Attualità – 21 maggio 2024
Fratelli di Pedro - Questo divorzio s’ha da fare
E così, forse, siamo giunti al capitolo conclusivo di quest’avventura chiamata non-elezioni provinciali. Giovedì scorso si è finalmente votato sui 6 punti tematici proposti da Futura: bocciati. Si consuma quindi definitivamente la rottura all’interno del consiglio tra i 3 consiglieri di centrosinistra e gli altri 7 di centrodestra, di cui 2 cosiddetti civici. Ma soprattutto si acuisce la frattura, ormai insanabile, tra Padrin e tutto il centrosinistra bellunese.
Al giovedì caldo bellunese segue la riassegnazione delle deleghe, non più urbi et orbi ma ai soli civici e centrodestra, con il Presidente che tiene per sé le tre deleghe precedentemente proposte alla sinistra. Una mossa al solito astuta, forse dettata dalla speranza che qualcuno tra Manusci, De Bon o Deola torni all’ovile. Purtroppo per il Presidente, però, temiamo non si tratti di pecorelle smarrite.
Eppure, lo scontro politico più importante in seguito allo strappo del 16 maggio è quello che si è tenuto non tra Padrin ed i consiglieri di centrosinistra ma tra Padrin e la segreteria provinciale del Partito Democratico. La prima scossa arriva da una non notizia del Gazzettino a firma cfdp, per la quale la rottura con Padrin sarebbe già stata decisa a novembre dal partito. Qui, l’unica notizia è che il Partito Democratico ha una linea. E delle idee. Il resto è pressoché smentito dai fatti, i quali attestano come alla rottura si sia arrivato per il tramite di un voto su contenuti e temi, sui quali Presidente, civici, sinistra e destra hanno detto la loro ed hanno scelto di conseguenza. Pertanto, nulla di preconfezionato, ma tutto alla luce del sole ed anzi, forse proprio questi riflettori su scelte politiche non più rinviabili, hanno corrucciato in smorfie e tensioni i sorrisoni degli anni passati.
Tuttavia, tale notizia regala il destro, anzi il sinistro, a Padrin che non a caso si scaglia direttamente contro i democratici e non contro le sinistre bellunesi. In questo modo, infatti, si prova a dividere l’area di centrosinistra: era già deciso tutto dai dem. Peccato che, oltre a non essere vero, non si tiene conto del fatto che più si va a sinistra e meno sale l’affezione per Padrin – eufemismo. Niente da fare, il centrosinistra ha deciso che non è più il tempo delle larghe intese, del tutto purché si governi, sia per il divario ideale e valoriale con i fratelli d’Italia, sia per le scelte concrete su temi che riguardano la vita di tutti i giorni. Dunque, niente di più semplice: stando così le cose, questo divorzio s’ha da fare.
Con questo divorzio che s’aveva da fare, per noi “artisti feltrini”, come ci ha chiamato qualcuno e per cui orgogliosamente ringraziamo, si chiude la lunga narrazione di fatti che hanno una volta in più, anzi forse come mai prima, confermato l’assurdità della legge Delrio. Una legge che svuota la Provincia di rappresentanza, operatività e la allontana dai cittadini. A maggior ragione in questa tornata, dove proprio su temi concreti ed importanti per i bellunesi (trasporti, energia, Vanoi, Olimpiadi, per dirne alcuni) si è tentato più e più volte di rimandare e non discutere.
Ad ogni modo, si è assistito ad uno scontro eminentemente politico, benché il Presidente disprezzi questa parola e preferisca la più sbiadita e vaga “amministrazione”. Si è infatti discusso (anche se la discussione è stata a dir poco imbarazzante, tant’è vero che persino Antenna3 ha stigmatizzato l’atteggiamento di Calligaro come poco istituzionale) su questioni precise e di lì si è scelto di conseguenza. Dove il male in questo? Secondo Padrin, il male starebbe nel fatto che la politica ha sostituito l’amministrazione. Altrove il segretario dem ha risposto chiedendo quale sia la differenza tra politica e amministrazione. Qui invece non ci imbatteremo in definizioni filosofiche o di altro genere, perché, semplicemente come abbiamo scritto sin dal primo articolo “Mi salvini chi può”, l’animale politico per eccellenza è proprio Padrin. Salva la poltrona più pagata della Provincia, finisce tra braccia meloniane pur dichiarandosi dell’area del centrosinistra, nonché tentando sino all’ultimo la mediazione con tutti. È fare politica o amministrare? A noi pare la prima, e che Padrin, di politica, almeno per come la intende lui, è maestro.
Del resto, non stupirebbe che fosse un accordo politico quello per cui nella corsa a sindaco di Longarone non figuri una lista di Fratelli d’Italia, data quasi per certa mesi prima, e vi sia un solo candidato, mentre in Provincia la vicepresidenza vada proprio a Fratelli d’Italia. No, troppa malizia. Siamo sicuri sia solo un caso, e sia un caso ci siano anche dei fratelli candidati a Longarone. Tutt’al più, è solo, diciamo così, un accordo amministrativo, tra fratelli di Pedro.
Cari undici lettori, cari addetti ai lavori, vi ringraziamo per l’attenzione e auguriamo, noi sì urbi et orbi, buon lavoro.
