Attualità – 15 gennaio 2024

La marcia sull’Italia - Un passo dopo l’altro verso un Paese sempre più nero

Si sente spesso dire che chi accusa Meloni&Co di essere fascisti fa il loro gioco; che il fascismo non può tornare; che a parlar di ideologie si perdono le cose importanti, reali. Tutto vero, per un verso. Tutto vero perché il fascismo, proprio come il passato, non può tornare. Perché bisognerebbe parlare di finanziaria, di affitti impossibili, di crollo della natalità, d’inflazione. Perché più non si parla di ciò che sta succedendo alla nostra economia, più sale Meloni nei sondaggi. Vero verissimo. Anche tutto vero, però, l’altro verso. E cioè che il fascismo può tornare sotto altre spoglie, altri fasti, altra solita stolida arroganza. Ad esempio, ignorando la costituzione. Che sì, bisogna parlare di economia, ma con questo non significa non parlare anche di libertà e di storia. E se anche tutto questo ingrossa chi non vorremmo s’ingrossasse ancor di più, noi siamo questa cosa qui: antifascisti. Persone schedabili, insomma.

Allora proviamo a parlare della direzione nera imboccata dal nostro Paese, in marcia verso una democrazia sempre più cupa. Ultime, ma sicuramente ne sentiremo prestissimo delle altre, le dichiarazioni del non folkloristico Vannacci, per il quale Mussolini fu grande statista. Ma partiamo dall’episodio più eclatante, per prendere consapevolezza e tenerci sempre aggiornati sulla marcia nera del nostro Paese.

I fatti avvenuti ad Acca Larenzia sono emblematici, e forse hanno l’unico merito di aver smosso finalmente anche l’Unione Europea ad aprire gli occhi sulla deriva italiana, tant’è che il caso è arrivato al Parlamento europeo. Magra consolazione, se aggiungiamo a ciò che il Presidente del Senato ha commentato i fatti quasi come se non fosse la seconda carica dello Stato ma un avvocato qualunque: «è possibile che si stabilisca che un saluto romano durante una commemorazione non sia apologia di fascismo, e quindi non sia reato, come molte sentenze stabiliscono». Ah, però! Sdoganato (non che non lo fosse già) pure il saluto romano. In verità, La Russa sa bene a cosa si riferisce, e noi sappiamo bene cosa vorrebbe. Infatti, il prossimo 18 gennaio la Cassazione a sezioni unite si esprimerà su quale linea interpretativa dare in queste situazioni, come già lo aveva fatto nel 2018, nella quale aveva sostenuto che nel corso di funerali e rievocazioni storiche il saluto fascista non costituirebbe reato. Non benissimo, insomma, per una Repubblica democratica.

Quindi cosa sta diventando l’Italia? In cosa si stanno trasformando questa Repubblica e questa società civile? Forse la prima, se pensiamo al referendum costituzionale che vorrebbe il premierato, si sta davvero trasformando in qualcosa di più nero. Mentre la seconda, diciamolo, lo ha già fatto. Come ha scritto venerdì scorso Michele Serra,

sta succedendo che la verità viene a galla. Noi non siamo un popolo antifascista, se non una vasta minoranza che ora si trova all’opposizione. Abbiamo ancora la libertà di dire, noi vasta minoranza, che Mussolini ed il fascismo ci ripugnano, e speriamo di riuscire a mantenere almeno quella. Ma i fascisti sono tanti, e assai rinfrancati dalla salita al governo degli eredi della Fiamma. Della Costituzione gliene importa poco, e cercheranno presto di manometterla.

Parole non proprio confortanti. Ma non finisce qui, e aggiungiamo due fresche novità alla lista delle cose che vanno dette per accorgerci del sentiero su cui ci stiamo incamminando.
Anzitutto il grave ritardo del governo nell’assegnazione dei fondi previsti dalla legge Segre per celebrare il centenario dall’assassinio di Matteotti. Il tutto doveva essere pronto a settembre, ma ancora non si vede nulla. Mentre il sottosegretario Mantovani “rassicura”, dicendo che sarà pubblicato il bando entro la fine di gennaio, Palazzo Chigi tace a riguardo ed anzi, getta benzina sul fuoco in quanto agli eccidi nazisti.
Palazzo Chigi, infatti, sui (mancati) risarcimenti per i familiari delle vittime risponde così: “Giusti quei dubbi sulle stragi naziste”. Cos’è successo? L’Avvocatura di Stato si è costituita parte civile ed ha appellato alle sentenze favorevoli alle vittime, per bloccare il risarcimento: così il Ministero dell’economia non può erogare le somme. Il quotidiano La Repubblica ha recentemente sollevato il caso dei mancati rimborsi alle vittime degli eccidi nazisti, bloccati da Palazzo Chigi. Il fondo era stato istituito dal governo Draghi nel 2022 e constava di 61 milioni: grazie a questa legge, i familiari delle vittime trucidate dai nazifascisti possono beneficiare di un rimborso, pur se insufficiente rispetto all’assassinio del parente, da parte dello Stato. Molti procedimenti sono arrivati ad una sentenza di primo grado, ma l’Avvocatura di Stato in rappresentanza di Palazzo Chigi, sta bloccando i pagamenti, stanno cercando di negare i risarcimenti. Dall’esecutivo viene contestato persino il tempo trascorso dalle stragi, 80 anni, come se non vi fossero prove a sufficienza di quanto successo. Come se quanto successo potesse essere rivedibile.

Ecco, con queste novità finiamo l’aggiornamento settimanale sull’involuzione del nostro Stato. E lo facciamo non solo per dircelo, non solo per renderci conto, ma anche per combatterlo, noi, vasta minoranza antifascista.