IL MONDO NEL PALLONE
Presenti assenti: La Cina
Per tanti, i mondiali misurano il tempo, un appuntamento a scadenza regolare che fa tracciare bilanci di quattro anni. E il tempo misura chi non c’è, non c’era e chi resta. Quali sono le grandi assenze al Mondiale di Qatar 2022? Con criteri particolari, ne scegliamo due: una grande assente, o per lo meno grande perché siamo noi, l’Italia; un’assente che in verità è alquanto presente, la Cina.
Ad oriente il calcio non è certo una religione civile come altrove, ma l’industria dell’intrattenimento, il suo indotto e l’influenza geopolitica del pallone importano sicuramente per la religione economica del Partito Comunista di Xi Jinping. Calcisticamente, la nazionale cinese ha partecipato ai mondiali una sola volta nella sua storia, nel 2022 in Korea e Giappone, senza passare il girone. Altro grande traguardo calcistico raggiunto dai cinesi è stata la vittoria per 12 reti a 0 il 12 novembre 2015, in casa contro il Bhutan. Non molto. Xi dichiarò priorità ed interesse nazionale investire perché si evitassero pesanti umiliazioni internazionali in questo sport, così seguito e importante per rivali ed alleati. Nello slancio, aggiunse la vittoria del mondiale entro il 2050. Di qui gli investimenti cinesi sul calcio europeo sono decuplicati, sfiorando ad esempio i 2,5 miliardi di euro nel triennio 2014-2017. Ad ora, per quanto riguarda il calcio, di risultati sportivi non se ne vedono e il 2050 appare un’utopia, ma la rete di influenze economiche e politiche legate a questo settore è stata gettata.
Al di là dello sport, da un punto di vista geopolitico in che mondo si può dire che la Cina sia un’assenza tremendamente presente in Qatar? Dal punto di vista della partnership energetica con l’emirato, che informa dell’astuzia con cui sa muoversi Pechino. Repubblica Popolare Cinese e Qatar hanno recentemente siglato un accordo energetico che impegna i paesi in una collaborazione di 27 anni a partire dal 2026: la più duratura mai stabilita nel settore del gas. Cosa prevede l’accordo? QatarEnergy fornirà quattro milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (gnl) a Sinopec. La mossa di Pechino fotografa ancora una volta la tensione con Mosca: grazie a questo accordo la Cina può infatti diversificare l’approvvigionamento energetico e ripararsi dalle conseguenze della crisi ucraina. Il gnl è ora la fonte energetica più richiesta sul mercato, soprattutto per l’Europa, in quanto l’unica consistente alternativa al gas di Gazprom (fino a ieri sponsor della Champions League). Il gnl è a tal punto fondamentale per gli equilibri geoeconomici che Pechino ha stretto accordi persino col principale rivale, ovvero con compagnie gasifere statunitensi: il dragone sa bene come muoversi, sia con Washington sia con Mosca. È indicativo che, da una parte, dopo il 24 febbraio 2022 sia il principale importatore di petrolio russo, dall’altra, nel 2021 era il maggior importatore proprio di gnl, segnatamente con il Qatar come secondo fornitore. Dunque, in due anni la Cina ha fatto incetta delle due più cogenti risorse energetiche del pianeta, che garantiscono sia di alimentare l’economia russa, e quindi di tenere in scacco Mosca, sia di incamerare sempre più gnl, esiziale per l’Occidente europeo. A questo si aggiunge il terzo lato di un triangolo che per ora Pechino sta tracciando senza sbavature: il rapporto con la potenza emergente del Golfo, che questo Mondiale consacra ad attore geopolitico principale nel quadrante arabo. Un rapporto più stretto con Doha, nuove via della seta, nuove collaborazioni dal punto di vista finanziario (nella capitale qatariota è appena stato il primo centro di compensazioni delle transizioni in valuta cinese) ma anche militare. Il dragone incalza e non ci si può voltare nella direzione opposta, per non vedere. Fingere di accorgersi della presenza di stazioni di polizia cinese nel territorio italiano è già, per quanto ipocrita, un inizio. La Cina è già qui.
Più che un’assenza, una presenza affatto incombente.
