IL MONDO NEL PALLONE
L'assegnazione è la finale
La prima partita di un Mondiale di calcio non è una partita di calcio. La prima partita è l’assegnazione.
Organizzare un Mondiale ha delle ricadute economiche difficilmente quantificabili in termini di investimenti, turismo e infrastrutture. Calcolare l’indotto di un grande evento sportivo è compito degli economisti, qui si tratta invece di riflettere sui risvolti dal punto di vista delle relazioni internazionali. Gli eventi sportivi con una visibilità a tal punto rilevante da interessare le diplomazie internazionali e persino gli apparati di intelligence, che intervengono per influire sulla decisione finale di assegnazione, sono due: le Olimpiadi, estive ed invernali, ed il Mondiale di calcio maschile. Per chi le ospita, queste manifestazioni non sono solo un’occasione di importante riscatto per la politica interna, ma anche l’opportunità per migliorare la propria immagine all’estero, nonché per intrattenere, nel giro di poche settimane, una serie di incontri diplomatici che permettono di vagliare lo stato delle relazioni bilaterali. La questione dell’immagine è dirimente per il paese ospitante, e non a caso oggi assistiamo al cosiddetto Qatargate, che vede coinvolto un grande numero di eurodeputati, ad ora di sinistra, che si sarebbero fatti corrompere da qatarioti per moderare le posizioni del Parlamento Europeo sullo Stato del Golfo. Questa cricca è stata definita abilmente da qualcuno “Gauche Qatar”: vedremo dove arriverà lo scandalo e quanti ne saranno coinvolti.
Dunque, l’immagine è fondamentale, così anche l’immagine riflessa dagli ideali sportivi. Lo sport si fa da sempre promotore di valori di pace, fratellanza e uguaglianza, benché, già di per sé, una competizione tra federazioni nazionali rifletta la competizione tra Stati nazionali. E d’altra parte, la pretesa dello sport di rappresentare valori universali non può che prestarsi all’uso strumentale degli stessi. La storia è abbastanza eloquente. Hitler occupò militarmente la Renania alla vigilia delle Olimpiadi di Berlino, appena prima cioè di farsi portavoce del messaggio olimpico di fratellanza tra i popoli. Agli occhi del mondo, di certo non stava pianificando una guerra: la Renania poteva bastare. Le cose andarono in tutt’altro modo. Analogamente Putin in occasione del Mondiale 2018 con la Crimea: la penisola poteva bastare. È andata diversamente. Insomma, la retorica pacifista dello sport è, ben che vada, solo retorica.
Dopo l’invasione dell’Ucraina, contro la Russia è stata presa una decisione tanto drastica quanto giusta, invero il divieto di partecipazione al mondiale. Ma cosa si è fatto nei confronti di Stati che non hanno (ancora) commesso lo stesso crimine, ma che non mancano di propugnare velleità espansionistiche o che non rispettano sistematicamente i diritti umani? A dire il vero si è fatto il meno possibile. Di recente, infatti, si è ricorso al “boicottaggio diplomatico”, per cui non si inviano rappresentanti delle istituzioni o delegazioni diplomatiche all’evento. Così è stato per Sochi 2014, Russia 2018 e Pechino 2022. Un impatto ben al di sotto di quello che comporterebbe un boicottaggio sportivo. Lo sport, insomma, non è sempre trasparente e identico rispetto ai valori dello sport: riflessione che dovrebbe impegnare non solo le federazioni, ma anche i singoli atleti.
Se la prima vera partita del mondiale non è di calcio, quand’è stata la prima partita di Qatar 2022?
Il primo tempo si è giocato il 23 novembre 2010 all’Eliseo, per un minutaggio pari a quello di un pranzo presidenziale. I protagonisti: Sarkozy, Platini e il principe ereditario del Qatar Sheikh Tamim bon Hamad Al Thani. Argomento della discussione, l’assegnazione della Coppa del Mondo 2022. Il mondiale avrebbe garantito al Qatar maggiore peso nel quadrante del Golfo, in particolare a scapito della rivale Arabia Saudita. Ma il competitor per aggiudicarsi la manifestazione non era l’ultimo arrivato: gli Stati Uniti di Barack Obama. Fine primo tempo.
Il secondo tempo si gioca a Zurigo, meno di dieci giorni dopo, il 2 dicembre. Qui troneggia l’altro grande protagonista: Joseph Blatter. In un colpo solo Blatter decide di assegnare l’organizzazione di due campionati del mondo: Russia 18 e Qatar 22, con quest’ultimo vincente grazie anche ai 4 voti dell’UEFA. In seguito, Blatter si dirà pentito della scelta dell’emirato, “uno Stato troppo piccolo”. Parla da sé la lungimiranza sulla Russia. Finisce così la prima partita del mondiale. Anzi, non proprio. Altro giro, altro scandalo. Prende avvio poco tempo dopo la complessa vicenda giudiziaria che ancor oggi vede imputati per truffa il francese e lo svizzero.
La prima partita di questi Mondiali finisce così e a breve Argentina e, ironia della sorte, Francia, giocheranno la finale. Fifagate e Qatargate lasciano intuire che non sarà questa l’ultima partita. Ma qual è stato l’andamento generale degli ultimi vent’anni, in riferimento non solo alla Coppa del mondo di calcio ma anche alle Olimpiadi, e cosa ci aspetta?
Tra il 2008 e il 2022 gli eventi sportivi più importanti sono stati pressoché monopolizzati dal cosiddetto Brics, acronimo ormai desueto, con cui si indicavano i Paesi in via di sviluppo, segnatamente Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Ed infatti, ad eccezione dell’India, gli altri Stati hanno ospitato uno se non due macro-eventi sportivi: le olimpiadi estive 2008 la Cina; i Mondiali di calcio 2010 il Sudafrica; quelli del 2014 il Brasile e nello stesso anno le olimpiadi invernali la Russia, che ha ospitato anche i Mondiali nel 2018; infine nuovamente la Cina, le olimpiadi invernali nel 2022. Se le potenze emergenti abbiano veramente raggiunto gli standard imposti dal Cio della Fifa è una valutazione che ciascuno può trarre personalmente. Dopo il mondiale disputato nella monarchia del Golfo, rallegrarsi che le arene sportive tornino ad essere occidentali è il minimo. Così, in ordine cronologico, si terranno i giochi olimpici di Parigi 2024 e quelli invernali di Milano Cortina 2026; il Mondiale nordamericano nel 2026; le olimpiadi di Los Angeles 2028, fino alla XXXV Olimpiade a Brisbane, in Australia, nel 2032.
Si è sostenuto sin dall’inizio che la prima partita del mondiale di calcio non è di calcio. A riprova di ciò, un’ultima considerazione. La crisi ucraina ha sconvolto il mondo ed i paradigmi su cui si reggeva, catapultandolo in un caos nel quale ancora non si leggono le traiettorie e gli indirizzi d’approdo. Da questo punto di vista è significativa l’associazione dell’Ucraina, voluta da Zelensky, alla candidatura di Spagna e Portogallo per la 24sima edizione del Mondiale, nel 2030. Una candidatura più simbolica che reale, quasi come se già partecipare alla scelta di assegnazione fosse una sorta di finale per gli ucraini. Di fatto, una “candidatura di guerra”, anzitutto alla propaganda russa: l’Ucraina non è e non sarà uno Stato fallito.
Il Mondiale 2030 è già iniziato.
