Il Panfilo racconta – 30 ottobre 2023
La vita di Giacomo Rovellio - Episodio 11: Finale
L’Avogaria di comun, cui Giovanni Cumano si rivolse, si occupava di tutelare i superiori interessi dello stato: teneva l’anagrafe dei nobili ammessi in Maggior consiglio a Venezia, rappresentava il governo nelle cause relative al demanio, esaminava come corte d’appello le richieste di revisione dei processi e interveniva con atti ispettivi nei confronti dei tribunali. Così aveva fatto l’avvocato feltrino, forzando la mano di Vincenzo Cappello. Il 24 settembre Elena fu citata a Venezia per udire la sentenza inquisitoriale. Si è molto discusso se il dispositivo letto sia effettivamente una sentenza o meno, o una sorta di placito.
Va detto innanzitutto che è tipico dei meccanismi della giustizia dell’epoca il ricorso a formule distensive e tentativi di mediazione anche nel momento della sentenza o nella scelta di rinunciare a disporre ordini e intimazioni. Inoltre, abbiamo solo una copia molto stringata e abbreviata del dispositivo che ci fa soltanto intuire quali siano stati i provvedimenti specifici adottati. Non è, nei fatti, una sentenza: non invoca Dio al principio, non enuncia le ragioni ideali (la clemenza, la giustizia, la difesa della fede) che sono sempre evocate negli atti formali. Circa Elena si dice semplicemente che è cassata la richiesta di una cauzione e che è licenziata con un ammonimento. Si tratta di un obbligo spirituale di penitenza o mortificazione o di una sanzione pecuniaria, ordine che purtroppo non ci è stato trasmesso.
Elena tornò forse a Feltre e ad accoglierla trovò la famiglia: il 15 dicembre, dopo un lungo braccio di ferro con Cappello, il padre Giovanni Cumano ottenne che il seduttore fosse bandito per tre anni, pena tre mesi di carcere, dalla città, e che i suoi familiari dovessero pagare ad Elena una dote congrua al suo stato e al danno d’immagine provocato. In caso, Giovanni Battista avrebbe potuto risolvere la cosa sposando la ragazza disonorata.
Da questo punto in poi i documenti tacciono. Tralasciando la storia degli altri personaggi coinvolti, sono proprio i due giovani al centro della vicenda e la figlia Vittoria a sparire dalla scena. Si sposarono? Ad oggi, le ricerche negli archivi delle parrocchie feltrine non hanno dato risultati. Facen rimase in Fiandra? E di Elena che fu? Accettò la dote prevista dai Facen e si ritirò in qualche convento o qualche casa per donne pentite? E della bambina?
Così come oggi di quel pupazzetto di cera non resta più niente ed è da immaginarsi che qualche servitore del vescovo, presa nota dell’avvenuta consegna del fantoccio, dopo un debito segno di croce lo distruggesse, al momento non abbiamo altro che i nomi di Elena e Giovanni Battista. L’interesse dei giudici su di loro si squagliò come cera al fuoco. Perché così sono le carte, e quindi gli archivi: paradossalmente capaci di documentare e conservare, a volte, con maggiore cura le storie eccezionali, le irregolarità che danno pensiero all’autorità e alle istituzioni, mentre con la gente comune, spesso, non resta che inseguire i mille rivoli del notariato e dei registri sacramentali.
Elena Cumano torna nell’ombra della storia: non aveva, dopotutto, forse, desiderato altro, che fare finire quei clamori e quegli scandali che avevano travolto il suo onore, la sua vita, la sua sensibilità di donna perbene e della Feltre bene. La forza della disperazione l’aveva spinta a un gesto sacrilego e le aveva fatto guadagnare quella cattiva fama che, se in vita l’aveva turbata, le aveva dato in morte una celebrità preclusa a tutti i suoi contemporanei. Forse, a un caro prezzo, tutt’altro che desiderato: ma così funzionano le società, e una comunità senza conflitti e senza sofferenza non può che essere una comunità morta, che non lascia tracce di sé.
Fonti:
Per le trascrizioni archivistiche si è seguita, in linea di massima, la lezione proposta da Marisa Milani nel suo libro, con leggere correzioni di alcune letture. La prima menzione del caso Cumano è nel celebre I benandanti di Carlo Ginzburg, da cui fu poi ripreso da Guido Ruggiero per il suo fortunato Binding passions.
Archivio Concattedrale di Feltre, Fondo Clero cattedrale, reg. 3.
Archivio di Stato di Venezia, Fondo Savi all’eresia (Sant’Uffizio), b. 38.
Archivio di Stato di Venezia, Fondo Avogaria di comun, Serie Miscellanea penale, b. 444.
Ginzburg C., I benandanti. Stregonerie e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Milano, Adelphi, 2020.
Milani M., Un caso di stregoneria nella Feltre del ‘500, Feltre, Comunità montana feltrina, 1991.
Ruggiero G., Binding Passions. Tales of Magic, Marriage, and Power at the End of the Renaissance, Oxford, Oxford University Press, 1996.
Idem, «Più che la vita caro». Onore, matrimonio e reputazione femminile nel tardo Rinascimento, in Quaderni storici, vol. 22, n. 66, dicembre 1987, pp. 753-775.
