Attualità – 19 febbraio 2024
I morti che non contano - La strage invisibile dei Senza Dimora
Quante volte camminando per le strade in città ci è capitato di tirare diritto davanti ad un senza tetto, sdraiato o seduto sul ciglio del marciapiede. Quante volte siamo riusciti a lasciare lui qualche spicciolo. In tutte queste occasioni ci ha assalito un senso di pesante dispiacere per quell’esistenza invisibile e disperata. Spesse volte abbiamo cercato subito di pensare ad altro, per accantonare in fretta il dispiacere.
Gli invisibili però esistono, si chiamano Senza Dimora, ed in Italia ne muoiono sempre più. Per loro, si parla di strage invisibile. È la strage degli invisibili, di persone, vite, di cui spesso non si conosce il nome, la maggior parte uomini, migranti. Uno sterminio urbano, quotidiano, che avviene sotto gli occhi di sindaci, di assessori, di tutti. La situazione è diventata ormai “intollerabile”, e a dirlo sono le associazioni che si occupano di questo fenomeno. In questo senso, Cristina Avonto, presidente della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, ha dichiarato:
Le persone muoiono per strada perché vivono uno stato di abbandono e solitudine estremi. I Comuni si sforzano, con il supporto tecnico ed operativo degli Enti di Terzo Settore, di attivare piani e servizi di emergenza, specialmente nella stagione fredda. Tutto ciò evita che i morti siano molti di più di quanto non ne vediamo ogni anno. Però il dato ci dice che sono in aumento e su numeri alti perché sono sempre più le persone e le famiglie che scivolano nella povertà estrema e finiscono fuori dai sistemi di aiuto e protezione.
Il Report fio.PSD 2023
Va subito chiarito questo: i Senza Dimora muoiono tutti i mesi, non solo d’inverno. Infatti, ci accorgiamo di loro, ci ricordiamo di loro, spesso solamente d’inverno quando, mentre mangiamo al caldo, ascoltiamo la notizia, in coda al telegiornale e appena dopo calciatori o ballerine, di alcune morti in strada per il freddo, per l’Emergenza Freddo. Ma che emergenza non è.
Nel 2023 si è registrato un aumento del numero dei Senza Dimora morte in strada rispetto al precedente 2022: da 399 a 415. I mesi invernali sono i più duri per i Senza Tetto, non c’è dubbio, ed hanno coinvolto oltre 130 persone. Eppure, come riportano i dati di fio.PSD, la strage invisibile si alimenta mese dopo mese, durante tutto l’anno.
I dati ufficiali rilevano, ad ora, 61 decessi nel 2024; 415 decessi nel 2023; 399 nel 2022; 250 nel 2021.
Durante i mesi invernali, come riportato nel report 2023, «molti territori investono risorse aggiuntive per garantire accoglienza alle persone in strada, con l’avvio dei Piani per l’emergenza freddo, in cui vengono messi a disposizione della popolazione senza dimora posti letto aggiuntivi per l’accoglienza notturna e talvolta anche diurna e il lavoro di prossimità delle unità di strada si intensifica». Si tratta di strumenti emergenziali che rappresentano una risorsa fondamentale e dalla rilevanza incommensurabile per tutelare il benessere della popolazione e offrire loro un’assistenza complementare. Ma queste misure non bastano per tutelare appieno e salvare la vita e la salute dei Senza Dimora.
Inoltre, è certo che il fenomeno è più vasto nelle grandi città, ma è anche vero che in Italia si sta facendo sempre più esteso e capillare. Infatti, sempre secondo il report, esso arriva ad interessare anche i centri urbani di medie dimensioni o più periferici: sono infatti 215 i Comuni italiani in cui è stato registrato almeno un decesso. Da un punto di vista geografico, le regioni in cui si sono registrati maggiori decessi sono la Lombardia (21%) e il Lazio (18%), dove c’è la maggior presenza di persone senza dimora, seguite da Emilia-Romagna (10%), Campania e Veneto (entrambe 8%). Le città con il maggior numero di decessi Roma (44) e Milano (22), seguite in misura drammatica ed allarmante da Bergamo, Torino, Bologna, Brescia e Genova. Chi muore? Ancora secondo il report di fio.PSD i morti in strada interessano in misura maggiore uomini (93%) e stranieri (58%), con un’età media di 47,3 anni. Le circostanze in cui muoiono le persone indicano condizioni di abbandono, mancanza di cura e di reti di protezione, un disagio profondo che intreccia la sfera sociale, abitativa e relazionale.
Chi sono le persone senza dimora in Italia?
I Senza Dimora, stando all’immaginario collettivo, sono anzitutto il barbone, il vagabondo e il clochard. La realtà è invece molto più complessa. ma Senza Dimora infatti riguarda terminologicamente diverse tipologie di situazioni e di svantaggio, notevolmente vaste e diversificate.
Stando a fio.PSD, si considera Senza Dimora «un soggetto in stato di povertà materiale ed immateriale, portatore di un disagio complesso, dinamico e multiforme, che non si esaurisce alla sola sfera dei bisogni primari ma che investe l’intera sfera delle necessità e delle aspettative della persona, specie sotto il profilo relazionale, emotivo ed affettivo».
Inoltre, le persone senza dimora non sono esclusivamente coloro che passano la vita in strada, oppure che mancano di essa. Invero, il profondo disagio in cui vivono i senza dimora «non va riferito solo alla mancanza di un’abitazione o all’assenza della realtà fisica e tangibile della “casa come tetto” ma alla più profonda e più complessa mancanza di un ambiente di vita, di un luogo privilegiato di sviluppo delle relazioni affettive, di progetti, di interessi e di un luogo dove prendersi cura di sé». Per questi motivi non è facile trovare una definizione univoca, in quanto ci si riferisce ad una popolazione molto eterogenea e diversificata, non generica o stereotipata. Quale allora la definizione più attendibile?
La persona senza dimora viene considerata come “portatrice di un bisogno indifferibile e urgente” il quale, se non adeguatamente soddisfatto, può comportare gravi rischi e compromettere la sopravvivenza della persona.
Per definire la condizione di homeless, a livello internazionale si fa riferimento alla classificazione ETHOS (European Typology on Homelessness and Housing Exclusion), elaborata dall’Osservatorio Europeo sull’Homelessness. La classificazione ETHOS distingue in categorie le persone senza dimora e in grave marginalità a partire dalla loro condizione abitativa. Per fare ciò, definisce l’esistenza di tre aree (fisica, sociale, giuridica) che vanno a costituire l’abitare, che soddisfino alcune determinate caratteristiche:
- avere uno spazio abitativo (o appartamento) adeguato sul quale una persona e la sua famiglia possano esercitare un diritto di esclusività (area fisica);
- avere la possibilità di mantenere in quello spazio relazioni soddisfacenti e riservate (area sociale);
- avere un titolo legale riconosciuto che ne permetta il pieno godimento (area giuridica).
L’assenza di queste condizioni identifica un problema abitativo importante e permette di individuare conseguentemente quattro categorie di grave esclusione abitativa:
- persone senza tetto
- persone prive di una casa
- persone che vivono in condizioni di insicurezza abitativa
- persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.
Purtuttavia, il fenomeno Homelessness non si esaurisce nel solo disagio abitativo, pur se già severo, drammatico e complesso. Ad esso si aggiunge il disagio sociale legato alle condizioni di povertà, di esclusione e di isolamento sociale.
Quali le cause dell’Homelessness?
Naturalmente la condizione dei Senza Dimora non è riconducibile a cause univoche. È un fenomeno complesso che intreccia una serie di concause, tante quante le esistenze di cui si parla, irriducibili a dinamiche univoche e non ricollegabili ad un unico evento traumatico. Ciononostante, secondo ETHOS, è possibile distinguere alcuni fattori, spesso sovrapposti tra loro, che possono trascinare l’individuo in situazioni difficili e di estrema precarietà fino alla perdita della casa:
Fattori biografici
Legati ad accadimenti critici come la perdita del lavoro, perdita dell’alloggio, rottura dei rapporti familiari, un divorzio, un lutto, un incidente, una migrazione forzata, la detenzione, difficoltà finanziarie.
Fattori di contesto
Legati al contesto socioeconomico come l’accesso e la qualità dell’istruzione, della salute, del lavoro, delle politiche abitative ma anche la rete sociale, l’ambiente familiare, il territorio, la comunità e tutti quei processi che possono investire l’intera società come la crisi economica, la globalizzazione, la trasformazione delle città, lo sradicamento dai territori, la precarizzazione del lavoro.
Fattori psicologici, individuali e relazionali
Malattie, disturbi psichici, disabilità, abuso di sostanze, vissuti di violenza e abusi, deprivazioni, povertà estrema.
Appare perciò chiaro ed evidente che la dimensione complessa e processuale in cui le persone senza dimora vivono, rappresenta un problema sociale e dunque un problema politico.
Quanti sono i Senza Dimora in Italia oggi?
Come è difficile definire le persone senza dimora, altrettanto è difficile rappresentarne una stima numerica precisa. La conoscenza del mondo dei Senza Dimora presenta infatti diverse problematiche, in quanto si tratta di un fenomeno mutevole nel tempo, in continua evoluzione e trasformazione, nonché composto di persone che vivono una condizione di estrema marginalità dal punto di vista relazionale e comunicativo. Spesso, infatti, non si conosce l’identità dei soggetti, né questi riescono a comunicarla e così, molte volte, nella conta dei deceduti in strada, si riporta sempre od un soprannome o solamente la presunta nazionalità. Qualsiasi tentativo di entrare in contatto con il mondo dei Senza Dimora richiede tempi, modalità e tecniche particolari per riuscire a fornire una conoscenza dettagliata e realistica di questa popolazione.
Come riporta fio.PSD, in Italia i documenti che costituiscono una base per la riflessione ed il lavoro più completa sono le due indagini Istat condotte sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, realizzate ancora nel 2011 e nel 2014 (indagini ISTAT sulle persone senza dimora, svolte in collaborazione con fio.PSD, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Caritas Italiana). Esse sono state le prime ricerche a livello nazionale sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, con una particolare attenzione ai processi che conducono all’homelessness e alla deprivazione abitativa. Questi dati sono stati fondamentali per comprendere più a fondo il fenomeno in Italia ed è il riferimento per la distribuzione delle risorse pubbliche ministeriali ed europee a supporto di una nuova strategia di contrasto alla grave marginalità. Nel dicembre 2014, dieci anni fa, le persone senza dimora sono state censite a 50.724 (erano 47.648 nel 2011). I 2/3 delle persone senza dimora dichiarano inoltre di essere iscritti all’anagrafe e di avere una Residenza in un Comune italiano. Stando a quel censimento, il profilo medio delle persone senza dimora era rappresentato per la maggior parte da uomini (85,7%), 4 su 10 italiani, 4 su 10 vivevano in strada da più di 4 anni, più della metà cittadini migranti da altri paesi (Marocco, Tunisia, Albania, Romania), avevano un’età media di circa 44 anni e vivevano prevalentemente nelle regioni del Nord Italia (56%). Le donne rappresentavano il 14% delle persone senza dimora, ma seguivano dei percorsi di vita particolari e più caratterizzati dalle rotture delle relazioni familiari come causa principale di homelessness.
Ma ad oggi quanti sono i senza dimora, o per lo meno quali le stime più attendibili?
Nel 2022 è stato pubblicato il Report Statistico nazionale sulle povertà in Italia. Stando sempre a fio.PSD, sono state ascoltate 27.877 persone senza dimora nei 2.855 Centri di ascolto in cui è avvenuta la rilevazione. «Le persone senza dimora sono il 16,9% del totale delle persone “ascoltate”, per lo più di genere maschile (70,6%), stranieri (68,5%) e celibi (45,3%). Inoltre, il 47,8% sostiene di essere completamente privo di un’abitazione, il 21,8% si affida a soluzioni di fortuna e il 20% è ospite in centri di accoglienza. Il Rapporto include per la prima volta anche un’analisi statistica multivariata che ha identificato cinque profili di beneficiari, alcuni dei quali includono diverse situazioni di grave esclusione sociale e abitativa: i vulnerabili soli, le famiglie povere, i giovani stranieri in transito, i genitori fragili e i poveri soli».
La rilevazione delle persone senza dimora è dunque molto difficile. Una grande ed importante novità è il “Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021” dell’Istat. Grazie ad esso, è stato possibile non solo aggiornare un dato ormai vecchio quale quello del 2014, ma anche, per la prima volta, identificare con maggior precisione e dettaglio le persone che vivono nelle convivenze anagrafiche e le cosiddette “popolazioni speciali” (costituite da persone senza tetto, senza dimora e persone che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati o spontanei).
Secondo l’Istat, si tratta di “Un aggregato di poco più di 500 mila persone”: le persone iscritte in anagrafe come senza tetto e senza fissa dimora sono 96.197. A livello comunitario, periodicamente vengono pubblicate delle panoramiche sull’esclusione abitativa a cura di FEANSTA e Fondazione Abbè Pierre (Housing Exclusion in Europe). Secondo tali ricerche si stimano circa 700.000 persone senza dimora nell’Unione Europea, con un aumento del 70% negli ultimi dieci anni.
Quanto possiamo dire sul numero dei Senza Tetto in Italia riguarda dunque il censimento della popolazione pubblicato a metà dicembre dall’ISTAT, che ha rivisto in modo significativo i dati relativi alle persone senzatetto e senza fissa dimora che vivono in Italia del 2014. Essi sono quasi 100mila, per la precisione 96.197. Gli studi che si basano sulle stime che risalivano al 2014 dunque sono da accantonare, in quanto le persone che oggi vivono in condizioni di precarietà abitativa sono oggi almeno il doppio.
Tra di loro, quest’anno i morti sono già 61. Non dimentichiamoci di loro, non solo d’inverno. Non tiriamo diritto, affannandoci a cercare qualcos’altro a cui pensare. Fermiamoci e fermiamo anche questa strage.
