Attualità – 23 aprile 2024

Elezioni provinciali ed orizzonte politico

Le recenti elezioni provinciali, celebratesi lo scorso 16 marzo, nonché il relativo dibattito sviluppatosi, purtroppo, più dopo che prima e principalmente su enunciazioni astratte, stimolano alcune riflessioni.

In ogni caso, ci si fermerà ad un approfondimento teorico e generale, prescindendo dai relativi risultati; stante il suffragio indiretto, sono, infatti, costituiti da voti rappresentati, in qualche modo mediati, non rispecchianti appieno l’effettivo orientamento che l’elettorato avrebbe potuto avere né, dagli stessi, si può desumere una prospettiva futura.

La specificità della provincia di Belluno

Tutte le forze in campo, comunque declinate e di qualsiasi area, sembrano concordare sulla peculiarità della Provincia di Belluno e dei suoi bisogni. Si tratta di una provincia territorialmente estesa e geograficamente frazionata, a fronte di una popolazione di scarsa consistenza, con trend demografico negativo sia in termini assoluti che nel rapporto giovani/anziani.

Ne consegue che la definizione di una proposta politico-programmatica organica, in rapporto ad un determinato territorio così caratterizzato, è più cogente nella Provincia di Belluno che non in altre omologhe realtà e l’ambito provinciale ne appare l’alveo naturale.

In tale processo, l’ente Provincia deve essere protagonista autonomo, ancorché coordinato e dialogante con istituzioni ed organizzazioni sociali, culturali ed economiche che ne fanno parte, non il mero mediatore alla ricerca di un improbabile equilibrio fra la sommatoria delle relative istanze; deve rappresentare un valido strumento di sintesi delle stesse in un progetto superiore, titolare di un mandato pieno e non passibile del veto di ogni attore che lo compone.

Questa forza può derivargli solo da un’espressa investitura dei cittadini, da cui il ritorno, unanimemente invocato, alla provincia di primo grado.

Resta il dubbio, considerati anche i precedenti storici, se la Provincia di Belluno, così ricostituita, abbia le capacità di dotarsi e successivamente promuovere e realizzare, il necessario progetto organico, per cui sicuramente necessitano funzioni, risorse economiche, energie determinate e convergenti.

Possiamo, tuttavia, affermare che, ove non fosse, la stessa affermazione di autonomia, infinite volte rivendicata e promessa, resterebbe vacuo e demagogico esercizio retorico, togliendo significato non solo al recupero della Provincia direttamente eletta, ma addirittura alla sua sopravvivenza così com’è adesso.

Politica e civismo (o civicità)

Mai come in questo frangente, c’è stata un’insistenza e spesso un’assurda ed artificiosa messa in contrapposizione fra questi vuoti concetti. Per scongiurare di avvitarsi in un inutile filosofema e verificare se si tratta veramente di un’antitesi irrisolvibile, bisogna cercare di darne una definizione.

Politica dovrebbe essere l’azione umana, nel perimetro delle rispettive competenze e funzioni, tese ad elaborare e realizzare, dati precisi bisogni, ed in un determinato contesto storico, un ragionevole ed organico progetto di risposte secondo una visione a medio-lungo termine. E’, inoltre, il complesso di relazioni che si possono proficuamente instaurare per il miglior conseguimento dei connessi obiettivi.

Non di rado, essendo portata ad un ampio respiro, si fonda su principi e valori alti, ma spesso diversamente sentiti ed interpretati; è, pertanto, logicamente divisiva, salvo presupporre la mediazione, nel suo concreto dipanarsi, per finalità superiori.

Nell’accezione corrente, civismo (o civicità) sembra essere, invece, un atteggiamento che privilegia le scelte concrete, non ideologiche, meno divisive. Se a certi livelli circoscritti di ambizioni ed orizzonti temporali e di applicazione può anche essere sufficiente e più efficace, sembra, però, affievolirsi quanto più lo sguardo si alza. Né appare credibile una semplice attività amministrativa priva di un qualsiasi ancoraggio ad una anche minima ispirazione progettuale, perciò stesso politica.
Si taccia, infine, della malcelata propensione di molte amministrazioni cosiddette civiche ad eludere scelte e prospettive disturbanti per istituzioni sovraordinate rette dagli stessi colori, con ciò negando, di fatto, la propria apoliticità.

In realtà, quando la politica sia motivata e non pregiudiziale ed il civismo sia sincero, non si capisce perché i due termini non dovrebbero risultare complementari.

Feltre zero tituli

Feltre, malgrado le sue ragguardevoli potenzialità nel complicato meccanismo del voto indiretto, non ha eletto neanche un consigliere provinciale. Effetto della sola insipienza politica e tattica dell’attuale maggioranza?

Nel passato, Feltre si è sempre arrogata un certo ruolo di capofila del territorio circostante, a volte con tipica supponenza ed arroganza intellettuale, tanto da suscitare reazioni avverse di rigetto, se non proprio di boicottaggio.

Al di là del fatto che avesse effettivamente simile funzione, oltre alla pretesa di averla, c’è da interrogarsi se quanto accaduto non sia, invece, segno della rinuncia alla stessa ovvero della sua perdita definitiva, per incapacità o assenza di programmazione. Qualora vi fossero possibilità ed opportunità di un suo rilancio, un atteggiamento “civico” di autosufficienza o di isolazionismo senza visione, per deliberata scelta o per connaturata limitatezza, si appalesa, anche in questo contesto, come del tutto inefficace, anzi, di obiettivo ostacolo.

Massimiliano Zannin