Il Panfilo nel mondo – 22 gennaio 2024

Davos 2024 - Milei, clima e intelligenza artificiale

Di quanto detto al Forum di Davos scegliamo di non parlare di due cose: guerre ed economia. Ci concentriamo su due aspetti che riteniamo fondamentali ed interessanti, nonché affrontati a Davos con meno ipocrisia: il clima e l’intelligenza artificiale. Per non salutarci tristi e preoccupati e per ridercela un poco, perché il nostro piangere fa male ai re di Davos, alla fine parliamo anche di Milei.

L’apertura del vertice è stata dedicata alla presentazione del Global Risks Report 2024 (qui potete leggerlo interamente: https://www.weforum.org/publications/global-risks-report-2024/digest/), ovvero l’analisi dei rischi globali più importanti. Tra questi spiccano, ovviamente, i rischi ambientali. Stando al documento, essi «costituiranno la metà dei 10 rischi principali nei prossimi 10 anni, con gli eventi meteorologici estremi, i cambiamenti critici dei sistemi terrestri, la perdita di biodiversità e collasso degli ecosistemi ai primi tre posti». La scala del rischio è suddivisa in anni: nei prossimi due anni, il rischio di eventi meteo estremi si colloca in seconda posizione. Quale invece, secondo il Wef, il rischio più grande da qui al 26? La disinformazione. Un concetto meno scientifico, possiamo dire, e più problematizzabile rispetto alla crisi climatica, ma che, a ben vedere, con la crisi climatica c’entra e anche tanto. Quanti infatti i negazionisti? Quante le fake news sul clima, alcune delle quali riproposte da ministri di spicco? 

In relazione alla crisi climatica è stato anche presentato il rapporto denominato Quantifying the impact of Climate Change on Human Health. Le stime riportate sono drammatiche. Entro il 2050 il cambiamento climatico potrebbe causare 14,5 milioni di morti e oltre 12mila miliardi di dollari di perdite in tutto il mondo. Affrontare la crisi climatica non è più rimandabile. Lo avranno capito davvero a Davos, i grandi del mondo? Ma soprattutto: può davvero questo sistema economico e questo (dis)equilibrio geopolitico tra potenze rivedere davvero i modelli di sviluppo e iniziare con politiche climatiche davvero determinanti? La risposta sembra una sola: no. Soprattutto considerato il ritardo di gran parte della politica, e soprattutto considerato cosa rischia di succedere oltreoceano il prossimo novembre: un ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Per il clima, Trump è una bomba a orologeria, un detonatore di politiche antiecologiste che oggi sarebbero esiziali per tutti. Non lo si dice per fare propaganda politica, lo dicono i fatti e le sue dichiarazioni, soprattutto le più recenti in campagna elettorale. Tra i fatti: l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. A ciò si aggiunga un’Europa sempre più nera ed un’Italia sempre meno green. Ma non solo Usa ed UE. Si voterà quest’anno nello Stato più popoloso del Pianeta, l’India. Su cosa basa la propria economia la democrazia indiana? Sul carbone. Aspettiamo. 

Nella graduatoria dei più importanti rischi su scala globale che abbiamo riportato inizialmente, il maggiore per il biennio 24-26 è rappresentato dalla disinformazione. Questo ci porta al secondo tema discusso a Davos che vogliamo, almeno per sommi capi, menzionare: l’intelligenza artificiale.

Infatti, mercoledì 17 a farla da padrone in Svizzera è stato Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI. Quale destino per l’intelligenza artificiale? Regolamentarla o no? Questi sono sicuramente tra i quesiti più dirimenti per capire le tendenze di fondo del mondo contemporaneo. Prima un po’ di retorica di contorno, che in pubblico non può mancare: «la tecnologia non va fermata, è l’unica cosa che ci può portare prosperità». Come se qualcuno potesse o volesse fermarla. E come se avessimo tutti la stessa idea di prosperità. Ma tant’è. Proseguiamo. Altra frase retorica, ma con un po’ di sostanza in più: «non sarà più l’intelligenza a rendere noi uomini unici, l’Intelligenza artificiale sarà molto più intelligente di noi». Qui ci si potrebbe domandare cosa significa intelligenza, se l’intelligenza artificiale sia comunque e indiscutibilmente umana, etc. Rimandiamo a futuri approfondimenti sul tema nella rubrica Panfilosophia. Ad un certo punto, però, arriva un po’ di succo e il discorso di Altman si fa interessante. Può diventare troppo potente l’AI? È regolamentabile? E se sì, da chi? «Le istituzioni ragionano sull’approccio migliore per regolare l’AI prima che diventi troppo potente, e questo è importantissimo, sono qui per dare una spinta perché ciò accada. Abbiamo ancora tempo». Dunque, nel forum non proprio simbolo del socialismo reale e dei piani quinquennali, quanto piuttosto della deregulation, l’ad di OpenAI dice che siamo ancora in tempo per controllare la potenza (tradotto, pericolosità, altrimenti perché una potenza dovrebbe essere controllata) del (suo) prodotto – un a.d. cresciuto nella Silicon Valley, altra patria non esattamente dello statalismo e del dirigismo. Qui nemmeno il fattore tempo, citato da Altman, è da sottovalutare. L’AI si sviluppa infatti sempre più ed a ritmi quasi impossibili da seguire, mentre le istituzioni e leggi, sappiamo, tanto più quelle transnazionali, procedono secondo tempi biblici. In questo caso, per prima si muove l’Europa, o meglio si muoverà. La normativa si chiama AI Act. Bene, peccato che Altman dica di non aver letto ancora l’ultima versione del documento. Insomma, è veramente interessato alla regolamentazione dell’AI. Forse allora Altman non vuole davvero normare le potenzialità dell’AI, quanto piuttosto controllare che a disporne siano alcuni e non altri. In altre parole: che non diventi un’arma. Così ecco che propone un’agenzia internazionale di controllo, come per l’energia atomica. Un’agenzia composta da? Di quali strumenti disporrebbe? Ancora non è dato sapere, ma la strada prefigurata dall’a.d. di OpenAI è questa. Si può chiosare solo questo commento in base a queste dichiarazioni: che sa che è già un’arma, o che presto lo sarà. 

Nota di colore: Milei. Di che colore si può intendere, e ridiamo per non piangere. Ma almeno congediamo il Panfilo nel mondo dalla Svizzera con un sorriso. Al culmine del suo solito teatro, Milei si lancia in una di quelle dichiarazioni che, come si dice, sono quelle “cose che la destra dice e che se fossero vere sarebbe bellissimo”. E così, titolo della notizia:

MILEI FA IL SUO SHOW: “PERICOLO SOCIALISMO”.

Sarebbe bellissimo: niente più Davos.