Attualità – 28 marzo 2025

Bambini in moschea a Susegana: occasione mancata o segnale di apertura?

La recente visita di un gruppo di bambini dell’asilo parrocchiale Santa Maria delle Vittorie di Ponte della Priula alla moschea del centro culturale islamico Emanet di Susegana ha acceso un acceso dibattito. Alcune immagini, in cui si vedono i piccoli pregare rivolti verso La Mecca, hanno sollevato critiche da parte di alcuni esponenti politici e della società civile. Tuttavia, è fondamentale osservare questa vicenda con razionalità e spirito costruttivo.
Non si può negare il buon senso che ha mosso questa iniziativa: le scuole oggi sono sempre più popolate da studenti di diversa provenienza culturale e religiosa. Esporre i bambini, fin da piccoli, alla conoscenza di culture differenti è un passo importante verso l’inclusione, il rispetto e la coesistenza pacifica. Un bambino che impara ad ascoltare e a capire “l’altro” sarà un adulto meno incline al pregiudizio.

Tuttavia, come per ogni uscita scolastica, anche in questo caso sarebbe stato fondamentale un passaggio essenziale: il consenso genitoriale. Non solo per trasparenza, ma per rispetto verso le famiglie che affidano i propri figli alla scuola. Iniziative così delicate devono essere accompagnate da un confronto aperto, chiaro e partecipato.

Ma il nodo più profondo è un altro, e riguarda la natura stessa di molti centri culturali religiosi, che da anni operano nel territorio. Queste strutture, pur presentandosi come “luoghi di dialogo”, spesso si muovono secondo logiche di autoreferenzialità, erigendo muri religiosi invece di abbatterli. Il loro coinvolgimento con partiti politici e rappresentanti di enti religiosi, sia cattolici che musulmani, appare più come una promozione di convenienza che una reale apertura alla comunità. Manca un approccio che accolga davvero “chiunque abbia voglia di imparare”, indipendentemente dalla propria fede o condizione sociale.

Da tempo segnalo nel mio stesso comune quanto la diversità culturale stia crescendo. Non uso la parola “problema” perché non lo è: è una realtà, una ricchezza che può diventare forza sociale e culturale.
Purtroppo, il mio appello resta spesso inascoltato, forse perché non sono una figura ritenuta “importante”.
Ma questo non mi esime dal dovere morale di continuare a portare avanti questo discorso.
La vicenda di Susegana non dovrebbe finire in uno scontro politico sterile.
Dovrebbe essere l’occasione per riflettere, per migliorare le pratiche educative e, soprattutto, per chiedere a tutte le realtà culturali e religiose del territorio di fare un passo avanti: verso l’apertura, il rispetto e la condivisione vera.

Adem Ademoski
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