Attualità – 4 marzo 2024

Elezioni provinciali - A che servono i programmi?

È notizia di domenica scorsa che l’unica lista ad aver ufficialmente depositato un programma per le elezioni provinciali è stata Futura-Centrosinistra bellunese. Le elezioni sono saranno il 16 marzo, eppure possono essere letti i programmi ufficiali di una sola lista su tre.
Non solo saranno elezioni in cui i cittadini non conteranno nulla, non essendo di primo grado, ma in aggiunta nemmeno si conoscono tutti i programmi. Questo perché la legge Delrio, che più la si conosce più la si disprezza, non prevede l’obbligo di depositare un programma.
Ancora complimenti, ex ministro Delrio!

Un motivo in più, l’ennesimo, per una battaglia popolare e trasversale che chieda il superamento di questa legge, con la reintroduzione dell’elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale nonché la riattribuzione all’Ente Provincia delle competenze necessarie al governo del territorio.

Come riporta un articolo del Gazzettino di domenica, nemmeno il centrodestra ha depositato il programma, come invece era stato dichiarato e riportato sempre sulla stampa – tant’è che, anche noi, martedì scorso anticipavamo l’analisi dei programmi augurandoci pervenisse anche quello dei civici, presumendo vi fosse un programma della destra.

Poter leggere e riportare il programma di una coalizione che si candida al consiglio provinciale sembrerebbe sacrosanto, se fossimo un paese normale. E sarebbe almeno serio, se non doveroso, depositare quei programmi nelle sedi ufficiali, soprattutto per chi dice di candidarsi rispetto ai temi, caldi e concreti, e non alle “ideologie”.

Noi li aspettiamo, sperando di fare ancora in tempo, prima del 16 marzo.

Che cos’altro manca, poi? Manca un confronto aperto tra i candidati sui temi specifici, sulle scelte da prendere, sull’idea di provincia. Finora abbiamo assistito ad un rimpallo continuo, anche abbastanza noioso, di comunicati e dichiarazioni sui giornali.
Un po’ di pepe e fantasia ce l’hanno messa i civici, con la lista non-Padrin, le matrioske, il trascendentale “né alternativi né contro i politici” fino ai “i candidati che non furono”, candidati un giorno e bruciati il giorno dopo.

Ma nulla più, e al di là del teatrino delle dichiarazioni e dei personalismi, finora non c’è stato nessun confronto. A riprova che quando non votano i cittadini, non serve andare a spiegare loro il programma, né cosa differenzia un candidato dall’altro. Basta solo trovare la (s)quadra di nomi, giocare un po’ a tetris, chiudere sulle quote per partito e buttare là un titolo con un simbolo.
Insomma, una questione di poltrone.