Attualità – 5 febbraio 2024

Giovinetti che fate all’amore? - Il rapporto difficile con il sesso per le nuove generazioni, tra statistiche, consigli e prescrizioni

Quando avevo dodici anni e il sesso era l’ultimo dei miei pensieri, perché mi terrorizzava di più il saggio di piano e la verifica di matematica, mentre i miei compagni di classe già parlavano di tette, trovai un’affermazione abbastanza perentoria su una rivista per signore a casa di mia nonna (ed era la progressista Intimità): l’età giusta per perdere la verginità era 17 anni perché, se fosse successo prima, la ragazza sarebbe stata considerata una poco di buono, il ragazzo un pervertito perché l’avrebbe fatto con una ragazza più piccola ancora; mentre, se fosse successo dopo, sarebbero stati due sfigati. Cito testualmente, e sono sicuro di ricordamelo molto bene. Mi aveva fatto abbastanza impressione quel pezzo. A ritornarci su, era un articolo abbastanza meschino, che insegnava come e dove bisognava fare le cose, in modo così, imperioso e senza via d’uscita.

È ormai nel gergo comune, quando ci si lamenta di qualcuno, sottolineare come sia frustrato (sessualmente, ovvio), dovrebbe fare più sesso, abbia matrimoni o relazioni in bianco. Tempo fa mi capitò di conoscere, per un fatto casuale, un giovane che si autodichiarava incel, nome che non avevo mai sentito. Al di là dell’aggressività verbale, misogina e omofoba, e anche razzista, di quel ragazzo asiatico che non sopportava come magrebini e sudamericani scopassero e lui no (parole testuali sue), mi aveva incuriosito quell’aspetto di setta che aveva tutto il suo mondo.

Incel è una sigla per involuntary celibataires, celibi involontari. Tradotto: uomini (più di rado donne) che non vengono scelti come partner sessuali o affettivi da altre donne. Si aggregano su forum online, dove postano loro foto e si danno dei voti da 1 a 10. Credo siano anche un discreto vettore di informazioni antiscientifiche: frugando nei loro reel su Instagram leggevo consigli come “respirate dalla bocca e non dal naso” per modificare l’arcata del palato e avere forme più armoniose del viso (?). Già, peccato che se aprite un qualsiasi manuale di canto e recitazione, troverete alla pagina 0 il consiglio opposto (si respira per il naso, attraverso la bocca si seccano le mucose, si ha sempre sete e, penso, si ingeriscono anche più batteri). Lascio perdere le discussioni molto puntigliose che si trovavano in certi thread sulla posizione della lingua, perché erano anche noiose. Ma il punto in cui vanno forte è, mi pare, la valutazione spietatissima. I punteggi si assegnano partendo da dei punti fissi: gli zigomi alti e prominenti, la mascella squadrata, la statura, le altre doti che la natura dispensa, a volte anche in modo abbastanza poco intuitivo (tra cui, scopro essere segno di gran virilità, la circonferenza dei polsi e delle caviglie).

Il ragionamento di base è molto di mercato (forse gli incel sono dei liberali neoclassici del sesso e basterebbe questo a definirli). Chi vale 10, offre 10 sul mercato sessuale e piglia 10. Tradotto: i brutti con le brutte. Quando qualcuno esce dal gruppo, si fidanza, riesce a fare sesso, entra in una misteriosa comunità di redenti e di salvati e si attira l’odio dei sommersi e dei rimasti indietro. Aggiungo un dettaglio che mi aveva abbastanza inquietato, come l’Intimità adolescenziale: si deve fare sesso ogni sei mesi, minimo, altrimenti si è sfigati senza possibilità di appello. Ovviamente questa concezione della vita e del sesso passa per una misoginia spinta, perché le donne, che sono quelle che scelgono, sono delle sadiche e sono anche colpevoli di questo meccanismo perverso (da cui non si sottraggono, trovandosi un ruolo in quello stato di autocompatimento in cui si relegano). Sono fenomeni minoritari? Di quante persone parliamo? In realtà qualche aspetto inquietante c’è. Sparatorie nelle scuole (fatto tipicamente statunitense) e altri misfatti del genere, trovano proprio nell’incelismo il loro motivo. Si citavano tra i vari esempi conclamati: Plymouth, in Inghilterra, dove Jake Davison, convinto incel, ha ucciso cinque persone nel 2021; il massacro di Isla Vista in California nel 2014, compiuto da un 22enne, certo Elliot Rodger, desideroso di vendetta per essere ancora vergine (7 morti); l’attacco col van di Toronto nel 2017, compiuto da Alek Minassian (11 morti); si discute se fosse di ideologia incel anche il ceco David Kozak, autore della carneficina di Praga dello scorso 21 dicembre. Potrei citare molti altri episodi (il massacro di Allen, in Texas, dello scorso 6 maggio: 9 morti; la tentata sparatoria di Dallas del 2019, dove ci fu un ferito e morì solo l’attentatore; la sparatoria di Hanau, nel Land tedesco dell’Assia, dove l’estremista di destra e convinto incel Tobias Rathjan uccise 11 persone; quello di Tallahassee in Florida nel 2014 dove ci furono 3 morti; i 10 uccisi nella sparatoria di Roseburg nell’Oregon nel 2015). Si discute molto se tante delle sparatorie avvenute nelle scuole degli Stati Uniti negli ultimi anni siano di questa matrice, con un dibattito molto acceso tra criminologi e psichiatri.

D’accordo, fenomeno marginale e in qualche modo da confinare a certi ristretti ambiti. È, però, mi pare, opinione abbastanza concorde tra i sociologi che i giovani di oggi facciano meno sesso dei loro genitori. Questo non sarebbe di per sé un sintomo di niente, a meno di non essere rigidamente e ridicolmente freudiani: tuttavia mi pare ci sia un accordo, trovato faticosamente, tra gli psichiatri circa questo punto. Si da ormai per certa, anche se con grandi difficoltà a trovarne le cause, l’insorgenza più frequente di depressioni, distimie, ciclotimie, disturbi dell’ansia, somatizzazione, comportamento alimentare, maturazione sessuale, orientamento sessuale ego-distonico (ed è un elenco molto rozzo e sommario). Al di là degli ultimi due, che sono ovviamente immediatamente riferibili alla sfera erotica, anche tutti gli altri hanno conseguenze e ricadute sull’affettività e il sesso. Il discorso sessuale rimane avviluppato in questo meccanismo di autosvalutazione, per cui si fa fatica a fare esperienze, ci si sente pronti a giudicarsi e a giudicare gli altri. Il circolo vizioso che ne consegue porta, nei casi più estremi, alle dipendenze, alla violenza su di sé, sugli altri, quando non ci si confina esclusivamente alla masturbazione, al sesso virtuale e al rifiuto della ricerca del sesso vero, vuoi per timidezza, vuoi per paura, per inadeguatezza. Di questi inquietanti problemi si deve parlare, nelle scuole, in famiglia, con gli amici: la serenità sessuale è necessaria per la salute generale della società. Senza affettazioni, senza competizioni, solo per un discorso così, se vogliamo, di fair play e di delicatezza, di rispetto. Innanzitutto verso noi stessi.

Eddy Benato
Autore

Approfondimenti.
Sul terrorismo incel rimando a questo report: McCain Institute, The Threat Landscape: Incel and Misogynist Violent Extremism. Read-Ahead Materials for the US Prevention Practitioners Network, URL: < https://www.mccaininstitute.org/wp-content/uploads/2021/10/incel-and-misogynist-violent-extremism-read-ahead-materials-august-2.pdf > (consultato il 4 febbraio 2024); sul problema della violenza: K. M. Boyle e M. N. Scaptura, Masculinity Threat, “Incel” Traits, and Violent Fantasies Among Heterosexual Men in the United States, in Feminist Criminology, vol. 15, n. 3, 2019, DOI: < https://doi.org/10.1177/15570851198964 > (consultato il 4 febbraio 2024); per alcuni ragionamenti sulla maggiore insorgenza della depressione tra i giovani: A. Thapar, Depression in young people, in The Lancet, vol. 400, n. 10352, agosto 2022, pp. 617-631, DOI: < https://www.thelancet.com/article/S0140-6736(22)01012-1/fulltext > (consultato il 4 febbraio 2024).