Pansatyrikon – 26 febbraio 2024
Ficodrammi
Cade un fico dalla palma: è il segno. Spesso la storia parla per enigmi, come un oracolo. Spesso non servono sedute fiume di analisi della sconfitta, di autoanalisi antropopsicopolitica. Capita, semplicemente accade, che la storia acceleri improvvisamente, muovendo le masse alla lotta con un piccolo, apparentemente insignificante, microntologico, evento. Ebbene, la Storia ha parlato: la sinistra feltrina riparta da un fico. Non da un bell’uomo, ma proprio da un fico. Albero di fichi. Fighèr.
Tale infatti è lo sdegno di Panfilo, che nelle pause dallo studio nella biblioteca a lui dedicata si cibava sovente del frutto, che ora bisogna gridarlo: la misura è colma. Il dado è tratto, dalla palma, dal fico, da dove volete. Le sinistre si riversano sulle strade, dove ora passano le macchine, e chiedono: che faceva di male quel fico? Com’è stato possibile abbatterlo? L’assessore dal cognome di vegetale, che si occupa del pubblico verde, e dunque in palese conflitto d’interessi, così ha risposto all’appello accorato: «se dovessimo fare un’ordinanza o dare un’autorizzazione per ogni singolo intervento che abbia ricadute positive sul decoro ambientale si resterebbe al palo e si offenderebbe il buon senso della gente che lavora». Benzina sul fuoco. Dunque, anzitutto, la furia sfalciatrice non era specificatamente autorizzata. Tirata la cordèla il motosega ha agito da sé stesso ispirato. Poi: se fai una cosa che ti sembra positiva, va bene, non si può mica star là a seguir tutte le regole. Altrimenti, si resterebbe al palo (di ferro, non certo al palo del fico). Infine, la gente che lavora ha il buon senso, mica quei quattro studenti della biblioteca, o quelli del centro storico in passeggiata! Già, è così: un fico offende il buon senso.
Ma il dado è tratto, la protesta infuria nelle strade e nelle piazze e il fico non potrà essere sostituito dalla palma. E non è un buon segno, avverte il Pansatyrikon, finita la pausa sub tegmine fichi. Soprattutto per chi è così attento agli antichi fasti. Si possono infatti consultare alla biblioteca Panfilo Castaldi alcuni volumi, di Tacito o Plinio il Giovane, in cui si racconta che l’abbattimento di un fico nella Roma antica era sicura profezia di sventura, certo presagio funesto, perché proprio sotto un fico la lupa allattò quei gemelli. Quando un fico moriva o veniva sradicato, ne andava subito ripiantato un altro. Altrimenti, lo dicono gli antichi, giorni nefasti.
Pertanto, assessori al buon senso di chi lavora, non piantate un parcheggio al posto del fico.
Anche perché, con Guccini,
tu prova ad andar sotto un camions
oppure vai sotto a un tranvai
poi vai sotto un fico e vedrai
di quanto starai tu più ben!
