Attualità – 30 ottobre 2023
Gli ignavi
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Noi, invece, ragioniam di loro, di ignavi. Gli ignavi sono quelli, tra angeli e uomini, che mai parteggiarono per l’una o l’altra parte, che mai s’interessarono, che mai scelsero se non per ciò che veniva loro comandato, o per ciò che loro conveniva. Così Dante li mette nell’antinferno, e li disprezza. Non solo in Paradiso nessuno li vuole, ma nemmeno all’Inferno. Né il bene né il male seppero scegliere, quindi né il bene né il male li accoglie. Una folla urlante, nuda, che rincorre una bandiera senza vessillo, punta da insetti e piena di vermi, che ne succhiano il sangue misto alle lacrime.
Sì, Dante ci andava giù pesante. Noi un po’ meno, d’accordo. Non auguriamo di certo la stessa fine agli ignavi di oggi, anzi auguriamo loro di redimersi, di prender finalmente parte e dir chiaramente come stanno le cose. D’altra parte, sul frontespizio del nostro Panfilo lo abbiamo scritto: odiamo gli indifferenti.
Ma chi sono gli ignavi, oggi? Forse ignavi è una parola un po’ grossa, ma rende almeno l’idea. Per noi gli ignavi di questi giorni sono gli amministratori che sabato non sono scesi in piazza in difesa della sanità pubblica bellunese. In particolare, 54 sindaci su 61. Soprattutto quei sindaci delle zone più periferiche ed abbandonate, che hanno tanto bisogno di maggiori aiuti e tutele da parte di Venezia e di Roma. Dov’erano i sindaci del Comelico, dello Zoldano, dell’Agordino? Come fare a non esserci? Come dire che va tutto bene così com’è? Perché far finta di nulla?
Lasciano attoniti anche le dichiarazioni, che suonano quasi come scuse, sui giornali di oggi. Tanta retorica: i sindaci lavorano anche il sabato e la domenica; preferiamo affrontare i temi in conferenza dei sindaci e non in piazza. E tanta fantasia: «in Veneto la sanità è comunque un’eccellenza». Così, in ordine sparso, Marco Staunovo Polacco del Comelico Superiore, Giancarlo Ianese di San Nicolò di Comelico, Roberto Chissalé di Agordo e Camillo De Pellegrin della Val di Zoldo, hanno perso un’occasione d’oro per stare zitti. Registriamo solo che è proprio difficile, a destra o giù di lì, fare dire pensare qualcosa contro le direttive dall’alto. Grazie Zaia, grazie Meloni, ora pro nobis e così sia.
Ma ricordiamoci anche di chi c’era: Nicola Castellaz di Pedavena, Loris Maccagnan di Lamon, Mario De Bon di Sospirolo, Enrico Lanciano per san Gregorio nelle Alpi, Sindi Manushi di Pieve di Cadore, Achille Barnabò di Domegge, Paolo Vendramini di Ponte nelle Alpi e Lucia Da Rold per la Provincia di Belluno. A questi si aggiungono gli amministratori che hanno partecipato non in veste istituzionale ma in qualità di privati cittadini, ovvero, ci risulta, Maria Teresa Luchetta, vicesindaco di Canale d’Agordo e Carlo Zanella, sindaco di Cesiomaggiore.
Infine, non serve neanche dire dell’assenza dei sindaci dei comuni con gli ospedali più grandi della Provincia, Feltre e Belluno. Per quei due lì, davvero, ascoltiam Virgilio: non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
