Attualità – 18 marzo 2024

Bim bum gas - Quaranta milioni di cui non parlare

La questione Bim Infrastrutture e BIM Gsp è materia complessa e spinosa, tanto complessa che la minoranza feltrina ha dovuto inviare un comunicato a destra e a manca perché uscisse anche sulla stampa quanto accaduto lo scorso 11 marzo in consiglio comunale. Un fatto non trascurabile e non di poco conto. Infatti, nell’ultimo consiglio la maggioranza ha ritirato l’ordine del giorno relativo all’incorporazione per fusione di Bim Infrastrutture in BIM Gsp.
Che cosa significa e perché è importante?

Andiamo in ordine. Bim Infrastrutture ha portato a compimento la sua missione con la cessione del ramo del gas, venduto a Italgas per 40 milioni di euro. Per questo motivo, il Consiglio di amministrazione di Bim Gsp aveva presentato alle amministrazioni comunali associate la proposta di procedere con la fusione per incorporazione da parte di tutti i comuni soci. Come? Con una delibera di giunta.
L’amministrazione di Feltre aveva invece optato perché tale decisione venisse presa in consiglio comunale, e non semplicemente in giunta. Tale decisione aveva trovato il parere concorde di tutto il consiglio; dunque, maggioranza ed opposizione si trovavano finalmente sulla stessa lunghezza d’onda. Di qui l’iter, per cui il processo di incorporazione per fusione è stato discusso due volte in commissione consiliare. Alla prima delle due consultazioni in commissione hanno presenziato il Consiglio di amministrazione del BIM Gsp con il suo direttore e la sua componente tecnico-organizzativa. Una seconda discussione sul tema è stata portata nella commissione del 29 febbraio.

Dunque, non in giunta ma in consiglio, prima due volte in commissione, e poi calendarizzato per l’11 marzo. Solo che, però, appena arriva in consiglio l’assessore Andrea Bona prende la parola per annunciare il ritiro dell’ordine del giorno. Subito spiazzata la minoranza, che non sapeva di tale decisione – di passaggio si nota che almeno una comunicazione preventiva del ritiro avrebbe dimostrato rispetto e serietà istituzionale, ma pare passata di moda. Ma andiamo al punto della questione, e non alle consuetudini istituzionali.
Anzitutto, quali le ragioni di questa scelta? Non si sanno.
La minoranza riporta che in commissioni era stato chiesto più volte quale fosse l’indirizzo di scelta dell’amministrazione. Non si sa nemmeno questo.

Ma perché è così importante la questione ed è così strano, se non preoccupante, che ad ora non se ne sappia nulla? Perché BIM Gsp ha stilato una scaletta degli adempimenti che prevede che il consenso unanime all’incorporazione da parte dei comuni soci venga espresso entro il 31 marzo 2024. Questa scadenza incombe, e tanto più non si sanno le intenzioni del comune tanto più una questione da 40 milioni si fa affatto preoccupante.
Cosa significa e comporta questo silenzio? Le domande che solleva questo velo di silenzio, a cui (ed è incommentabile) anche la stampa si è adeguata, sono molte. Il Comune di Feltre ha cambiato idea sulla procedura e negherà il consenso all’incorporazione? Gli altri comuni cosa hanno deciso? Feltre minerà il consenso unanime, conditio sine qua non per l’incorporazione semplificata? In caso di procedura non semplificata, si procederà con l’approdo in Tribunale per le perizie di stima: il comune di Feltre si assumerà tale responsabilità? Oppure, tra il 29 febbraio e l’11 marzo sono cambiati gli accordi con gli altri comuni?

Domande pesanti come macigni, a cui si può rispondere solamente: ancora non si sa. E manca poco alla scadenza. Staremo a vedere.

Qualcosa però si può sapere, o meglio desumere, da questa situazione: se non sono cambiati gli accordi con gli altri comuni, Feltre appare sostanzialmente da sola rispetto alle altre amministrazioni, come del resto dimostra il voto provinciale in cui la maggioranza si è rivelata abbandonata da tutti gli alleati in provincia, quasi non abbia intessuto relazioni né una linea comune, più che auspicabile, su una partita da 40 milioni. Vedremo.