarità con la magia: la balia Lucia o la famigerata Lucrezia, oltre all’insinuata complicità della madre Giulia e delle vicine di casa.

Il 12 agosto, mentre Elena si trovava a Venezia e i suoi familiari preparavano la controffensiva giudiziaria contro Giovanni Battista, i Facen riuscirono a trovare un sufficiente numero di testimoni per mettere nero su bianco una dichiarazione sull’assenza contumace dell’imputato. Una prova impegnativa, quella di quattro patrizi veneziani, che affermavano come l’ultimo atto del giovane fosse stato, di fatto, proprio quel ricorso al tribunale dell’Inquisizione del 24 maggio. Subito dopo era partito per Milano. I contatti tra Elena e il padre furono senza dubbio fittissimi: visto che le cose andavano a rilento e la famiglia Facen otteneva da Cappello continui rinvii e dilazioni per celebrare il processo, casa Cumano si procurò il sostegno degli Avogadori di comun, in laguna, per tagliare corto.

Eddy Benato
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