Attualità – 4 marzo 2024

Elezioni provinciali, i programmi - L’idea di Provincia e le Olimpiadi per il centrosinistra

L’unico programma per le prossime elezioni provinciali che ad ora siamo riusciti a consultare è quello del centrosinistra. Quale l’idea di provincia e le proposte, da parte della lista Futura?

Il programma può essere diviso in 3 parti, attinenti rispettivamente: l’analisi dello stato dell’arte, l’idea di provincia e le Olimpiadi quale questione primaria; la questione ambientale; il ruolo del pubblico nell’amministrare il territorio bellunese, tra cultura, istruzione e lavoro. Riporteremo un articolo per ciascuna delle tre macro-tematiche declinate nel programma, riportando analisi proposte e principali linee d’indirizzo. 

Il documento muove anzitutto da una premessa che riflette sullo stato del territorio bellunese, che sta vivendo, secondo la lista, «un momento molto importante, fatto di scelte che segneranno lo sviluppo del territorio dei prossimi decenni. Olimpiadi, viabilità, trasporto pubblico, gestione dell’acqua, PNNR: sono solo alcuni dei grandi temi dove la Provincia di Belluno e i suoi comuni saranno chiamati a decidere». 

Dunque, non saranno elezioni di così poco conto, un momento elettorale di cui ci si possa facilmente disinteressare. A maggior ragione, occorreva arrivare a questo momento avendo già superato la Delrio, e lasciando ai cittadini bellunesi il compito diretto di eleggere il Consiglio (e con esso anche il Presidente). Infatti, continua Futura, Dal 2014, ovvero da quando l’Ente è diventato di secondo livello, l’impianto istituzionale che ha governato la Provincia ha certamente raggiunto dei risultati significativi. Risulta altresì evidente, all’oggi, che tale impianto sia superato nei fatti: non è una gestione unitaria delle deleghe a creare l’unità di intenti necessaria all’azione, ma la volontà politica di assumere determinate scelte. In questo senso, l’obiettivo primo nonché trasversale del centrosinistra bellunese è «quello di un superamento il prima possibile della Legge Delrio (L56/2014) e un ritorno alla provincia come ente di primo livello, direttamente votato dai cittadini. Dobbiamo chiedere con forza al Legislatore nazionale di rivedere l’impianto della L56/2014, in maniera da restituire all’ente la dignità e l’operatività di cui necessita». 

Alla questione dell’elezione diretta del consiglio provinciale consegue per forza di cose la vexata quaestio dell’autonomia della nostra Provincia: «dobbiamo ottenere dalla Regione del Veneto la piena attuazione dello Statuto e della LR25/2014: ciò non significa soltanto il “conferimento di condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria alla Provincia di Belluno”, ma anche che in ogni provvedimento assunto dalla Regione del Veneto nelle materie di sua competenza deve essere riservato un trattamento differenziato per la nostra Provincia, in ragione delle diverse condizioni che il nostro territorio presenta». 

La battaglia per l’autonomia non vuol essere, negli intenti della lista, una lotta esclusivista ed egoistica, bensì riguarda tutto il territorio montano nazionale: porre dunque a chiare lettere al governo nazionale la Questione Montagna: «Non stiamo parlando di una generica e astratta battaglia per l’autonomia, tanto più alla luce del referendum del 2017 che ad oggi non ha prodotto risultati concreti. Poniamo però la questione, che vale per noi e per tutta la montagna veneta e italiana, della necessità del riconoscimento nell’ordinamento nazionale e regionale della “Questione montagna” e di una adeguatezza delle leggi pensate per la montagna. Noi tutti sappiamo ogni giorno vivendo qui, che la montagna è un sistema fragile, che ha bisogno della solidarietà del sistema Paese nel suo insieme per poter continuare a vivere, perché la vita in montagna è più complicata e costa di più. Senza risorse, competenze e personale aggiuntivi in grado di generare servizi potenziati non è possibile invertire la drammatica tendenza allo spopolamento della montagna, che diventa così sempre più esposta alle politiche di sfruttamento delle sue risorse, e sempre più in difficoltà a far fronte alle emergenze ambientali e al dissesto del territorio a cui i cambiamenti climatici ormai periodicamente ci espongono».

Da cosa partire per la valorizzazione dei servizi essenziali ai cittadini? Dalla sanità: «pur non essendo una competenza provinciale ci impegneremo di fronte alla Regione Veneto per il mantenimento del servizio sanitario pubblico ed alla sua valorizzazione, tenendo conto delle peculiarità della nostra provincia e delle sue esigenze, peculiarità riconosciute anche nello statuto regionale».

Può la Provincia agire da sola rispetto alla complessità delle scelte strategiche cui sarà chiamata a rispondere nei prossimi anni? No di certo, «Le politiche provinciali passano inevitabilmente per tutti i consessi deputati a sviluppare strategie di area vasta, come i Consigli di Bacino idrico e rifiuti, l’Ente di governo per il TPL, l’A- TEM del gas, il Consorzio BIM, i GAL e le IPA, la Conferenza dei Sindaci dell’ULSS e i futuri ATS, e – ultimo non ultimo – le società provinciali per la gestione dei servizi (GSP e Infrastrutture, Dolomitibus, le società di raccolta dei rifiuti, La Dolomiti ambiente e la costituenda holding). In questo quadro, di decisiva importanza sarà l’imminente riorganizzazione e fusione delle società BIM GSP e BIM Infrastrutture». In questo senso, tale riorganizzazione, per il centrosinistra bellunese appare come un’opportunità importante e decisiva «per ripensarne complessivamente l’assetto organizzativo, garantendo l’esercizio del controllo analogo, e introducendo sistemi di governance in grado di contemperare la necessaria rappresentatività di tutti i Comuni con l’esigenza di facilitare i processi deliberativi e decisionali in seno all’assemblea dei soci. La Provincia dovrà inoltre assumere con maggiore determinazione il suo ruolo di coordinamento e/o di rappresentanza negli enti territoriali di cui fa parte, come ad es. la Comunità del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi o la Fondazione Dolomiti UNESCO».

Quali invece i valori fondanti sui quali è stata concepita la lista ed il programma di Futura? «Questa lista nasce per dare una risposta chiara, politica e forte rispetto a tutte le questioni strategiche. Una risposta che nasce da forze partitiche e civiche che si riconoscono nei valori del centrosinistra, in primis l’antifascismo, la difesa della Costituzione e del servizio pubblico, il contrasto alla grave crisi climatica in atto».

Questa, dunque, la premessa al programma, tra valori di riferimento, ruolo dell’Ente Provincia, Questione montagna e sanità. In seguito, il programma procede con la declinazione per temi e sfide chiave.

La questione olimpica

Il centrosinistra pone l’attenzione in primis sulla questione Olimpiadi. Senza perifrasi, «Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, ottenute attraverso un dossier di candidatura che le presentava come le Olimpiadi della bellezza e della sostenibilità, si stanno trasformando – nella gestione della Regione Veneto, della Fondazione olimpica, di SIMICO e del Ministero delle Infrastrutture – nelle Olimpiadi dell’insostenibilità». E continua:

«La Provincia di Belluno è stata completamente bypassata in questi anni dai livelli decisionali sovraordinati: ad oggi nulla è dato sapere in merito alla realizzazione del villaggio olimpico, né degli interventi previsti sul sistema della mobilità – ad eccezione della discutibile variante di Longarone – e della ricettività. Non è stato programmato nessuno degli interventi previsti dal dossier di candidatura per il potenziamento dei servizi pubblici a favore della popolazione residente in Provincia di Belluno, che espressamente prevedeva come eredità duratura dei Giochi “il miglioramento dei servizi fondamentali per le comunità montane locali, come i trasporti pubblici, la gestione del patrimonio culturale e naturale, la sanità, le scuole, l’assistenza sociale e l’informazione turistica”. Non sono stati programmati interventi sul miglioramento dell’impiantistica sportiva già esistente in Provincia (palaghiacci in primis), né è stato affrontato il tema del necessario adeguamento della rete acquedottistica e della realizzazione del sistema di depurazione di Cortina.

A fronte di ciò, la spesa di 118 milioni di euro per la realizzazione di una pista da bob che lo stesso CIO ha ripetutamente giudicato superflua, appare a maggior ragione ingiustificata, insostenibile ambientalmente ed economicamente, anche per quanto riguarda i costi della futura gestione».

A fronte di questa analisi, quali le proposte concrete in favore della sostenibilità ambientale?
La richiesta al CIO perché non venga concessa nessuna proroga ai tempi di collaudo della pista da bob; la revoca del co-finanziamento di 500.000€ per la realizzazione della pista da bob; l’adeguamento della condotta della Provincia di Belluno alla Delibera approvata dal Consiglio provinciale, chiedendo con forza l’utilizzo di una pista già esistente all’estero nonché il reimpiego dei 118 milioni di euro stanziati per la pista da bob di Cortina in opere diverse ma fondamentali per lo sviluppo della cultura degli sport invernali in una prospettiva post-olimpica; un piano per le Para-olimpiadi, intervenendo in particolare sulle strutture del ghiaccio già presenti a livello provinciale tale da renderle pienamente accessibili e migliorandole sul piano strutturale ed energetico.
Questo ma non solo: «opporsi fermamente all’utilizzo di Fondi dei Comuni di Confine per le spese di gestione della pista da bob, se realizzata; garantire il rispetto rigoroso delle previsioni urbanistiche del Comune di Cortina, per quanto di competenza della Provincia, con particolare attenzione ai temi: della salienza della ricettività turistica, privilegiando interventi di recupero degli alberghi esistenti; della mobilità, con attenzione al sistema della sosta e al polo intermodale previsto presso l’ex stazione ferroviaria; del contenimento del consumo di suolo, evitando trasformazioni urbanistiche prima e dopo i Giochi, sulle nuove aree urbanizzate ad es. a seguito della realizzazione del villaggio olimpico; riproporre con forza la richiesta di realizzare il villaggio olimpico presso l’ex villaggio ENI di Borca di Cadore, o comunque recuperando altri edifici dismessi in Val Boite, in modo da rendere disponibili dopo i Giochi posti letto a basso costo a favore dei lavoratori che gravitano su Cortina e su tutto il Cadore; opporsi fermamente alla realizzazione del cd. Carosello delle Dolomiti (collegamenti degli impianti a fune tra la Skii Area delle 5 Torri e quella del Civetta e tra la Val Badia e il Col di lana) interventi estremamente impattanti sul piano ambientale; operare per il pieno coinvolgimento delle comunità locali e delle associazioni nei processi decisionali dell’evento olimpico; vigilare sulla gestione della fase post olimpiadi ponendo particolare attenzione al ripristino delle aree utilizzate per le installazioni temporanee ed alla conclusione di tutte le opere che prevedono una realizzazione per stralci, primo fra tutte la variante di Longarone».